«È necessario dare una normativa e regole certe sulle modalità della vendemmia in termini di ‘manodopera’ utilizzata. Non si può rischiare, come successo qualche mese fa anche in Liguria, che venga multato un viticoltore perché viene aiutato da parenti e amici. La tradizione della vendemmia, che da secoli è vissuta all’interno delle comunità agricole come momento di socializzazione e di festa, coinvolgendo anche anziani e bambini, non può essere neppure lontanamente confusa con il deprecabile fenomeno del caporalato». Lo dichiara l’assessore regionale all’ agricoltura Stefano Mai che, durante la commissione Politiche Agricole a Roma, ha avanzato la proposta di prevedere «albi regionali di aziende e misure a tutela delle tradizione agricole locali per esempio la vendemmia».

«Siamo solo all’inizio – precisa Mai – di una discussione molto ampia su una materia non semplice, che deve essere normata perché coinvolge un patrimonio di tradizioni con peculiarità diverse da regione a regione. È necessario differenziare, a livello normativo, gli atti impropri e illegali dalla tradizione, altrimenti rischiamo di fare un danno alla società, alle comunità locali, e di perdere tradizioni secolari».

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