“L’innovazione e la qualità a difesa delle tipicità territoriali: l’esempio dell’oliva taggiasca” è il titolo del convegno organizzato dal laboratorio chimico merceologico della Camera di Commercio di Savona, in collaborazione con il Consorzio dell’oliva taggiasca, nella sala convegni del Polo tecnologico della Camera di Commercio di Savona ad Albenga (Regione Rollo 98).

«La ricerca scientifica messa al servizio delle imprese è un mezzo efficace per tutelare e valorizzare le tipicità territoriali e la biodiversità, nel contempo promuovere i prodotti delle aziende di qualità ed eccellenza sul territorio tutelandole dal rischio, purtroppo reale, di concorrenza sleale generato dal fenomeno della contraffazione». Così Giancarlo Grasso, presidente dell’Azienda speciale per la Formazione della Camera di Commercio di Savona. Il Consorzio dell’oliva taggiasca. Nato nel 2007, il Consorzio raccoglie 15 produttori. «Il nostro scopo – spiega il presidente Roberto De Andreis – è il riconoscimento di un marchio collettivo, un bollino di riconoscimento, per l’oliva taggiasca in salamoia. Dal 2006 siamo impegnati in un lungo e difficile percorso presso il ministero delle Politiche agricole per tutelare e promuovere la produzione dell’oliva da mensa molto richiesta in tutto il mondo. In questi anni abbiamo messo a punto, insieme alla Camera di Commercio di Savona, un metodo che si basa su criteri chimico-fisici precisi e su un profilo sensoriale definito che ci consente di dare criteri di distinzione esatti sul dna dell’oliva da mensa taggiasca».

Il 2014 sarà probabilmente ricordato dai coltivatori e dai produttori dell’oliva taggiasca come l’annus horribilis, almeno dell’ultimo ventennio. Le piogge, il clima umido, la presenza della micidiale “mosca” hanno ridotto la produzione al 40%, e in certi casi addirittura al 20%, rispetto al 2013, determinando numerosi casi, anche di aziende grandi e strutturate, la decisione di non effettuare la raccolta, soprattutto nelle zone con poco prodotto, in quanto non sostenibile economicamente. «La difficoltà di reperimento dell’oliva taggiasca – commenta De Andreis – purtroppo ha contribuito alla diffusione di altre tipologie di olive, apparentemente molto simili, vendute come taggiasche. Non si può parlare di contraffazione vera e propria, quanto piuttosto di “pubblicità ingannevole”. Pensiamo, per esempio, a un vasetto di olive in salamoia con un’etichetta che le indica come “Nostraline” o come “Riviera”: è ovvio che se acquistato magari in un autogrill sulle nostre autostrade generi nel potenziale acquirente un ovvio fraintendimento». E proprio per dare l’immediata possibilità di riconoscimento per il consumatore della vera taggiasca, il Consorzio punta alla definizione, anche a livello Ue, del bollino di riconoscimento.

«Le sinergie tra varie realtà come nel caso dell’oliva taggiasca con il Consorzio – spiega Luca Medini, direttore del laboratorio chimico merceologico – contribuiscono allo sviluppo e al miglioramento di metodi e strumenti. Il convegno di domani sarà un’utile occasione di confronto e per fare il punto sui risultati raggiunti. Le testimonianze dei relatori, ciascuno per la propria competenza, daranno a chi parteciperà all’incontro un’indicazione sullo stato della sperimentazione e dei suoi risvolti economici e sociali».

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