Sono 16 i Comuni liguri che hanno superato il 65% di raccolta differenziata: Garlenda (Sv) 81,12%, Giustenice (Sv) 78,62%, Seborga (Im) 76,73%, poi Arnasco (Sv) 75,7%, Vendone (Sv) 74,66% e Tovo San Giacomo (Sv) 74,24%. Taggia è la prima città intorno ai 15 mila abitanti a essere in classifica: settimo posto con il 72,26%. Seguono Ortovero (Sv) 71,82%, Villanova D’Albenga (Sv) 71,81%, Recco (la prima in provincia di Genova) 70,81%, Levanto (Sp) 70,26%, Pieve Ligure (Ge) 68,20%, Noli (Sv) 67,06%, Portofino (Ge) 65,66%, Pietra Ligure (Sv) 65,04% e Lavagna (Ge) 65,02%.

A loro va il premio Comuni ricicloni di Legambiente.

Un incremento di qualche punto percentuale a livello regionale rispetto all’anno precedente: dal 33, si è passati al 36%. «La Liguria si muove a passo di lumaca – sottolinea Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – abbiamo 145 comuni sotto il 35%. Due Comuni su tre al di sotto del valore che avrebbe dovuto essere raggiunto una decina d’anni fa».

Il rapporto di Legambiente ha introdotto una novità l’elenco dei Comuni in cui la raccolta differenziata è in calo rispetto al 2013; sono dieci: Borgomaro nell’imperiese (che è passato dal 29,24% all’8,79%), Borghetto Vara (Sp) dal 27,54% al 16,56%, Albenga dal 42,33% al 35,1%. Variazioni negative più contenute per Rocchetta Nervina (Im), Favale di Malvaro (Ge), Gorreto (Ge), Maissana (Sp), Calizzano (Sv), Montoggio (Ge) e Lerici (Sp).

«L’obiettivo – aggiunge Grammatico – è stringere un dialogo molto più forte e approfondito con i Comuni in difficoltà».

L’assessore all’Ambiente Giacomo Giampedrone (fino a un paio di mesi sindaco di Ameglia che è al 21° posto in Liguria con il 62,91%) parla chiaro: «Chi è su percentuali del 12-15% non ha giustificazioni, vuol dire che manca la volontà politica di intervenire sulla differenziata. Con il nuovo disegno di legge che obbliga e sanziona i Comuni, voglio togliere gli alibi. Chi mi ha preceduto non aveva avuto questa forza. Abbiamo inserito un investimento affinché i Comuni possano essere stimolati nel percorso virtuoso».

Giampedrone ricorda che per puntare sulla differenziata basta un investimento oculato che viene ripagato da risultati quasi immediati (un anno, una anno e mezzo). Le ricadute positive nella tassa sui rifiuti sono poi effettive.

«Non possiamo più andare a passo di lumaca – ribadisce Giampedrone – quando mi siedo ai tavoli romani in conferenza Stato-Regioni devo chiedere scusa ai colleghi, perché dipendo da loro. Noi mandiamo fuori il cosiddetto “tal quale”, che non è un prodotto di valore». Serve anche un’accelerazione sulla creazione di isole ecologiche, aggiunge Giampedrone, che sull’ipotesi di costruzione di un termovalorizzatore in Liguria come indicato nel decreto Sblocca Italia, chiarisce: «Una partita che non mi interessa fino a quando non avremo risolto la questione degli impianti di pretrattamento».

Il rifiuto differenziato è una risorsa anche economica. Legambiente ha fatto un paragone Liguria-Marche: nei corrispettivi economici erogati da ogni consorzio di filiera la Liguria risulta indietro di 4 milioni di euro (8 milioni contro 12), cioè il costo di un impianto di compostaggio.

A livello provinciale non si hanno variazioni significative tra i quattro territori: i valori più alti si riscontrano per la provincia di Savona dove si raggiunge il 38,49%, seguita da Genova (36,48%), da Imperia (33,76%) e infine dalla Spezia (32,15%).

Tra gli esempi virtuosi il Comune di Follo (Sp) partito dal 18% dell’anno scorso e ora quasi al 78% grazie alla raccolta domiciliare integrale. Le maglie nere sono i Comuni di Chiusavecchia (Im), con il 7,58% di raccolta differenziata, Borgomaro (Im) con l’8,79%, Caravonica (Im) con il 12,2%, Borghetto d’Arroscia (Im) con il 12,3% e Zoagli (Ge) 13,2%.

Pierluigi Gorani dell’area rapporti con il territorio di Conai, puntualizza: «Serve una raccolta di qualità, ma anche un’azione per uniformare alcuni aspetti come il colore dei cassonetti che è diverso da Comune a Comune e anche il modello di raccolta, perché in alcune zone si usa raccogliere il vetro con le lattine, in altre no, confondendo cittadini e turisti». Secondo Conai circa 40 mila tonnellate di imballaggi finiscono ancora nell’indifferenziato.

Eliana Bruschera di Novamont, azienda che collabora con chi si occupa della raccolta, concorda: «La differenziata deve essere più “pulita” possibile. È fondamentale che la Regione spinga per avere un impianto di compostaggio, per evitare il costo di trasporto e smaltimento in altre Regioni e incentivare le raccolte spinte di rifiuti. La raccolta dell’organico porta benefici a tutto il sistema. Bisogna copiare chi ha già avviato questa pratica».

«È in questa realtà ancora confusa che proliferano atteggiamenti illeciti e sono alimentate le filiere illegali –  chiarisce Grammatico – come denunciato dal nostro Rapporto ecomafia 2015, la Liguria è la regione del Nord con più reati nel settore rifiuti con 414 infrazioni, il 5,7% a livello nazionale: 410 denunce, 8 arresti e 77 sequestri».

Per Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente «i ritardi su raccolta differenziata e riciclaggio in Liguria sono davvero ingiustificabili. Nella tanto vituperata Campania sono 166 i Comuni premiati da Legambiente per aver superato la percentuale del 65% come previsto dalla legge, mentre sono ben 298 se consideriamo la soglia minima del 55%».

Molto resta ancora da fare anche in tema di produzione dei rifiuti: il Comune di Portofino ha perso il primato in Italia con 1.586 kg procapite, superato da San Bartolomeo al Mare (1599), ma anche Monterosso (1.238), Cervo (1214) e Gorreto (1.150) sono molto alti, solo per citarne alcuni. Per fare un paragone nell’Unione Europea la media era di 489 kg per abitante nel 2012, la media italiana 505.

Classifica Comuni ricicloni 2015

 

 

 

 

 

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