Hanno un vero e proprio bugiardino, ma la “ricetta”, in questo caso, è quella della mamma. Sono i 150 prodotti italiani che FoReat, startup genovese nata per promuovere le eccellenze alimentari locali, ha selezionato per il marchio Cuore di Mamma. Un brand che deve rispondere a tre requisiti fondamentali: «Il prodotto deve essere buono, deve fare bene alla salute e deve seguire gli standard qualitativi – spiega Giuliano Reboa, medico chirurgo e presidente di FoReat – Non a caso siamo l’unica realtà del settore che ha come presidente un medico. Il marchio stesso gode di un’alta scientificità medica: stiamo siglando un accordo di collaborazione con il Campus Biomedico di Roma per la certificazione finale dei prodotti».

Dei prodotti già selezionati, che diventeranno 500 grazie al lavoro dei cosiddetti “custodi della terra” in oltre 60 territori italiani, circa il 10% sono liguri. «Il pesto sarà uno dei primi a essere lanciato sul mercato – commenta Reboa – del resto, il marchio nasce a Genova». Ma non si tratterà di pesto genovese: a rappresentare il prodotto ligure per eccellenza sarà un’azienda alimentare spezzina.

Il brand sarà presente tra gli scaffali dei supermercati e delle botteghe italiane (ma non su quelli della grande distribuzione) e sarà anche sviluppato attraverso il canale ho.re.ca. che partirà proprio dal Moody di Genova. Partito inoltre un percorso che porterà alla nascita delle Botteghe del Cuore, spazi di circa 70 metri quadrati in cui sarà possibile acquistare e gustare i prodotti con il marchio Cuore di Mamma. Ma è il mercato estero quello al quale si guarda con maggior interesse, puntando a ricavarne nei prossimi anni fino al 70% del fatturato: «Soprattutto Europa – dice Fabio Vadilonga, ad di FoReat – ma anche Australia, Stati Uniti, Canada, Brasile e Cina. Per noi il 2016 sarà l’anno più importante per la crescita». I prezzi? Saranno un po’ più alti rispetto alla media, «ma con una ventina di euro il consumatore avrà tutto l’occorrente per preparare una tipica cena calabrese», precisa Reboa.

Altro pilastro del brand, l’innovazione: «Tradizione sì, ma vogliamo anche sperimentare – spiega Reboa – per esempio stiamo mettendo a punto una linea di prodotti a base di farina a basso contenuto glicemico, oltre allo sviluppo di prodotti di quinta gamma. Stiamo studiando anche una nuova bevanda, dal gusto prettamente italiano, ma con caratteristiche nutrizionali molto evolute».

E il biologico? «Non sempre ciò che è biologico fa bene. Ciò che fa bene è mangiare ricco, condito e buono». Parola di chirurgo.

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