Quella che si respira tra i liguri è un’aria di sfiducia sulla situazione economica e sociale della regione. Secondo la ricerca di Swg commissionata da Legacoop Liguria, ben il 77% delle famiglie liguri denuncia una situazione finanziaria insoddisfacente e la quota delle famiglie in povertà relativa è del 27%. La paura di perdere il posto del lavoro è avvertita dal 55% delle persone nella nostra regione. Un quadro in generale poco roseo, confermato anche da una qualità della vita che non solo è giudicata insufficiente dal 57% dei liguri, ma che è anche andata peggiorando nell’ultimo anno per il 41% di loro.

Quali allora le priorità dei cittadini per invertire la rotta? Secondo la ricerca, gli intervistati considerano necessari prima di tutto interventi per lo sviluppo e la crescita (52%), ma per quasi la metà è prioritaria anche la lotta alla corruzione (47%). Valori rispettivamente più alti del 19% e del 10% rispetto a quanto emerso a livello nazionale. Un buon 31% giudica necessaria la riduzione degli sprechi della pubblica amministrazione.

Il senso di difficoltà è comunque generalizzato: il reddito degli italiani consente di vivere con tranquillità solo al 28% degli intervistati, mentre il 44% di loro ammette di avere dei problemi. Problemi che diventano più pesanti per il 27% degli italiani. Di conseguenza, i sentimenti prevalenti nel Paese non possono che essere rabbia e disgusto (39%), seguiti da tristezza (28%) e attesa (24%). Poca, insomma, la fiducia (10%), ancor meno la gioia (3%).

Riforme o rivoluzione? In base ai dati emersi, le persone si dividono quasi equamente tra chi percorrerebbe la strada del cambiamento radicale (41%) e chi quella delle riforme (45%), ma è da sottolineare il fatto che la prima percentuale è aumentata in modo netto rispetto al 2011, quando la rivoluzione era scelta solo del 28% degli intervistati.

Mentre cresce la chiusura verso le altre religioni, cala il senso di fiducia nei giovani e aumenta la percentuale di insicuri nei confronti della criminalità, il 52% degli intervistati è convinto che il fenomeno della corruzione sia in crescita e che coinvolga non solo politici, ma anche imprenditori (per il 79%) e cittadini (per il 47%).

La poca fiducia verso gli imprenditori sembra però non coinvolgere il mondo delle cooperative: il senso di fiducia verso queste realtà imprenditoriali è maggiore (45%) rispetto a quelle delle imprese di capitali (35%). Rispetto delle persone, fiducia negli altri e rispetto del lavoratore sono gli elementi che vengono principalmente attribuiti dagli intervistati agli imprenditori di cooperative. Un ruolo positivo che queste realtà dovrebbero avere anche sul mercato: secondo l’indagine si parla di mercato più equo (23% degli intervistati), salvaguardia dell’occupazione (18%) e di sociale (10%). In particolare, la cooperativa viene vista soprattutto come fonte di lavoro (40%).

Resta alto il legame tra politica e cooperative per i tre quarti degli intervistati. Legame che, per il 70% di loro, è negativo. Ma, nonostante questo, il 48% considera più importante la nascita di cooperative piuttosto che di società di capitale.

 

 

 

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