2 milioni di rimborso a decine di camici bianchi, tutti ex specializzandi liguri. Gli assegni di rimborso sono stati distribuiti dai rappresentanti dell’ufficio legale Consulcesi (che si occupa dei diritti legali dei medici) a oltre 20 professionisti genovesi nell’ambito di una sentenza che ha riconosciuto il diritto – sancito da una direttiva Ue, ma negato dallo Stato italiano – a un totale di 66 medici. «Sono felice per i colleghi», ha dichiarato Enrico Bartolini, presidente dell’Ordine dei Medici di Genova.

La vicenda risale agli inizi degli anni Ottanta, quando furono promulgate le direttive europee (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE) che imponevano a tutti gli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai medici durante gli anni della scuola di specializzazione in medicina. Nonostante l’obbligo entrasse in vigore all’inizio del 1983, lo Stato italiano non ha corrisposto le borse di studio dovute ai medici immatricolatisi tra gli anni accademici 1982-1983 e 1990-1991. Più di recente si è aperto anche un secondo fronte per coloro che si sono iscritti tra il 1994 e il 2006. In quest’ultimo caso le borse di studio sono state pagate, ma non comprendevano il riconoscimento della rivalutazione periodica, delle coperture previdenziali e assicurative e delle differenze contributive. Il mancato adempimento ha creato un enorme contenzioso di fronte ai tribunali di tutta Italia da parte dei camici bianchi.

Il mancato rispetto delle precise indicazioni contenute nelle direttive ha anche portato a una condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia europea, con le sentenze del 25/02/1999 e del 03/10/2000.

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