La spiaggia della crisi

La spiaggia della crisi

La primavera più fredda degli ultimi vent’anni ha mandato in tilt le casse degli stabilimenti balneari: «Ci siamo accorti che era estate solo a fine giugno –racconta Cesare Boggiano – gestore dei bagni Marini di Lavagna ed ex presidente Assobalneari Tigullio – nei primi mesi nelle spiagge non c’era nessuno. Con il bel tempo un po’ di gente si è vista, ma abbiamo risentito molto del condizionamento che ha avuto la crisi economica sulle famiglie, anche se non capiamo se sia effettivo o psicologico, ovvero una preoccupazione che si traduce in maggiore difficoltà di spesa».
Un inizio di stagione difficile in tutta la regione, con un calo di fatturato per il mese di maggio che si attesta attorno al 70-80% rispetto allo scorso anno. «Questo è il dato ligure relativo agli ingressi – commenta Enrico Schiappapietra, presidente Sib (Sindacato italiano balneari) Liguria – mentre per quanto riguarda gli abbonamenti le cose stanno andando un pochino meglio: non c’è ancora un dato concreto, ma a causa delle condizioni meteorologiche stiamo continuando a vendere abbonamenti ancora a fine giugno, pratica che di solito terminava a fine maggio. Il clima ha fatto slittare tutti gli aspetti dell’inizio stagione».

Enrico Schiappapietra
Enrico Schiappapietra

Le tariffe degli stabilimenti balneari liguri, assicura Schiappapietra, sono ferme da 5 o 6 anni: «Come sindacato l’input che diamo alla categoria è di mantenerle ferme, a parte piccoli ritocchi dell’1-2% che seguono le modifiche fiscali a livello statale, per esempio dopo il passaggio dell’iva dal 20 al 21%.
Anche per quanto riguarda i servizi interni agli stabilimenti cerchiamo di mantenere le stesse tariffe delle stagioni precedenti». Uno studio di Altroconsumo del 2011 indicava le coste liguri come quelle più care d’Italia, e denunciava la difficoltà di raggiungere le (poche) spiagge libere. Dal sindacato
nazionale è arrivata la richiesta di ripensare a una politica dei prezzi più vicina a quella delle altre regioni.
«Un paio di anni fa – racconta Schiappapietra – abbiamo lanciato l’ingresso pomeridiano ridotto come si fa sulle piste sciistiche, che prevede un taglio che oscilla fra il 30 e il 50% sull’ingresso giornaliero. Abbiamo promosso i pacchetti famiglia con gli ingressi gratuiti per i bambini al di sotto di una certa fascia d’età». Un’altra novità che alcuni stabilimenti stanno sperimentando è la formula “villaggio vacanze” che include tutti i servizi extra (come animazione per bambini o lezioni di acquagym) nel biglietto d’ingresso. A seconda dell’estensione delle spiagge è possibile usufruire anche dell’accesso a campi sportivi, aree dedicate al beach volley, eccetera.
«Anche in Liguria – spiega Schiappapietra – si sta diffondendo la cultura dell’all inclusive, anche per offrire ai clienti una tariffazione più chiara e con meno sorprese, ma è chiaro che le spiagge romagnole sono diverse proprio dal punto di vista orografico. Noi non potremmo mai fare un turismo di massa». Il presidente di Sib Liguria rimane dell’idea che sia da screditare il pregiudizio sulle spiagge troppo care: «Una giornata in spiaggia costa in media dai 5-6 euro, mentre una giornata sulla neve, solo per lo skipass, può costare dai 30 ai 40 euro. Certo, ci sono costi di gestione diversi, ma bisogna sfatare il mito della spiaggia costosa».
Il consiglio di mantenere ferme le tariffe arriva anche dal presidente di Assobalneari Italia, Fabrizio Licordari che lamenta un calo dei consumi pari al 20-30% nelle ultime due stagioni: «Quando il tessuto sociale va in crisi – spiega Licordari – le prime voci che le famiglie tagliano sono quelle legate al tempo libero e agli extra, così se una volta le cabine si affittavano per due o tre settimane consecutive, adesso ci si ferma al solo fine settimana».

Fabrizio Licordari
Fabrizio Licordari

Ma i tagli che le famiglie fanno sulle loro spese non riguardano solo gli ingressi negli stabilimenti balneari: anche una volta dentro ai lidi privati i consumi vengono centellinati con attenzione. La vecchia bibita fresca diventa solo acqua, meglio ancora se dal rubinetto, la merenda si riduce al ghiacciolo, i pranzi vengono dalla borsa-frigo. Dal punto di vista dei consumatori si avverte, inoltre, una certa reticenza da parte dei gestori dei bagni a venire incontro alle famiglie, nel loro stesso interesse: «Qui l’alternativa – spiega Furio Truzzi, presidente Assoutenti Italia – è fra i prezzi fermi e gli ombrelloni chiusi. Ho provato a suggerire una formula per gli ingressi 3×2, ma purtroppo qui in Liguria vige la cultura della posizione di rendita, ovvero “essendoci poco spazio e poche spiagge libere, devono per forza passare da noi”». Truzzi sostiene che basterebbe anche solo un imprenditore illuminato che inizi ad abbassare i prezzi e tutti gli altri esercenti gli andrebbero dietro, aprendo molti più ombrelloni: «Purtroppo però i gestori dei bagni piuttosto che fare una politica di incasso, preferiscono fare una politica di licenziamento, lasciando a casa un bagnino e mettendo al suo posto un figlio, un nonno o un fratello».

Emanuele Guastavino
Emanuele Guastavino

Altre proposte per riavvicinare le famiglie alle spiagge private arrivano da Stefano Salvetti, presidente regionale Adiconsum e Consulta Consumatori Genova, che suggerisce i biglietti agevolati per determinate categorie sociali in difficoltà: «Piuttosto che lasciare il posto vuoto – sostiene Salvetti – si potrebbe pensare a un abbonamento scontato per chi ha un Isee ridotto, o più di due o tre figli, oppure durante la settimana si potrebbe fare l’ingresso last minute, come sugli aerei, affittando a ore le sdraio e gli ombrelloni, con cifre simboliche attorno ai 2, 3 euro». Tutte alternative che in Romagna o in Versilia si stanno già sperimentando da qualche anno, ma che in Liguria faticano ad affermarsi. «Per la stagione 2014 – racconta Salvetti – dovrebbe partire un nuovo progetto a Voltri che va proprio in questa direzione: si divideranno le spiagge in due zone, una privata e una pubblica e chi gestirà l’area attrezzata dovrà garantire la pulizia e il salvamento anche per quella libera».
A creare ulteriori problemi ai gestori dei lidi privati è la procedura di infrazione che l’Unione Europea ha aperto nel 2008 nei confronti dell’Italia per quanto riguarda la gestione delle concessione del demanio marittimo. La
nuova normativa europea impone all’Italia di gestire entro il 2015 le concessioni con aste pubbliche, così come accade negli altri Paesi comunitari. «La nuova legislazione europea – spiega Emanuele Guastavino, presidente Adoc Liguria – ha creato non pochi problemi. Gli stabilimenti balneari sono in fase di elaborazione per capire come possono risolvere la situazione, ma il malumore dei gestori nei confronti delle concessioni dei litorali è forte. Non è semplice adattare la nuova normativa alla situazione ligure».

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