È ancora convalescente Banca Carige, guarita grazie a una robusta iniezione di capitale, 850 milioni di euro, e già si lancia in una nuova avventura. Ieri sera, a borse chiuse, ha annunciato che, su mandato del consiglio di amministrazione, il presidente Cesare Castelbarco Albani e l’amministratore delegato Pier Luigi Montani «avvieranno le attività per l’individuazione di un advisor finanziario che la supporti nello studio e nella definizione del nuovo contesto competitivo del sistema bancario». Il che significa vedere se sono possibili aggregazioni.

Ma il board dell’istituto, secondo osservatori dell’ambiente finanziario genovese, non è stato preso dal fascino del rischio. Cercare un advisor ora non comporta l’obbligo di gettarsi a capofitto nell’avventura ma risponde alla necessità di studiare il mercato per non trovarsi spiazzati rispetto alle manovre in corso e all’eventualità che si profili un’occasione favorevole.

Già nel marzo scorso Montani aveva osservato che «la legge di riforma delle popolari apre un mercato che coinvolgerà tante banche e non vedo perché non possa coinvolgere anche Carige, in Italia una strategia aggregativa di consolidamento è necessaria», e la banca ligure deve prepararsi «prima di tutto per stare in piedi da sola», e poi perché se ci sono opportunità «deve essere nelle condizioni migliori per coglierle, o almeno valutarle con la massima serenità».

Il fatto è che sta cambiando lo scenario, la riforma di Padoan prevede la trasformazione in spa delle popolari e mette in moto processi di aggregazione che porteranno a un mercato con due grandi player, Intesa e Unicredit, e lo spazio per almeno due altri protagonisti.

Del resto Carige ha ormai le carte in regola per guardare senza timori al prossimo risiko bancario. L’aumento di capitale ha avuto successo, il processo di razionalizzazione è in corso, l’assetto proprietario ben definito, con il gruppo Malacalza detentore del 17% dell’istituto, l’imprenditore Gabriele Volpi (attraverso The Summertrust che controlla il circa 5%), Ubs Group con il 4,3% (in parte per conto terzi), Coop Liguria e le fondazioni CR Carrara e De Mari unite in un patto parasociale con il 4,2%.

Chi potrebbe essere il partner di Carige? Ovviamente i vertici della banca non fanno nomi. Secondo voci ricorrenti, una candidata sarebbe la Popolare di Milano. Nell’operazione potrebbe essere coinvolto Andrea Bonomi, l’industriale milanese che nei mesi scorsi era stato indicato come possibile acquirente di una quota del capitale Carige.

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