«Se leggiamo i dati per quelli che sono si può forse dire che il peggio è passato, ma è talmente grande il terreno perso dall’inizio della crisi che ci vuole ben altro per poter parlare di ripresa». Così Federico Vesigna segretario generale Cgil Liguria, sintetizza il commento sui dati presentati questa
mattina a Genova dall’ufficio economico Cgil e relativi all’occupazione.

Secondo le ultime rilevazioni Istat, nel primo trimestre 2015 gli occupati in Liguria sono 607 mila, il 3,23 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ascrivibili quasi completamente ai lavoratori dipendenti (447 mila contro i 429 mila del 2015; gli autonomi crescono, ma di pochissimo: 160 mila contro 159 mila). L’occupazione però cresce solo nel terziario e in particolare nel commercio (settore fragile dal punto di vista delle retribuzioni e della stabilità occupazionale, basti pensare ai lavori stagionali o ai salari delle imprese di pulizie, mense eccetera).

Il cuore dell’occupazione in Liguria è rappresentato appunto dal terziario che con i suoi 478 mila addetti la fa da padrone su industria (68 mila con una contrazione di 6 mila unità) e costruzioni (49 mila in pallida ripresa solo grazie agli autonomi, più 7 mila). Quindi l’occupazione aumenta, ma è ben lontana dai livelli pre crisi (gli occupati nel 2010 erano ben 622 mila, 15 mila in più rispetto ad oggi) e l’esercito di chi rientra nel computo degli occupati, ma che di fatto o non lavora o lavora poco (cassintegrati, part-time e soprattutto voucher) è di oltre 100 mila unità. Identico discorso vale per le ore autorizzate di integrazione salariali (ordinarie, straordinarie ed in deroga) che, pur calando nel primo semestre di quest’anno del 26,4% sul 2014, restano sempre ad un livello doppio rispetto al 2008.

Per Marco De Silva responsabile dell’ufficio economico Cgil Liguria chi non ha conosciuto crisi è il part-time che anzi è passato da aspetto secondario e quasi esclusivamente femminile a rappresentare un lavoratore su cinque in Liguria. «Soprattutto i maschi sono passati dal 20,8 del 2008 al 24,2 per cento del 2014 sul totale degli addetti non a tempo pieno». Inoltre, se si considera che circa due terzi dei part-time sono “involontari” ci si rende conto di come il fenomeno sia vasto (oltre 80 mila persone) e costantemente in crescita. «Si può tranquillamente parlare infatti di part-time di “sopravvivenza”, ossia della trasformazione del contratti da tempo pieno a tempo parziale».

Altro fenomeno da analizzare con attenzione i voucher: oltre 30 mila persone, il doppio dell’anno precedente, hanno svolto nel 2014 attività lavorative cosiddette occasionali e accessorie per le quali sono state compensate non con una retribuzione ma con i buoni lavoro. Ecco perché secondo il segretario generale Federico Vesigna occorre una politica che scommetta sull’innovazione e il lavoro di qualità: «C’è bisogno di attrarre imprese ad alta innovazione tecnologica favorendo i processi di innovazione, anche di quelle che ci sono. Bisogna dare una risposta alle nuove generazioni costrette a cercare lavoro fuori dalla Liguria e la Regione può fare molto a partire dall’utilizzo dei Fondi Europei. Per questo chiediamo al Presidente Toti di avviare un confronto con le parti sociali. Ci vuole un Piano Strategico per la crescita con l’obiettivo di innovare il modello di sviluppo e creare posti di lavoro di qualità».

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