Una sentenza del Consiglio di Stato mette la parola fine a un contenzioso di cinque anni, salvando il sistema di volontariato che è alla base del trasporto sanitario.  Nel 2010 il ricorso di due cooperative nello spezzino, che sostenevano si dovesse mettere a gara il servizio, aveva dato il via a una serie di ricorsi.

In Liguria era a rischio l’accordo quadro con le pubbliche assistenze, capaci, proprio grazie ai volontari, di una capillare diffusione dei servizi di trasporto in cambio di un rimborso spese che al 70-80% è coperto dalla Regione, «il resto dalla generosità delle persone nei confronti delle associazioni – spiega il presidente regionale di Anpas Lorenzo Risso – questo tentativo di rendere il servizio commerciale minacciava tutto il sistema e avrebbe avuto l’effetto di affossarlo. Quale privato penserebbe di garantire il trasporto in un piccolo paesino dell’entroterra? Non avrebbe sufficiente guadagno. Altre Regioni in Italia stanno vivendo situazioni simili, finalmente la sentenza ha fatto chiarezza».

Un iter giudiziario che si è chiuso in questi giorni: «La sentenza premia l’economicità della nostra attività – aggiunge Risso – non ci sono alternative a questo sistema».

A curare gli interessi di Anpas Liguria l’avvocato Roberto Damonte, che è riuscito a far capire anche all’Europa che il volontariato all’italiana (e alla ligure) è un valore irrinunciabile: «Dopo che il Tar aveva dato ragione alle cooperative, il nostro ricorso al Consiglio di Stato è passato anche per un appello alla Corte di giustizia europea. Inizialmente ci aspettavamo che la Corte equiparasse questo mondo a qualsiasi altro tipo di servizio, invece abbiamo scoperto un’Europa diversa. Benché l’Ue si basi sulla concorrenza e sul primato dell’economia, quando si tratta di tutela della salute dei cittadini, è consentito agli Stati membri scegliere modelli alternativi che garantiscano risparmio. È indubbio che il volontariato consenta un rilevante risparmio di spesa pubblica. Il mercato sarebbe spietato e metterebbe in crisi il sistema».

La Regione Liguria finanzia con 30 milioni (meno dell’1% del Fondo sanitario regionale) il rimborso spese per le Pubbliche assistenze, la Croce rossa e gli altri soggetti che si occupano di trasporto sanitario. La spending review ha obbligato comunque i volontari di Anpas a sacrifici notevoli: 55 mila i trasporti fuori dal servizio sanitario regionale e 1,5 milioni i chilometri percorsi. Le attività sono state comunque ridotte: 70.576 interventi in meno nel 2014 rispetto al 2012. La causa è dovuta alla delibera 583/2012: il trasporto sanitario viene concesso solo a chi ha la “non deambulabilità assoluta”, una definizione che i medici che fanno richiesta di trasporto hanno interpretato in modo autonomo: «Ci è capitato – racconta il direttore di Anpas Liguria Luca Cosso – di aver visto negato il trasporto a un dializzato amputato di entrambi gli arti inferiori».

Un recente studio della Fiaso, la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, svela che un’ambulanza con due soccorritori costerebbe annualmente 536 mila euro all’anno. Considerando che l’Anpas Liguria mette in campo 8 mila volontari, 20 sezioni, 101 associazioni, 40 mila soci e un migliaio di mezzi di soccorso e trasporto.

«Se il Consiglio di Stato non ci avesse dato ragione – dice Cosso – sarebbe stato a rischio soprattutto il trasporto extra-emergenza, che in Liguria, per quanto ci riguarda arriva a circa 400 mila servizi su 600 mila.

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