Regime del trasferimento della residenza fiscale in altro Stato UE o SEE

Sono state definite le disposizioni di attuazione del cd. regime dell’“Exit Tax”, con particolare riguardo al regime previsto per il trasferimento della residenza fiscale dei soggetti esercenti impresa in altro Stato UE o aderente allo SEE (ex art. 166 del TUIR). Tra le diverse disposizioni, è stato precisato che:

– i soggetti esercenti imprese commerciali che trasferiscono la residenza in Stati UE o aderenti allo SEE con i quali l’Italia abbia stipulato un accordo sulla reciproca assistenza in materia di riscossione dei crediti tributari, possono optare per la sospensione o per la rateizzazione della riscossione delle imposte sui redditi dovute sulla plusvalenza, unitariamente determinata, in base al valore normale dei componenti dell’azienda o del complesso aziendale, che non siano confluiti in una stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato;

– tale plusvalenza include anche il valore dell’avviamento, comprensivo delle funzioni e dei rischi trasferiti, determinato sulla base dell’ammontare che imprese indipendenti avrebbero riconosciuto per il loro trasferimento;

– le imposte sui redditi oggetto di sospensione sono versate al verificarsi del primo dei seguenti eventi: a) per i beni e i diritti ammortizzabili, inclusi quelli immateriali e l’avviamento, con riferimento all’esercizio di maturazione delle quote residue di ammortamento, che sarebbero state ammesse in deduzione ai fini dell’ordinaria determinazione del reddito d’impresa, indipendentemente dalla imputazione al conto economico; b) per le partecipazioni e gli strumenti finanziari similari alle azioni, nell’esercizio di distribuzione degli utili o delle riserve di capitale; c) per ciascuno dei predetti elementi e per gli altri elementi patrimoniali non soggetti a processo di ammortamento, nell’esercizio in cui si considerano realizzati ai sensi delle disposizioni del TUIR. Si considera in ogni caso evento realizzativo il decorso di 10 anni dalla fine dell’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia;

– le imposte oggetto di rateizzazione sono versate in 6 rate annuali di pari importo;

– tali nuove disposizioni, in sostituzione della previgente disciplina contenuta nel D.M. 2/8/2013, si applicano ai trasferimenti di residenza effettuati nel periodo d’imposta che inizia successivamente all’8/7/2014 (per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, quindi, il 2015), essendo comunque prevista una disciplina transitoria per i trasferimenti sinora effettuati. (D.M. 2/7/2014 su G.U. n.156 dell’8/7/2014)

Regime del trasferimento della residenza fiscale: modalità operative

Sono state regolate le modalità per l’esercizio dell’opzione per la sospensione o la rateizzazione dell’“Exit Tax”, al fine, tra l’altro, di individuare la documentazione da conservare e gli obblighi di monitoraggio, i criteri di determinazione dell’imposta dovuta e le modalità di versamento, nonché le modalità di rilascio delle garanzie, qualora richieste, e le cause di decadenza dal regime. Tali modalità operative trovano applicazione ai trasferimenti di residenza effettuati successivamente all’8/7/2014, nonché a quelli effettuati precedentemente, ove compatibili. (Provvedimento del Direttore AdE prot. n.92134 del 10/7/2014)

Riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti: ulteriori chiarimenti

L’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti – rispetto a quanto già precisato con le Circolari n.8/E/2014 e n.9/E/2014 – in merito alla disciplina della riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti e assimilati, con particolare riguardo alle modifiche apportate, in sede di conversione in legge, al D.L. 24/4/2014, n.66 (cd. “Decreto Renzi”). Tra i diversi chiarimenti, è stato precisato che:

– per le caratteristiche del credito erogato, al relativo recupero da parte dei sostituti d’imposta mediante compensazione non si applica la limitazione di cui all’art. 31 del D.L. 31/5/2010, n.78, che prevede un divieto di compensazione (ex art. 17, comma 1, del D.Lgs. 9/7/1997, n.241) dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro;

– i sostituti d’imposta erogano il credito in via automatica ai lavoratori che ne abbiano i requisiti, indipendentemente da ogni considerazione in ordine alla capienza delle ritenute disponibili e dei contributi dovuti. I medesimi sostituti, per il recupero del credito erogato ai lavoratori, si avvarranno esclusivamente del Modello F24 e potranno utilizzare l’importo corrispondente al credito erogato per il versamento, mediante compensazione, di qualsiasi importo a debito esposto nel medesimo Modello, anche in sezioni diverse dalla sezione Erario; l’eventuale credito non utilizzato in compensazione potrà essere utilizzato nei successivi versamenti effettuati con il Modello F24. (Circolare n.22/E dell’11/7/2014)

Rimborso IVA in via prioritaria: individuazione dei contribuenti interessati

La disposizione di cui all’art. 38-bis, nono comma, del D.P.R. 26/10/1972, n.633, che prevede l’erogazione dei rimborsi IVA in via prioritaria entro 3 mesi dalla richiesta di rimborso dell’eccedenza d’imposta detraibile, si applica – a partire dalla richiesta relativa al terzo trimestre dell’anno d’imposta 2014 – agli operatori economici titolari del codice di classificazione delle attività economiche ATECO2007 30.30.09 (fabbricazione di aeromobili, di veicoli spaziali e dei relativi dispositivi). (D.M. 10/7/2014 su G.U. n.170 del 24/7/2014)

Cessione intracomunitaria: prova dell’avvenuto trasferimento fisico del bene

L’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni indicazioni in merito ai mezzi utili a provare l’avvenuto trasferimento fisico di un bene dall’Italia ad altro Stato membro dell’UE, al fine di poter correttamente porre in essere una cessione intracomunitaria non imponibile ai fini IVA, nei casi in cui il suddetto trasferimento non sia attestato da documento di trasporto (quale il CMR). Con riferimento a tale prova, è stato precisato che:

1) quando non è possibile esibire il documento di trasporto sono ammissibili altri mezzi di prova idonei;

2) la prova dell’avvenuto trasferimento del bene in altro Stato membro deriva da un insieme di documenti da cui si ricava, con sufficiente evidenza, che il bene è stato trasferito dallo Stato del cedente a quello dell’acquirente.

Nel caso di specie (cessione di imbarcazione a un soggetto francese che viene trasportata via mare dal cessionario autonomamente), è stato ritenuto, in applicazione di quanto sopra, che la prova può essere fornita mediante l’esibizione della seguente documentazione: a) fattura di vendita dell’imbarcazione; b) documentazione bancaria dalla quale risulti traccia delle somme riscosse in relazione all’operazione effettuata; c) contratti attestanti gli impegni intrapresi tra le parti che hanno dato origine alla cessione intracomunitaria; d) documentazione commerciale che attesti il passaggio di proprietà tra cedente e cessionario; e) documento da cui risulti la cancellazione da parte del cedente dell’imbarcazione dal registro italiano; f) documento da cui risulti l’avvenuta iscrizione dell’imbarcazione nel registro francese; g) elenchi Intrastat. In aggiunta e in sostituzione del documento di trasporto, occorre fornire anche una dichiarazione da parte del cessionario, corredata da idonea documentazione (ad esempio, il contratto di ormeggio stipulato con il porto di destinazione), che attesti di avere condotto l’imbarcazione da un porto italiano a un porto francese. (Risoluzione n.71/E del 24/7/2014)

Nullo l’avviso di accertamento che non giustifica la pretesa impositiva

È nullo l’avviso di accertamento qualora l’Amministrazione finanziaria non fornisca al contribuente “i necessari elementi conoscitivi in ordine all’ “an” ed al “quantum” della pretesa impositiva con quel grado di determinatezza ed intellegibilità necessari a consentirgli il consapevole esercizio del diritto di difesa”. (Cassazione n.16836 del 24/7/2014)

“Decreto cultura”: convertito in legge con modificazioni

È stato convertito in legge, con alcune modificazioni, il cd. “Decreto cultura”, recante “Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo”. Tra le principali disposizioni di interesse, è stato previsto che:

– per le erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti delle fondazioni lirico-sinfoniche o di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo, spetta un credito d’imposta (cd. “art-bonus”) nella misura del: 65% delle erogazioni liberali effettuate in ciascuno dei 2 periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31/12/2013; 50% delle erogazioni liberali effettuate nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31/12/2015;

– per i periodi di imposta 2014, 2015 e 2016, agli esercizi ricettivi, alle agenzie di viaggi e ai tour operator è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30% dei costi sostenuti per (a titolo esemplificativo): impianti wi-fi; siti web ottimizzati per il sistema mobile; programmi e sistemi informatici per la vendita diretta di servizi e pernottamenti; servizi di consulenza per la comunicazione e il marketing digitale; strumenti per la promozione digitale di proposte e offerte innovative in tema di inclusione e di ospitalità per persone con disabilità;

– alle imprese alberghiere esistenti all’1/1/2012 è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30% delle spese sostenute per interventi di ristrutturazione edilizia o per interventi di eliminazione delle barriere architettoniche;

– alle imprese di esercizio cinematografico (ex art. 3 del D.Lgs. 22/1/2004, n.28), che abbiano i requisiti delle PMI, per gli anni 2015 e 2016 è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30% dei costi sostenuti per il ripristino, il restauro e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche. (Legge 29/7/2014, n.106 e D.L. 31/5/2014)

Credito di imposta per favorire il sostegno della cultura (cd. “art-bonus”)

L’Agenzia delle Entrate ha fornito alcune precisazioni in merito al cd. “art-bonus”, ovverosia il credito d’imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura introdotto dal D.L. 31/5/2014, n.83 (cd. “Decreto cultura”). Si tratta di un regime fiscale agevolato di natura temporanea, rivolto a favorire e potenziare il sostegno del mecenatismo, rappresentato dalla concessione di un credito d’imposta nella misura del 65% delle erogazioni effettuate nel 2014 e nel 2015, e nella misura del 50% delle erogazioni effettuate nel 2016, in favore delle persone fisiche e giuridiche che effettuano erogazioni liberali per interventi a favore della cultura e dello spettacolo. (Circolare n.24/E del 31/7/2014)

Deducibilità delle erogazioni liberali in favore di persone giuridiche

È stato ribadito che le erogazioni liberali previste dall’art. 100, comma 2, lett. a), del TUIR sono deducibili se il beneficiario dell’erogazione: 1) ha personalità giuridica; 2) persegue “esclusivamente” una o più finalità fra quelle di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria, culto e ricerca scientifica, non potendo, quindi, perseguire finalità diverse da quelle espressamente previste dalla norma. La deduzione è, quindi, concessa alle imprese che effettuano erogazioni a soggetti con finalità di interesse pubblico, mentre non può trovare applicazione qualora il soggetto beneficiario svolga un’attività lucrativa e, pertanto, la deduzione non può spettare per erogazioni effettuate in favore di società commerciali. (Risoluzione n.74/E del 29/7/2014)

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