Tirreno Power va verso la chiusura. Ieri l’azienda ha spiegato a sindacati e lavoratori che «le prescrizioni Aia sono inapplicabili. Se la conferenza dei servizi le dovesse confermare, dovremo chiudere». La centrale a carbone è stata messa sotto sequestro con l’accusa d disastro ambientale l’11 marzo scorso, quando il Gip del Tribunale di Savona Fiorenza Giorgi ha accolto la richiesta della Procura. Ora il rischio che 800 dipendenti, 250 diretti e il resto appartenenti a società esterne, perdano il posto sembra davvero concreto.

«Secondo quanto reso pubblico dalla Regione Liguria, a otto mesi dal fermo la qualità dell’aria non è sostanzialmente cambiata. – rivela una fonte vicina all’azienda – Lo stesso giudice nel provvedimento ha riconosciuto che nessun limite di legge è stato superato dall’azienda, ma che il fermo dell’impianto è dovuto a motivi precauzionali. Le rilevazioni della qualità dell’aria a Savona non hanno mai riportato il superamento dei limiti per la salute e l’ambiente per nessun inquinante»

Tra le prescrizioni inattuabili figura quella relativa alla copertura del parco carbone: «Un’opera vasta, con una navata larga come la stazione centrale di Milano, che richiede oltre due anni di lavori. Secondo il documento andrebbe invece terminata entro il prossimo marzo». L’azienda dovrebbe inoltre dotarsi una centrale con gas metano, che sostituirebbe quella con olio combustibile.

«L’azienda ha fatto e farà tutto il possibile per rimettere in funzione i gruppi a carbone – ha detto Alessandro Gaglione, direttore della centrale – ma non possiamo fare l’impossibile. Le prescrizioni sono contraddittore e in molti casi inapplicabili. Se non verranno modificate non avremo alternative alla chiusura».

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