Crisi dell’edilizia, le proposte dei professionisti

Crisi dell’edilizia, le proposte dei professionisti

Parlare di crisi ma dare un messaggio positivo. L’evento “Strategie di crescita nelle costruzioni” organizzato dagli ordini professionali di ArchitettiIngegneri e dal collegio dei Geometri, ha messo attorno a un tavolo professionisti e aziende dell’edilizia, che, come ha detto Maria Luisa Viziano (architetto e vicepresidente Ance-Assedil Genova), «vogliono dare un messaggio positivo. In un momento di difficoltà economica che ormai perdura da anni, arriva unanime la voglia di ripartire e di credere nel futuro».

Per far ripartire il mondo dell’edilizia una delle priorità assolute richiesta sia dai professionisti sia dagli imprenditori è quella di diminuire la burocrazia che ostacola ogni iniziativa: «Il vero nemico dello sviluppo – sostiene Viziano – i professionisti sono costretti a presentare un’infinità di pratiche e devono sempre più spesso affrontare tempi di attesa sempre più dilatati per ottenere l’approvazione dei progetti. Gli imprenditori dall’altro lato, bloccati da tempi di autorizzazione molto lunghi, non riescono ad avviare nuove attività e spesso sono costretti a delocalizzare per non bloccare l’impresa».

Altro tema che incide negativamente sul mondo immobiliare è la pressione fiscale che negli ultimi anni è aumentata a dismisura costringendo anche i piccoli risparmiatori a non poter più investire nel mattone, un tempo obbiettivo sicuro per molti italiani: «Oggi per rilanciare il mercato immobiliare – aggiunge Viziano – siamo sempre più convinti che vanno unite le forze del mondo professionale con quello delle imprese, bisogna aumentare le sinergie ed essere in grado di reinventarsi, bisogna essere innovativi. Bisogna cambiare il proprio modo di lavorare con senso civico e senso pratico, cercando di eliminare la burocrazia e quel senso di non volersi prendere responsabilità in sede decisionali da parte degli enti approvativi».

Solo chi è in grado di essere innovativo riesce a sopravvivere alla crisi, sostengono i professionisti. Solo chi è in grado di accettare questa sfida e ha voglia di cambiare il vecchio modo di lavorare, riesce a uscire dal tunnel. È necessario puntare sulla qualità e sulla formazione dei propri collaboratori.

«Stiamo perdendo un diritto, quello del lavoro, sancito dalla costituzione e fondamentale per la dignità delle persone – dichiara l’architetto Stefano Sibilla, delegato dell’Ordine alla Commissione Urbanistica – allora quando parliamo di strategie pensiamo da una parte alle strategie di impresa che ciascuno di noi, professionisti, società, imprenditori, adotta o ha adottato per le proprie realtà per essere maggiormente competitivi sul territorio nazionale e internazionale. E quindi ragioniamo sui temi dell’ottimizzazione del lavoro, della ricerca della qualità, della ricerca di nuovi mercati, della diversificazione, della miglior organizzazione interna, di marketing, di risparmi che riusciamo a fare, dall’altra parte quando parliamo di strategie per il rilancio socioeconomico delle nostre città, parliamo anche delle azioni che vorremmo fossero adottate dalla società e dagli gli enti che ci governano».

Per Sibilla la perdita di competitività deve essere affrontata ragionando su alcuni temi: la condivisione sulle scelte di fondo, sulle scelte strategiche e la stabilità di leggi, piani e norme: «Per troppo tempo abbiamo assistito all’immobilismo a causa delle divergenze di idee tra enti e ancora oggi vi assistiamo come nei casi Erzelli e ospedale del Ponente, occorre invece muoversi tutti nella stessa direzione. Pubblico e privato. Le continue modifiche alle norme di riferimento del settore edilizio costituiscono uno dei principali motivi di incertezza per tutti gli operatori del settore e, dove c’è incertezza, gli imprenditori fuggono e non investono».

Sibilla suggerisce di avviare un Piano strategico per la riqualificazione delle città: «Oggi sono fragili, povere di spazi pubblici, caratterizzate da eccessiva densità edilizia e il nostro patrimonio immobiliare è vetusto e sta perdendo valore. I nostri edifici hanno quasi sempre più di 40 anni, consumano enormi moli di energia e sono spesso edificati in zone a rischio idrogeologico e sismico. Questo non è un periodo favorevole ai grandi progetti, i soldi non li ha né il pubblico né il privato. La riqualificazione delle nostre città e del nostro patrimonio immobiliare deve essere posta allora come obiettivo strategico prioritario per garantire la qualità e la sicurezza dell’abitare estendendo al “già costruito” i concetti di compatibilità ambientale e di innovazione che abbiamo già da tempo assimilato per le nuove edificazioni».

Una linea politica che renda il riuso conveniente per gli operatori economici auspicano i professionisti, «prevedendo incentivazioni e premialità oltre che misure fiscali mirate anche di livello locale. Credo che questi elementi possano contribuire al rilancio non solo del settore delle costruzioni ma dell’intera nostra società».

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