Tra gli insegnamenti che propone nel triennio l’Accademia Ligustica di Belle arti di Genova, c’è una tra le forme d’arte per eccellenza: la pittura. «Gli alunni sono circa una sessantina – spiega il docente Piero Terrone – e imparano a confrontarsi con lo studio del “vero” ossia nature morte o la figura umana, con la tecnica della pittura ad olio. Il motivo è che si possono confrontare con 500 anni di storia della pittura».

Attraverso il vero si impara a ragionare su una quantità enorme di fattori e, secondo il docente, dall’età delle caverne a oggi rappresenta la pietra di paragone più importante rispetto a ciò che ci circonda.

Dipingere non è facile, anche per chi arriva dal liceo artistico: «Fondamentalmente non c’è tempo a scuola – commenta Terrone – chi è uscito dall’artistico ha dovuto comunque imparare a proporzionare le cose e a ricostruire degli oggetti. Si dipinge poco. Non c’è la bottega del passato. Generalmente gli studenti non hanno ancora una visione di rapporti pittorici veri e propri. C’è un problema di armonizzazione, il rapporto tra lo spazio circostante e il soggetto è trascurato. Lo scopo sarebbe quello di formare una coscienza sul linguaggio della pittura. Per avere idee proprie, dare poetica al proprio linguaggio».

 

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