Le margherite nate dalla ricerca dell’Istituto regionale per la Floricoltura a supporto dei coltivatori della piana di Albenga colpiti dalla recente alluvione. Così l’ente strumentale della Regione Liguria per sviluppo economico e la competitività del sistema delle imprese florovivaistiche del territorio, dà un piccolo ma significativo aiuto al settore, rinunciando alla royalty di 4 centesimi a pianta. La decisione è stata votata all’unanimità dal direttivo dell’ente su proposta del presidente Germano Gadina e del direttore Margherita Beruto: «Si tratta di un contributo che le aziende corrispondono sul venduto – spiega Beruto – per permettere al nostro ente di investire nuovamente nella ricerca e proseguire la sua missione di supporto al comparto. Dopo l’alluvione che ha colpito duramente serre e coltivazioni, abbiamo ritenuto giusto rinunciare a questa entrata, pur in un periodo di spending review, e permettere alle imprese di compensare, almeno in parte, la perdita di centinaia o migliaia di piante, con la vendita delle nostre margherite».
Si tratta di un particolare tipo di margherita bianca per il vaso fiorito, nata da anni di ricerca sul miglioramento genetico: un lavoro che l’Istituto regionale sta proseguendo anche per le specie colorate, che ultimamente stanno avendo molto successo, e per proporre piante a fiore bianco adatte alla coltivazione della tipologia di vasi maggiormente utilizzati sulla piana (18 centimetri di diametro). «Le modifiche genetiche su questa specie – precisa Beruto – sono iniziate negli anni Ottanta con la Camelia Ponticelli: parliamo di un lavoro che richiede anni di ricerca prima di poter raggiungere caratteristiche agronomiche soddisfacenti. Le piante di cui parliamo oggi, appartenenti ad altre quattro varietà, come Irma, particolarmente apprezzata nell’albenganese, sono frutto di un ulteriore avanzamento della ricerca e sono state presentate per la prima volta nell’edizione 2011 di Euroflora: si tratta di margherite coltivate senza apporto dei regolatori di crescita». Nuove varietà che possono essere adattate anche a una produzione “fuori stagione”: non più il tradizionale inizio di primavera, ma tarda primavera e primi mesi dell’estate.
Secondo i dati Istat, sul territorio ingauno si contano circa mille aziende floricole sulle 5.300 agricole totali. Le coltivazioni di piante in vaso occupano 800 ettari di superficie. Ai 14 milioni di margherite all’anno prodotti da circa 300 aziende specializzate in questa specie, si affianca l’importante comparto delle piante aromatiche, che supera i 70 milioni di pezzi coltivati e commercializzati all’anno. «Per noi, rinunciare a un guadagno, seppur piccolo – spiega Germano Gadina, presidente dell’Irf – è un segnale di vicinanza verso le aziende florovivaistiche del territorio, un’importante risorsa economica per la Liguria, colpita dalla crisi e, ultimamente, anche dall’alluvione. Il numero di piante prese in licenza dalle aziende floricole varia a seconda della grandezza della realtà produttiva: ci auguriamo che le nostre imprese possano sfruttare questa opportunità e compensare, almeno parzialmente, i mancati guadagni della produzione del 2014».

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