C’è anche Genova tra le città protagoniste dell’evento organizzato dall’Ordine nazionale dei Geologi, in programma domenica 6 settembre in 17 piazze italiane. Obiettivo: parlare con i cittadini, spiegare loro cosa sono i “georischi“, a partire dalle alluvioni che lo scorso autunno hanno devastato il nord (e in particolare la Liguria) e non solo, ma anche i terremoti, le frane e i vulcani, stimolando l’interesse verso le norme di autoprotezione.

«La mia casa è sicura? La strada che percorro ogni giorno per andare al lavoro è sicura? Il mio Comune ha un piano di protezione civile? Conosco i corretti comportamenti da assumere in caso di un evento geologico che colpisca il luogo in cui vivo, lavoro o transito abitualmente? Ecco, queste sono alcune delle domande che vorremmo che ogni persona si ponesse attraverso questa iniziativa – spiega Gian Vito Graziano, presidente dell’ordine – Questa volta saremo noi geologi a scendere per le strade, a incontrare direttamente i cittadini. Esporremo le carte geologiche, le immagini degli eventi geologici del passato. La gente potrà vedere da vicino gli strumenti di indagine e di studio utilizzati dai geologi e stimoleremo l’interesse verso le tematiche connesse alla nostra materia».

Un evento vissuto anche come festa che coinvolgerà bambini e famiglie: sarà possibile essere “geologi per un giorno” e i più piccoli avranno l’opportunità di partecipare a laboratori didattici.

«Nel 2014 si sono verificati 211 eventi di frana importanti – dice Graziano – che hanno causato complessivamente 14 vittime e danni alla rete stradale e ferroviaria. Le regioni più colpite sono state Liguria, Piemonte, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia e Sicilia. La stima della popolazione esposta a rischio alluvioni in Italia è pari a 8,6 milioni di abitanti nello scenario di pericolosità idraulica media (tempo di ritorno fra 100 e 200 anni), mentre i beni culturali esposti al medesimo rischio sono circa 28.500 e circa 7.100 le strutture scolastiche».

Il rischio sismico si concentra nella parte centro-meridionale della penisola, lungo la catena montuosa appenninica, in Calabria e Sicilia e in alcune regioni settentrionali, come il Friuli, parte del Veneto e la Liguria occidentale. Solo la Sardegna non risente particolarmente di eventi sismici. La popolazione che vive in aree a elevato rischio sismico è di circa 24 milioni di abitanti, che vivono nel 46% degli edifici.

L’Italia è anche fortemente esposta al rischio delle eruzioni vulcaniche: «I vulcani attivi, caratterizzati da eruzioni frequenti, sono l’Etna e lo Stromboli. I vulcani quiescenti, la cui ultima eruzione è avvenuta negli ultimi 10 mila anni, sono Colli Albani, Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio, Lipari, Vulcano, Panarea, isola Ferdinandea e Pantelleria. I vulcani sottomarini, alcuni dei quali attivi (Marsili, Vavilov e Magnaghi), sono concentrati nel mar Tirreno e nel canale di Sicilia», conclude Graziano.

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