È il lupo il testimonial della campagna di comunicazione 2015 di Almo Nature, la “multinazionale tascabile” del cibo per animali con sede centrale a Genova, in piazza Giustiniani, un centinaio di dipendenti diretti tra Italia, Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Canada e Usa, e una rete di distributori esclusivi in 18 paesi.

L’azienda inizia nel 2010 a collaborare con alcuni artisti che firmano campagne di comunicazione di grande impatto centrate sul rispetto della natura. Il primo è il fotografo Oliviero Toscani, poi è la volta di Lisa Persson (2011) e dell’emergente Valentina Ventimiglia (2012). Nel 2013 la campagna viene affidata alla famosa artista israeliana Ilana Yahav e alla sua arte fatta di sabbia. Nel 2014 si torna ad artisti meno noti: Davide Rosio con il suo Mr.Tin e il regista Andrea Dalpian della casa di produzione Pop Cult (Bo) che con due cortometraggi documenta la storia di due lupi curati dall’uomo e restituiti alla libertà.

Nel 2015 è il regista Gabriele Salvatores a firmare un corto sul lupo che accompagna il lancio della prima crocchetta per cani e gatti “human grade”, senza farine di carne o pesce, ma con carne o pesci freschi in origine di qualità idonea al consumo umano. Nato da un’idea originale di Almo Nature, il corto ci porta indietro di 25.000 anni, quando gli uomini iniziarono a collaborare con dei lupi, diventati poi cani.

Guarda il cortometraggio di Gabriele Salvatores “The Promise”

Guarda il video della liberazione dei primi due cuccioli curati da Just Freedom

La campagna funziona, il gruppo per quest’anno prevede un fatturato consolidato sui 70 milioni di euro contro 61 milioni nel 2014 (per il 48% realizzati all’estero). «E noi – dichiara Pier Giovanni Capellino, fondatore e presidente di Almo Nature – proviamo a ricambiare il lupo attraverso progetti concreti. Abbiamo finanziato il centro Just Freedom, già attivo, per il recupero e poi la messa in libertà di lupi feriti e sosteniamo numerosi pastori in conflitto con i lupi che insidiano le loro greggi. Forniamo cani da pastore maremmano-abruzzesi addestrati e, per un certo periodo di tempo, le crocchette per mantenerli. I pastori firmano con noi un a sorta di patto di lealtà, impegnandosi ad accudire i cani per sempre. Se gli animali da allevamento sono protetti dai cani, viene meno o si attenua la conflittualità tra pastori e lupi e, le amministrazioni locali non sono indotte a fare ricorso agli abbattimenti selettivi. Il progetto ha avuto successo in Toscana, in Piemonte e nell’Appennino tosco-emiliano, quest’anno parte in Liguria e stiamo pensando anche ad altri territori».

Ma secondo Capellino uomini e lupi possono collaborare per un progetto ancora più ambizioso. «I predatori autoctoni – spiega il presidente di Almo Nature – non solo il lupo ma anche l’orso, possono costituire un reale valore aggiunto per i prodotti agricoli che provengono dai loro territori. Una produzione che convive con questi selvatici, al vertice della catena alimentare, è una produzione bene inserita nella natura e rispettosa della biodiversità. Un marchio di tutela può garantire questi valori, apprezzati dai consumatori. Ho proposto illustrato questo progetto, in una lettera, al presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi e sto anche pensando a come realizzarlo».

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