Secondo gli ultimi dati disponibili di Istat e Corte dei conti, riconducibili ai bilanci 2013, il debito della sanità ligure verso i fornitori supera di poco i 458 milioni di euro, pari a un valore pro capite di 288 euro, il nono minore d’Italia. I debiti maggiori in Lazio (5,9 miliardi), Campania (3,8 miliardi) e in Lombardia e Piemonte, entrambe con cifre che si aggirano sui 2,2 miliardi di euro: il totale in Italia supera i 24,4 miliardi di euro.

Ospedale Gaslini di Genova
Ospedale Gaslini di Genova

Inoltre, in base ai dati recentemente diffusi dall’assessore regionale al bilancio Pippo Rossetti, sollecitato da un’interrogazione dei consiglieri Matteo Rosso e Gino Garibaldi, tra 2013 e 2014 sono stati erogati 187 milioni e 810 mila euro per saldare le fatture dei fornitori del sistema sanitario regionale: si tratta per buona parte (oltre 40 milioni ciascuna) di debiti delle Asl 2 e delle Asl 3, seguiti da quelli della Asl 5 (poco meno di 30 milioni) e dell’ospedale Galliera (24,6 milioni). 16,6 milioni e circa 15 milioni di euro sono stati saldati da ospedale Gaslini e dall’Azienda ospedaliera universitaria San Martino-Ist, mentre Asl 4 e Asl 1 hanno pagato i propri fornitori rispettivamente per 10,6 e quasi 8 milioni di euro.
Questa iniezione di liquidità ha consentito di abbattere i tempi di pagamento: a oggi i tempi medi di pagamento delle aziende sanitarie liguri sono attestati su una media di 78 giorni (con 3 aziende a 60 giorni e 2 aziende sotto i 75 giorni). Notevolmente ridotti rispetto al 2012 quando i tempi medi di pagamento ai fornitori si attestavano sui 164 giorni.

Giancarlo Grasso
Giancarlo Grasso

«Come dimostrano i dati, i tempi di pagamento del sistema sanitario ligure – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – stanno migliorando, anche se sono ancora lontani dai 30 giorni della direttiva comunitaria.  Ora non solo è d’obbligo proseguire su questa strada, ma è anche necessario mettere la parola fine a uno dei più gravi problemi della sanità italiana: quello degli sprechi». Anche secondo quanto affermato solo pochi mesi fa dal ministro Beatrice Lorenzin, gli sprechi nella sanità italiana toccano i 30 miliardi di euro. Sprechi che, almeno in parte, potrebbero essere riconducibili proprio ad acquisti di forniture a prezzi superiori rispetto a quelli mercato, a seguito anche del ritardo nei pagamenti delle fatture. «E potrebbero essere appianati – dice Grasso – anche grazie a una maggiore e più efficiente digitalizzazione del sistema e a un sensato utilizzo delle strutture sanitarie».

 

Genova, 7 febbraio 2015

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