Un workshop sulla ricerca sanitaria è diventato, questo pomeriggio, scenario per una manifestazione sindacale. Da un lato il convegno “Ricerca sanitaria e biomedica ligure: quali sviluppi e sinergie possibili?”, organizzato dall’assessorato alla Salute della Regione Liguria nella sala convegni dell’Ordine dei medici di Genova, in piazza della Vittoria. Presenti, con l’assessore regionale alla Salute Claudio Montaldo, alcuni dei principali dirigenti regionali della sanità, oltre a responsabili di progetti di ricerca in vari settori. Dall’altra parte – con lo slogan “l’eccellenza della ricerca si fa sul precariato” – i rappresentanti di circa centocinquanta ricercatori precari del Gaslini e del San Martino-Ist: biologi, biotecnologi, tecnici, chimici, medici e data manager, impegnati nella ricerca oncologica, genetica, epidemiologica, microbiologica, nella ricerca di base ma anche in attività assistenziali di diagnostica. Molti di loro sono impiegati nel settore della ricerca sanitaria traslazionale, vale a dire in quella ricerca che gli americani chiamano “from bench to bedside”(dal bancone al letto del paziente) e che si occupa di trasformare le innovazioni scientifiche in applicazioni cliniche, in particolare in campo oncologico.

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La sala dell’ordine dei medici di Genova durante il convegno

«Visto che si parla di sviluppo della ricerca sanitaria in Liguria, vogliamo chiedere a Montaldo e ai dirigenti regionali della Dipartimento salute presenti quali sviluppi attendono noi e se si intende continuare a fare ricerca con contratti che scadono di anno in anno o anche per periodi più brevi, continuamente rinnovati», spiega una portavoce di questi ricercatori. I ricercatori presenti si sono alzati in piedi in silenzio mentre parlava Montaldo e sono riusciti a ottenere di prendere la parola, attraverso una propria rappresentante, che ha portato la testimonianza della propria esperienza. Un dirigente del Gaslini è intervenuto per affermare: «Visto che in questo convegno si parla di futuro della ricerca, quel futuro non ci può essere senza queste persone». Subito dopo le rappresentanti dei due centri di ricerca ospedalieri hanno consegnato due lettere al direttore generale della ricerca e dell’innovazione in Sanità del ministero della Salute Giovanni Leonardi.

Sia per quanto riguarda il San Martino-Ist (un’ottantina di persone) sia per il Gaslini (una settantina), i ricercatori sono nella maggior parte donne con un’età media di circa 40 anni. Chi ha un’anzianità di servizio (precario) più bassa lavora da cinque-sei anni, ma, appunto, l’anzianità media è di 10-15 anni, ma ci sono punte di 25-27 anni.

La questione dei ricercatori della sanità è una delle più clamorose spine nel fianco (non risolte) della sanità ligure: è così abituale vedere queste persone, in camice bianco, durante le manifestazioni sindacali. A ricordare, da anni, la loro situazione.

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I ricercatori in piedi durante l’intervento dell’assessore Montaldo

In un Paese che lamenta la fuga di cervelli in campo scientifico, questo gruppo di ricercatori “precari a vita” racconta una storia esemplare. Negli ultimi quindici anni non sono stati banditi concorsi e, perciò, a questi scienziati (perché scienziati sono) non è stata garantita la possibilità di poter entrare in ruolo e di vedere riconosciuta l’esperienza acquisita. Eppure, nel 2009 il ministero della Salute aveva approvato una legge regionale che prevedeva l’ampliamento della pianta organica del settore della ricerca dell’Istituto Gaslini. Quella legge indicava in trenta le nuove figure professionali che dovevano essere assunte nel triennio 2010-2012, compatibilmente con le risorse finanziarie regionali. Proprio quella condizione “compatibilmente con le risorse regionali” ha bloccato le assunzioni, a parte tre deroghe nel 2011 che hanno portato all’ingresso in pianta organica di altrettanti ricercatori senza però l’assunzione dei lavoratori inclusi nella graduatorie dei tre concorsi.

Ad aggravare la situazione, l’11 luglio 2011, il cda dell’Istituto Gaslini ha deliberato che, indipendente dagli anni pregressi di precariato in Istituto, non sarà possibile rinnovare i contratti a tempo determinato per più di 5 anni a partire dal giorno di approvazione della delibera, mettendo a rischio il posto di lavoro di quei lavoratori precari, anche di lunga data, che entro breve non saranno assunti a tempo indeterminato. La direzione amministrativa del Gaslini ripete (come si legge anche in verbali sindacali) che “il provvedimento in questione può produrre i suoi effetti solamente dopo l’11 luglio 2016 e quindi o dopo un lasso di tempo ancora lungo”. D’altro canto il direttore scientifico dell’Istituto, Lorenzo Moretta, ha sempre detto che «sarebbe assurdo perdere i ricercatori migliori» e anche i presidente Vincenzo Lorenzelli, incontrando i ricercatori si era impegnato «a proseguire ogni utile tentativo per valorizzare i ricercatori che hanno dimostrato capacità e che hanno raggiunto risultati di eccellenza». E anche il presidente della Regione, Claudio Burlando, si è più volte pubblicamente impegnato affinché quel piano di assunzioni, previsto dalla legge regionale, potesse essere portato a termine.

In sostanza si assiste – denunciano i lavoratori interessati – a un rimbalzo di responsabilità tra la Regione e le amministrazione delle aziende ospedaliere che si dicono impossibilitate a stabilizzare altri lavoratori a causa del mancato trasferimento di risorse economiche da parte della Regione.

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