«Noi abbiamo realizzato i progetti per mettere in sicurezza il Fereggiano e il Bisagno. I soldi c’erano. Ma i tempi tecnici si sono dilatati e hanno impedito di far partire i lavori». Il sindaco di Genova Marco Doria non ci sta a fare da capro espiatorio e punta il dito contro quelle inefficienze di sistema che, a detta del primo cittadino genovese, rappresentano la causa principale del dramma abbattutosi sul capoluogo ligure nella notte di ieri.

«Il nostro territorio è stato letteralmente massacrato negli ultimi decenni – spiega Doria – servono interventi strutturali e onerosi, in grado di ridurre o attenuare il rischio che eventi tragici come questo si verifichino ancora. Noi come Comune avevamo previsto due opere importanti: la costruzione del canale scolmatore del Fereggiano e la copertura dell’ultimo tratto del Bisagno. Entrambe però sono rimaste bloccate a causa dell’allungamento dei tempi burocratici. Adesso non si può più aspettare».

Quando gli viene fatto notare che il l’Amministrazione comunale ha fatto poco in questi anni per mettere in sicurezza il territorio, Doria precisa: «Negli ultimi tre anni sono stati eseguiti interventi su diversi rivi e torrenti, come il Chiaravagna e il rio Gerato. Siamo consapevoli che si debba fare molto di più, noi da parte nostra siamo pronti ad avviare da subito i lavori più importanti».

Per il sindaco è necessario che la Regione Liguria «dichiari per Genova lo stato di calamità naturale, in modo da sbloccare le risorse necessarie a riparare i danni. Serve poi un piano straordinario di investimenti destinato ad affrontare il dissesto idrogeologico del territorio nazionale e di quello genovese in particolare».

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