Parma città “riciclona”, spiega il suo modello a Genova

Parma città “riciclona”, spiega il suo modello a Genova

Una gestione certosina e che ha fatto impennare la raccolta differenziata al 70% e diminuire la Tari. Una tassa che è di 247,81 euro contro i 256 di Rimini, i 277 di Reggio Emilia e Bologna e i 317 di Ferrara.

Il “miracolo” Parma, città di 200 mila abitanti, spiegato ai genovesi dall’assessore all’Ambiente della giunta Pizzarotti Gabriele Folli, un curriculum da membro dell’Associazione Gestione corretta rifiuti della città emiliana, nell’incontro “Parma Comune riciclone, e Genova?” organizzato dal Movimento Cinque Stelle.

«Il cassonetto stradale era il rifugio peccatorum – dice Folli – abbiamo cominciato con il porta a porta, modificando poi in corsa a seconda delle esigenze della popolazione, ma anche incrementando i controlli: 16 guardie ecologiche volontarie, 24 volontari di Legambiente, 6 ispettori di Iren, 3 vigili ambientali, 10 dipendenti della polizia municipale oltre alla videosorveglianza».

Le modifiche hanno riguardato l’introduzione della raccolta serale con esposizione dei bidoni dalle 19.30 alle 21 e il ritiro notturno, con il recupero della festività il giorno successivo.

È stata introdotta la tariffazione puntuale per responsabilizzare l’utente: alla quota variabile sul numero componenti e alla quota fissa basata sui metri quadri dell’abitazione, viene sottratta una cifra che è più alta se la famiglia è sotto il numero di svuotamenti stabilito in media. «In questo modo non stimoliamo l’abbandono fuori bidone per arrivare a quota zero – spiega Folli – inoltre abbiamo previsto agevolazioni per famiglie che hanno neonati sotto 30 mesi e anziani che necessitano di presidi sanitari».

Ad agosto Parma ha installato delle “eco station” controllate da telecamere nei quattro parcheggi di interscambio cittadini per venire incontro alle esigenze degli studenti o di chi non riesce a conferire i rifiuti nei giorni stabiliti: accesso 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 con badge o tessera sanitaria e otto bocche di conferimento: due per il residuo, due per plastica e barattoli, due per carta, due per l’organico. «Queste stazioni hanno un monitoraggio remoto che, in caso di cassonetto pieno non apre la bocchetta e inviano un segnale all’operatore che va a svuotarle». I vantaggi rispetto alle isole interrate sono sia di costi di acquisto e manutenzione, sia di installazione (non serve scavare), sia di flessibilità (si possono spostare), sia di svuotamento (bastano i mezzi standard).

A ottobre partirà l’eco wagon che nel centro storico avrà un percorso e fermate predefinite fuori calendario, con un conferimento presidiato dall’operatore e per due frazioni alla volta (plastica-barattoli e residuo).

«Se tutte le principali città dell’Emilia-Romagna adottassero una politica simile, degli otto inceneritori che abbiamo in regione ne resterebbe attivo uno solo».

Gabriele Folli parla alla platea genovese
Gabriele Folli

Totale apertura a collaborare per capire se c’è la possibilità di applicare anche per Genova alcune pratiche di Parma, da parte dell’assessore all’Ambiente del Comune di Genova Italo Porcile, che ha annunciato l’avvio della raccolta sperimentale porta a porta per circa 40 mila utenze private collinari: Pegli, Quarto, Borzoli, Sant’Eusebio e Granarolo: «Sgombro il campo da ogni dubbio, la direzione politica da 11 mesi a questa parte è chiara: sviluppare la differenziata in modo spinto, stiamo pensando anche noi alla tariffazione puntuale. La città ha accumulato un forte ritardo. Presto arriverà l’ordinanza di incremento della differenziata anche per le utenze commerciali, che passeranno a 2000».

Enzo Favoino, coordinatore scientifico Zero waste europe, aggiunge che nel cassonetto urbano finisce spesso anche il rifiuto da attività produttiva: «Il passaggio al porta a porta riduce già di per sé del 20% la quantità di rifiuti urbani, dal circuito pilota porta a porta si traggono elementi che poi consentono di aggredire le situazioni più critiche. I cestini stradali per esempio a Milano sono stati ridotti perché ci finiva troppo materiale differenziabile».

Marco Castagna, presidente di Amiu, non si nasconde dietro a un dito: «Fare raccolta differenziata non è raccogliere spazzatura, è un altro mestiere. Siamo in una fase di transizione, la tempesta perfetta per chi vuole cambiare passo come Amiu, garantendo il rispetto delle normative di legge, la raccolta differenziata, il decoro della città. Noi gestiamo la partita dell’intero processo di raccolta, gestione e smaltimento dei rifiuti. La Banca Europea degli investimenti ha finanziato con 146 milioni Iren, quindi sono discorsi industrialmente interessanti».

Castagna prevede l’organico sulle grandi utenze, la ridefinizione delle raccolte di carta e cartone, pensando anche a un nuovo ciclo porta a porta e un maggiore coinvolgimento del Conai, «ma abbiamo un’eredità da considerare, si chiama Scarpino, non conferiamo da un anno nella discarica eppure produce ancora 1300-1500 mc di percolato al giorno. La necessità di mettere in sicurezza i lotti uno e due costerà 130 milioni, manovra approvata dalla Città Metropolitana, una cifra che verrà spalmata sulla tariffa nei prossimi 30 anni. Questa zavorra non ci consente di affrontare serenamente il nostro piano industriale, perché il nostro azionista, il Comune, non ha i soldi per affrontare tutto questo, occorre una soluzione adesso per non perdere delle opportunità: fra due o tre anni c’è una gara sul servizio e la raccolta gestione dei rifiuti nella Città Metropolitana di Genova e rischiamo di perdere tempo su un dibattito sterile e ideologico».

Amiu, dopo quella manovra che ha evitato all’azienda di portare i libri in tribunale, è già ripartita: 2,4 milioni in attivo nella prima semestrale del 2015.

Per quanto riguarda gli impianti, Castagna ha ribadito che la prossima settimana verrà inviata la progettazione definitiva di quello che separerà il secco dall’umido a Scarpino, che correrà in parallelo alle procedure di gara. Entro la fine dell’anno ci sarà il progetto preliminare sull’impianto di recupero spinto di materia. Gli impianti saranno realizzati da aziende private e gestiti dalle stesse per l’ammortamento dei costi di costruzione. Il timore del Movimento Cinque Stelle è che il nuovo valore dell’azienda sia usato dal Comune per far cassa, vendendola ai privati. Per questo, durante il dibattito, sono emerse alcune proposte per agevolare l’ipotesi di gestione diretta degli impianti da parte di Amiu stessa (dal project financing al leasing ad construendum).

«Un impianto da 60-70 mila tonnellate come serve a noi non è mai stato realizzato in Italia – dice Castagna – il biodigestore produrrà biometano utilizzato come vettore energetico per il trasporto. Spero che domani si parli del caso di Genova come un caso virtuoso partito da grandi difficoltà». Il presidente di Amiu fa un appello: «A questo punto chiedo a tutti uno sforzo comune: non è possibile la protesta dei cittadini ogni volta che penso di fare un’isola ecologica in città, la cosiddetta “fabbrica della materia” per esempio è un progetto virtuoso».

 

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