«Nei prossimi giorni andremo in Toscana a vedere un’imbarcazione di 15 metri che dovrebbe servirci a provare l’apparato propulsore del Seabus, l’obiettivo è andare in mare con l’apparato propulsore già messo a punto a fine anno – inizio del prossimo anno. Poi lavoreremo ai sensori, subacquei, di superficie e aerei». Lo annuncia a BJ Dino Nascetti già ammiraglio ispettore capo della Marina Militare italiana. Il Seabus è un ‘imbarcazione a propulsione ibrida, elettrica e termica, a cui sta lavorando il Polo universitario della Spezia. Nascetti, già ammiraglio ispettore capo della Marina Militare italiana, ora in pensione, a suo tempo impegnato nella realizzazione della portaerei Cavour e di altre importanti unità, è il responsabile del progetto.

«La propulsione elettrica – spiega Nascetti – di solito in un sistema ibrido viene impiegata come ausiliaria, per le tratte a bassa velocità. Nel nostro Seabus invece è in grado di erogare la massima potenza e, per periodi limitati, anche di fornire l’extrapotenza eventualmente necessaria in caso di emergenze. Con il Seabus si risparmia il 30% di combustibile tradizionale. Altro punto qualificante del nostro progetto è che il Seabus sarà un robot di superficie ma dovrà adattarsi alle variabili marine, sarà dotato di sensori di superficie per evitare ostacoli galleggianti, subacquei nel caso si trovi a navigare sopra a cavi, sub o altro, e aerei, perché, per esempio, dovrà essere in grado di misurare l’altezza di un ponte sotto cui passare. È una bella sfida. Ora stiamo sviluppando i sistemi di propulsione, poi lavoreremo ai sensori, quindi li integreremo fino a creare un sistema di intelligenza artificiale per la gestione».

Il Seabus potrà essere impiegato per il trasporto pubblico urbano, integrandosi con il sistema di trasporto tradizionale, praticamente in qualsiasi città portuale, o a scopi turistici. Sarà completamente autonomo, in grado di navigare senza pilota umano. «Ma – precisa Nascetti – la legge e del resto anche il buon senso prescrivono che imbarcazioni di questo genere abbiano a bordo un pilota. Sul Seabus l’uomo interverrà in caso di emergenza, inserendo il controllo manuale». Il progetto spezzino al primo tentativo non è riuscito a ottenere i finanziamenti Ue ma Nascetti intende riprovare ancora. Intanto il pool di aziende che sostengono Seabus (tra cui il gruppo Finmeccanica e l’Università di Genova) ha deciso di andare avanti a prescindere dai fondi europei, con le proprie risorse.

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