Quattro giorni di sciopero. Quattro giorni di braccia incrociate e un picchetto fuori dal pastificio. È questa la decisione che i lavoratori dello stabilimento Agnesi di Imperia hanno preso ieri e che da questa mattina è diventata realtà. Tutti gli operai non sono andati a lavorare, sono rimasti sulla porta con un piccolo presidio per manifestare la loro rabbia per l’imminente chiusura della fabbrica, ma soprattutto per il nulla di fatto ottenuto dopo il vertice di Perugia il 17 ottobre con il patron Colussi, proprietario dell’Agnesi.

Tutta l’amministrazione comunale, nelle sue diverse forze politiche, si è schierata accanto ai lavoratori esprimendo solidarietà. «L’adesione  è totale – ha dichiarato Ivan Cavarero della Cgil – lo sciopero è nato dopo la riunione di ieri e sappiamo essere una decisione forte presa a malincuore perchè preferiamo il dialogo con l’azienda, ma quando a Perugia hanno ribadito che il pastificio chiuderà ad ottobre 2015 e che quindi 200 famiglie saranno in mezzo ad una strada, la via da percorrere non poteva che essere quella dello sciopero».

Più cauto invece il sindaco di Imperia, Carlo Capacci che ha dichiarato:«Il diritto di sciopero è sacrosanto, ma farlo in un giorno in cui arriva un importante cliente non mi sembra una scelta oculata. Quando incontrerò Colussi gli chiederò di non chiudere lo stabilimento. Va detto che il gruppo sta studiando una ristrutturazione e su questo non mi sento di criticare nessuno, semmai chiederò, nell’ambito della ristrutturazione, di non chiudere lo stabilimento Agnesi di Imperia appunto».

I lavoratori intanto continuano a presidiare l’ingresso della fabbrica e, dopo aver cucinato pasta Agnesi per tutti all’ora di pranzo, hanno avvisato i cittadini e la stampa che domani alle 18 si terrà una fiaccolata per sensibilizzare maggiormente gli imperiesi e le amministrazioni locali sul delicato tema della chiusura dello stabilimento.

 

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