In Italia non esiste ancora un censimento completo e aggiornato dei luoghi d’arte, delle emergenze storiche e dei paesaggi a rischio. Probabilmente questa mancanza è la principale causa del successo dell’iniziativa “I luoghi del cuore” (si è appena conclusa la quinta edizione) promossa dal Fai, il Fondo per l’ambiente italiano. Si tratta di un’iniziativa biennale nata per porre l’attenzione sulla difesa del paesaggio e dei beni artistici e architettonici italiani. Le adesioni, anche in Liguria, sono in crescita esponenziale (20 mila nel 2010, settimo posto generale). Ogni anno viene dunque aggiornata questa singolare “lettura del paesaggio” così come percepita dalle popolazioni, realizzata senza mediazioni, senza interventi pubblici e interessi di parte, che sembra davvero a corrispondere a quanto la convenzione europea del Paesaggio prevede. Una mappa dei luoghi a rischio ma non solo: i “luoghi del cuore” si configurano come uno strumento vivo, ricco di informazioni da verificare e da “usare” per arricchire la nostra cultura. Non importa se comprendono luoghi noti o luoghi poco conosciuti, li accomuna una stessa forte identità, unicità, valore: dai risultati emerge che l’interesse dei cittadini non va solo e necessariamente ai grandi e noti monumenti, ma anche a tutti quei luoghi che diventano un simbolo, personale o collettivo.

I luoghi del cuore

Nella classifica nazionale chiese, edifici civili e parchi convivono con paesi veri e propri e persino gli stadi. Sono due i campi sportivi più votati quest’anno: il Filadelfia dove giocava il grande Torino (con 10.291 segnalazioni all’ottavo posto nazionale) e il Luigi Ferraris di Genova (243 segnalazioni valgono il centocinquantaseiesimo posto nazionale).

Sonia Cevasco Asaro
Sonia Cevasco Asaro

«Quando mi hanno chiamato per segnalarmi il boom di votazioni, raccolte attraverso firme e preferenze online – racconta Sonia Cevasco Asaro, capo delegazione del Fai di Genova – ero davvero stupita, perché non è uno stadio storico e io, da non esperta di calcio, non capivo perché potesse essere considerato un luogo del cuore. Poi ho capito che l’attualità dell’ipotesi di spostamento aveva fatto mobilitare i tifosi e trattandosi di una struttura in mezzo alla città aveva ancora più significato». Per il Fai di Genova è un ottimo segnale: «Le persone che non ci frequentano abitualmente iniziano a conoscerci, siamo più popolari e non abbiamo più l’etichetta della “Fondazione dei ricchi”, com’era in effetti quando il Fai ha cominciato l’attività, nel 1975. Nell’ottica di questo nuovo percorso la storica presidente nazionale Giulia Maria Mozzoni Crespi ha scelto un successore: Ilaria Borletti Buitoni». Quest’anno in testa alla classifica regionale è un luogo spezzino: la pieve di Marinasco, che si è piazzata all’undicesimo posto della classifica nazionale, con 8.799 voti. Intitolata a Santo Stefano, risale al XIII secolo e rischia il crollo a causa di pesanti infiltrazioni d’acqua che ne hanno indebolito la struttura e deteriorato gli affreschi. Sta per franare anche parte della collina su cui è costruito l’edificio, tanto che il parroco ha celebrato persino la messa sotto una grande tenda. «Ci stiamo muovendo per vedere se riusciamo a ottenere dei contributi più o meno simbolici – dichiara Elio Messuri, capo delega zione del Fai della Spezia – perché per ristrutturarla ci vogliono almeno 2 milioni di euro, e in più non c’è ancora un progetto organico. Bisogna intervenire prima di tutto sul consolidamento del terreno, perché la frana non è ferma, poi è necessario operare sui muri maestri, per procedere al rinforzamento murario, e poter infine lavorare all’interno. La pieve era già stata puntellata internamente, dove è presente un bellissimo medaglione del Seicento, con una crepa al centro, e ultimamente è caduto un pezzo di cemento sull’ingresso». Il bene è di proprietà della comunità di Marinasco, ma è sotto l’egida della curia vescovile, che quando può si prende carico di queste situazioni. «C’è una certa pressione sul Comune – racconta Messuri – ma l’unica pressione che si può fare è sulla Sovrintendenza, ma con i tagli che sono stati fatti, soldi non ne hanno neppure loro. Il solo sistema che potrebbe funzionare è il volontariato, ma non a livello spicciolo: se la curia ci desse ascolto, potremmo fare una grossa campagna di sponsorizzazione a livello locale. Non è giusto, ad esempio, che alla Spezia ci siano 10-15 banche che raccolgono soldi per poi portarli via, perché la città ne fornisce parecchi. Abbiamo poi società come la Veolia, una multinazionale francese, l’Oto Melara, tutta la cantieristica, l’Enel e molte altre aziende che potrebbero dare dei contributi. Se poi facciamo gli spezzini e restiamo in attesa che qualche cosa accada, non si fa nulla: bisogna muoversi con una campagna di sensibilizzazione e presentare almeno un progetto». Per fare un confronto con le cifre nazionali, il primo posto in Italia lo hanno conquistato eremi dell’abbazia di Santa Maria di Pulsano a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia con 34.118 segnalazioni. Si tratta di 24 eremi scavati nella roccia grigia su strapiombi di oltre 200 metri, nella zona che circonda l’abbazia, luogo di monaci e anacoreti che si sono dedicati alla contemplazione e all’ascesi. Un luogo davvero speciale, un habitat rupestre in un contesto paesaggistico di grande fascino. Al secondo posto, con più di 26.150 voti, c’è casa Desanti Bossi a Novara, villa ottocentesca realizzata nel centro storico dall’architetto Alessandro Antonelli, uno dei più importanti esempi di architettura civile piemontese dell’Ottocento, purtroppo chiusa e abbandonata da anni e bisognosa di grandi interventi di restauro. Al terzo posto, con 19.238 segnalazioni la settecentesca chiesa di Santa Caterina a Lucca, conosciuta come la “chiesa delle sigaraie” per le donne che andavano lì a pregare prima di iniziare il lavoro nella vicina Manifattura tabacchi.

[envira-gallery id=”31417″]Già da queste prime segnalazioni appare evidente come gli italiani abbiano un concetto moderno e flessibile di patrimonio culturale: eremi, palazzi, chiese, per poi passare alla stazione radiotelegrafica Guglielmo Marconi di Pisa, inaugurata proprio cento anni fa affinché lo scienziato continuasse lì le sue ricerche, o l’ex cementificio di Alzano Lombardo, esempio di archeologia industriale, attualmente in disuso, o la tintoria degli Scarlatti a Gandino, in provincia di Bergamo, dove furono tinte le camicie rosse dei Mille. Al censimento del Fai, quest’anno, hanno partecipato circa mezzo milione di persone, il quadruplo dell’edizione precedente: Puglia, Piemonte, Lombardia, Toscana e Calabria sono state le regioni più sensibili al censimento. La Liguria incide per il 4%. “I luoghi del cuore” figurano così come un grande movimento popolare, la cui “politica” nasce da un solo sentimento: quello di difendere col cuore ciò che appartiene a tutti, in nome di un’unità vera, non solamente rievocata dai libri di storia. Ciò è reso possibile grazie al lavoro delle delegazioni del Fai sparse in tutta Italia, ma ancor di più sono stati decisivi i comitati spontanei nati sul territorio, la loro responsabilità a segnalare ai Comuni e alle sovrintendenze, unito alla disponibilità delle filiali di Banca Intesa Sanpaolo, che quest’anno hanno raccolto il doppio del numero delle cartoline di segnalazione. Da non dimenticare, il ruolo dei social network che hanno permesso proprio a tutti di “dire la propria”. Il gruppo Facebook “Salviamo la pieve di Marinasco”, creato a settembre, conta 1.888 membri. I creatori sono tre: Roberto Mascolo, Davide Capellari (consigliere della circoscrizione II del Comune della Spezia, del Pdl) e il più attivo Gino De Luca (consigliere comunale della Spezia, anche lui sponda Pdl), che quasi quotidianamente ha aggiornato la situazione delle votazioni e promosso il caso Marinasco facendo anche un’interrogazione al sindaco Federici. E se La Spezia ha conquistato il primo posto dei luoghi del cuore in Liguria, è la provincia di Imperia ad aver piazzato più segnalazioni nei primi dieci: al secondo posto c’è la loggia dipinta e il ninfeo di palazzo Guarnieri a Imperia (4.301), al terzo il monastero di Santa Chiara, sempre a Imperia (4.196), al quinto la chiesa di San Michele santuario della divina provvidenza a Diano Arentino (333) e al settimo la chiesa di San Gregorio e San Salvatore a Bajardo (220). «È un risultato straordinario – commenta Roberta Cento Croce, architetto e capo delegazione della provincia di Imperia dal 2003 – solo nel Parasio a Porto Maurizio ci sono state più di 8 mila segnalazioni. Avevamo sentore di questo exploit perché avevamo avuto notizia di raccolte di firme e la segnalazione sul monastero di Santa Chiara l’avevamo un po’ suggerita anche noi: nel 2009 avevamo fatto un incontro per il bosco di san Francesco proprio lì e ci siamo resi conto che le suore, pur facendo molto lavoro, avevano grandi difficoltà a mantenere quel luogo. Così abbiamo deciso di proporre il nostro aiuto dando questa vetrina e fornendo contatti». Poche le segnalazioni sul savonese: l’area marina della Margonara ad Albissola Marina e villa Zanelli a Vado Ligure (uno dei pochi esempi liberty della zona) sono stati i più votati. Simonetta Chiarugi, capo delegazione di Savona ricorda che anni fa era riuscito il recupero del teatrino di Finale Ligure: «popolazione sera data da fare e aveva ottenuto una marea di voti. Ora ci stiamo concentrando per opporci all’ampliamento della centrale Enel di Vado Ligure».

E dopo?

In questo Imperia è stata avvantaggiata perché un paio di censimenti fa (nel 2004) erano stati segnalati il ponte di Clavi (una frazione di Imperia) e l’annesso oratorio di San Martino. Il luogo era arrivato settimo in tutta Italia con 2.700 voti e il Fondo ambiente aveva avuto a disposizione i fondi di Banca Intesa, più i fondi raccolti dalla delegazione Fai, più quelli degli enti pubblici grazie all’opera di sensibilizzazione sul ponte nei confronti della Provincia e della Curia. Il Fai imperiese ha concentrato in totale un centinaio di migliaia di euro sul restauro dell’oratorio, ma contemporaneamente si è mosso con la Provincia chiedendo l’impegno a sistemare il ponte medievale su cui hanno camminato i pellegrini diretti al santuario di Compostela (costo 300 mila euro). «Nel giro di un anno tutto è stato rimesso a posto – racconta Cento Croce – così la gente ora pensa che se viene fatta una segnalazione “di peso” si può ottenere qualcosa. Non è detto che accada anche quest’anno». Non è andata così bene per villa Pallavicini a Genova Pegli, che due anni fa è arrivata seconda a livello nazionale: 6.170 voti grazie alla promozione di due pegliesi che hanno coinvolto anche la stessa segreteria regionale del Fai. Cevasco Asaro spiega: «Dopo l’exploit avviato trattative con il Comune, ma gli oneri sono troppi, non saprei quantificarli, ma almeno qualche milione di euro. Qualche anno fa c’era stato anche qualche restauro, ma non sono terminati i danneggiamenti e i furti. Villa Durazzo Pallavicini è un posto unico, ha una serra con piante bellissime, che proprio con l’imminente Euroflora sarebbe utile riportare sotto i riflettori. I contatti con l’ente comunale si sono arenati l’anno scorso e noi come delegazione non abbiamo la forza economica per portare avanti l’opera di recupero. Se non ci sono le risorse e la volontà politica di fare qualcosa è difficile avere successo». Vista la mobilitazione per villa Pallavicini nel censimento scorso, quest’anno il Fai genovese ha dato libertà di votazione e sono entrate in classifica la madonnetta di San Cipriano di Serra Riccò (quarto posto con 675 voti) e proprio lo stadio Ferraris.

Nello stesso anno di villa Pallavicini compariva nella classifica ligure (quinto posto con 145 segnalazioni) anche l’ecomostro dell’Isola Palmaria, lo scheletrone poi abbattuto nel maggio 2009. L’isola Palmaria e il Luigi Ferraris non sono i soli luoghi del cuore a risentire dell’influsso dell’attualità: quest’anno sono entrati in classifica il parco dell’Acquasola di Genova (88 voti, tredicesimo), al centro di una vicenda legata alla costruzione di un parcheggio e l’area della Margonara di Albissola Marina (75 segnalazioni, quindicesima), associata al progetto di un porticciolo turistico. Tra i luoghi “curiosi” ci sono l’istituto agrario Bernardo Marsano di Genova (10 segna lazioni), la strada costiera incompiuta tra Diano Marina e Imperia (6 voti), il paesaggio delle Cinque Terre (6 preferenze, ma le Cinque Terre compaiono anche sotto altri nomi legati ai singoli borghi o ai sentieri). Persino la sopraelevata Aldo Moro di Genova è il luogo del cuore di qualcuno (4 persone), insieme all’ospedale San Paolo di Savona e al porto di Santa Margherita Ligure. Proprio quest’ultimo luogo del cuore è salito alla ribalta per la bocciatura del nuovo progetto (da 70 milioni) della “Santa Benessere & social srl” da parte del Fai nazionale. Costanza Pratesi, responsabile dell’ufficio Ambiente e paesaggio dichiara: «Prima ancora di affrontare la questione dell’impatto ambientale e paesaggistico vogliamo evidenziare come la differenza sia anzitutto “culturale” prima che “fisica”: alla radice c’è la scelta sul futuro di Santa Margherita e sul rapporto con il proprio passato. Si intende davvero dare vita a uno sviluppo per la città che rinunci e dimentichi la propria identità o si intende costruire uno sviluppo sul rafforzamento di quest’identità? La scelta di trasformare il “porto rifugio” di Santa Margherita in un “porto turistico” comporta uno stravolgimento dell’identità stessa della città ed è su questo che vorremmo portare il dibattito».

Quello che si nota scorrendo la classifica degli 849 luoghi segnalati nel 2010 in Liguria è che alcuni sono “doppi” solo perché scritti diversamente, come “Madonnetta San Cipriano” (675 voti) e “Madonnetta di S Cipriano” (4 segnalazioni). «Le firme dei luoghi del cuore sono per noi una traccia di persone interessate – commenta Cevasco Asaro – ma tante poi non si iscrivono». L’iniziativa ha comunque reso possibile uno degli scopi del Fai: l’inserimento nel tessuto sociale. Strettamente collegata ai luoghi del cuore c’è l’iniziativa “Puntiamo i riflettori”, che si propone di essere una conseguenza delle votazioni o un’anticipazione per concentrare l’attenzione su un luogo particolare attraverso conferenze o eventi.

Il Fai in Liguria

Dopo tanti anni il Fondo ambiente ha acquisito notorietà e crescente partecipazione, ora Fai è sinonimo di attenzione per i beni artistici e territoriali italiani e viene sempre meno confuso, scherzano i suoi aderenti, sia con la Federazione autotrasportatori italiani sia con la Federazione anarchica italiana. In Liguria sono sei le delegazioni del Fondo ambiente italiano: le quattro provinciali più Portofino-Tigullio e Albenga-Alassio. Gli iscritti in Liguria sono oltre 3 mila. Genova copre quasi il 50% del totale (ed è anche la più “antica”, con più di 25 anni di attività). Anche Imperia è ben messa con un migliaio di aderenti, La Spezia invece ne ha circa 150, mentre Savona ha poco meno di 300 iscritti e soffre di un’età media particolarmente alta, come racconta il nuovo capo delegazione Simonetta Chiarugi (45 anni e molto entusiasmo nel raccontare): «Sono in carica da gennaio e mi piacerebbe poter prendere contatti con varie associazioni sul territorio per poter fare sistema. Vorrei cominciare a organizzare gite in treno anziché in pullman contribuisce a coinvolgere più persone, soprattutto giovani. Stiamo gettando i semi per crescere, anche nel rapporto con la scuola». La collaborazione con la scuola è un punto debole per il Fai ligure (il Fai nazionale ha una sezione Fai scuola) secondo Cevasco Asaro: «Molti giovani partecipano alle nostre iniziative, soprattutto le giornate Fai di primavera, in cui i nostri volontari tengono aperti beni che normalmente non si possono visitare, ma è il sistema scuola che non ha risposto sinora. C’è qualche insegnante “illuminato”, che fa partecipare la sua classe, ma non c’è niente di sistematico ». Eppure l’anno scorso 70 giovani ciceroni hanno fatto da guida nelle giornate di primavera, «quando provano questa esperienza poi si appassionano – conferma il capo delegazione genovese – se magari la prima volta erano spinti dalla necessità di ottenere crediti formativi, successivamente tornano di loro spontanea volontà e fanno venire le famiglie. Proprio per questo non voglio demordere».

La sede del Fai di Genova
La sede del Fai di Genova

A dare un grosso aiuto a portare nuova linfa tra le fila del Fai è anche la televisione: Striscia la Notizia ha dato spazio al direttore del Fai nazionale Marco Magnifico, che con il biker Vittorio Brumotti porta nelle case di milioni di italiani le emergenze a rischio. L’entusiasmo di Sonia Cevasco Asaro, capo delegazione genovese, è contagioso: «Noi crediamo di poter salvare il nostro patrimonio! Partiamo favoriti in Liguria perché abbiamo l’abbazia di San Fruttuoso, che è un luogo unico al mondo. A differenza di altre regioni però non abbiamo territori, come per esempio la Baia di Ieranto a Napoli. Nel meridione il Fai ha dato una speranza, un modo per recuperare la nostra identità nazionale». Chiarugi aggiunge: «Mi piace citare il nostro direttore Marco Magnifico quando dice: siamo un manipolo, se fossimo un esercito si potrebbe davvero cambiare qualcosa». Oltre a San Fruttuoso ci sono proprietà di valore inestimabile nel Fai ligure: la barberia Giacalone di vico Caprettari a Genova comprata proprio dalla delegazione genovese prima che venisse smantellata e poi donata al Fai, casa Carbone a Lavagna, torre Pagana a Rapallo, casa Laura a Ospedaletti. Poi ci sono appartamenti che persone hanno donato con l’intento di usare l’affitto per il mantenimento di questi beni. «Molte persone che non vogliono la ribalta », sottolinea Cevasco Asaro. Il Fai riceve beni di questo tipo perché il proprietario ha bisogno di aiuto e per ristrutturarli e mantenerli servono molti soldi. Proprio per l’abbazia di San Fruttuoso è stato necessario un intervento lungo 20 anni per riportarla all’antico splendore. «All’epoca avevamo avuto fortuna – ricorda Cevasco Asaro – perché per la partenza dei lavori avevamo ricevuto una donazione di circa 5 miliardi di lire che ci fece avere Gian Vittorio Cauvin, presidente del Banco San Giorgio».

Nel 2009 uno degli ultimi interventi: sono terminati i lavori di ristrutturazione della foresteria. Il progetto è stato indirizzato al recupero degli ambienti in modo da renderli adatti per un soggiorno turistico. Alla Spezia invece c’è un posto che pochi conoscono e che il capo delegazione Messuri porta alla ribalta: «Come Fai provinciale non abbiamo fatto interventi conservativi, ma c’è una piccola chiesa interessante, san Martino Vecchio, che nessuno conosce, e che risale all’anno Mille. Aveva solo funzione di cappella, poiché la vera chiesa era Marinasco, in quanto dotata di fonte battesimale e con giurisdizione su tutte le chiese del circondario. Era posta ai piedi del monte Parodi, e convogliava le comunità di Biassa, Carpena e Riomaggiore, ed era il luogo che i contadini usavano per il loro culto». Caratteristica di questa struttura era quella di avere tre porte, corrispondenti alle tre comunità. Durante il sopralluogo, Messuri ha notato un bel pavimento e un abside ben conservato. «Negli anni Ottanta era stata fatta un’indagine dal Comune, c’era una delibera, grandi promesse, ma poi è rimasto tutto fermo. In questo momento c’è molta disponibilità da parte del Cai, per mettere in sicurezza almeno il sentiero, che ora è impraticabile, e aprire una stradina. Questo bene era situato in corrispondenza di una strada, che si chiama via Vicinale della Chiesa, ed era un viottolo che partiva da Biassa e arrivava a Carpena. Il territorio della chiesa di San Martino Vecchio è comunale, ma una volta che con il Comune si arriva a un accordo e ci viene data l’autorizzazione, si potrebbe partire con una campagna, per poter raccogliere almeno i 20 mila euro necessari per mettere in sicurezza la chiesa, recintarla e aprire il sentiero del Cai. Questo è un progettino, che con il contributo dei 150 iscritti al Fai provinciale spezzino, e con la speranza di aumentare questo numero, creando un po’ di sinergia tra le persone, si può realizzare».

Una macchina costosa

Patrizia Risso
Patrizia Risso

Gli sponsor, le affiliazioni e le donazioni sono ciò che fa andare avanti il Fai, che è una Fondazione senza scopo di lucro ispirata al National trust. Le attività di conservazione e restauro realizzate dal Fai in Italia sono possibili grazie ai fondi che vengono raccolti dai cittadini e dalle imprese. «Sono molte le persone che ci offrono i loro beni – dice Patrizia Risso, vice capo delegazione per Genova – ma dobbiamo stare attenti a quello che offrono, bisogna che tutto sia a norma e che sia sostenibile in futuro. Per questo sono gradite le donazioni con dote». Il bilancio del Fai ogni anno è certificato da una società esterna di revisione contabile per garantire ai propri sostenitori la trasparenza nella gestione dei fondi: per ogni 100 euro raccolti, circa 70 euro sono destinati alla missione istituzionale. Le delegazioni non hanno molto margine di manovra, il range di azione per chiedere fondi non deve superare i 5 mila euro a sponsor. Per cifre superiori c’è l’ufficio grandi donatori della sede di Milano. “I duecento del Fai” (ora sono molti di più, ma il nome è rimasto quello) sono aziende e privati che contribuiscono ogni anno a finanziare vari restauri nei beni della Fondazione ed eventi musicali nei d’Italia. Nel 2009 il fondo di ricapitalizzazione del Fai nazionale ha avuto un incremento di circa 745 mila euro. Al gruppo ogni anno si aggiungono nuovi nomi (tutti visibili nel bilancio sociale del Fai) e tutti hanno confermato la disponibilità a dare continuità annuale ai contributi versati. Tra i liguri ci sono Banca Carige, Banca Passadore, Il Secolo XIX, Andreina Boero. L’ufficio sponsorizzazioni di Banca Carige ha svelato che il contributo al Fai non supera i 10 mila euro. «Ciò che recuperiamo viene mandato alla sede principale – dice Cevasco Asaro – i fondi delle delegazioni liguri sono serviti anche per l’Abruzzo. Il nostro è l’unico lavoro finito nei tempi stabiliti: la fontana delle 99 cannelle danneggiata dal terremoto è stata rimessa in sesto e ci siamo impegnati a mantenerla nel tempo». Nel 2009 il Fai ha raccolto tra iscrizioni, contributi liberi e contributi finalizzati, oltre 3,5 milioni, il 32% in più rispetto all’anno precedente.

Nel 2009 i nuovi iscritti nazionali sono stati 21 mila, il rinnovo ha avuto un tasso di fedeltà dell’80% (nel 2009 76 mila iscritti e circa 4 mila “amici Fai”) . Nonostante ciò il bilancio 2009 ha chiuso in perdita d’esercizio di 1,3 milioni (nel il disavanzo era di 159 mila euro). Il 68% delle spese sono state indirizzate alle attività istituzionali, il 16% alla raccolta fondi e comunicazione, il 13% ai servizi generali e il 3% alla gestione delegati e volontari. Nel bilancio generale l’abbazia di San Fruttuoso ha un ruolo importante: terzo posto assoluto come incasso per biglietti d’ingresso (209 mila euro , fanno meglio solo il castello di Masino con 411 mila e la villa del Balbianello 242 mila), meno incisiva sugli incassi da affitti d’uso (4.929 euro sui 682 mila totali), mentre il suo valore (al costo) è aumentato di 181 mila euro rispetto al 2008 (il totale dei fabbricati e arredi nazionali del Fai è stimato intorno ai 58 milioni). Per quanto riguarda i fabbricati non istituzionali, i liguri incidono così: Lavagna/Chiavari (3 appartamenti) 273 mila euro, Sanremo (6 appartamenti) 587 mila euro. In tutto le immobilizzazioni materiali e immateriali e beni in comodato e concessione liguri sono: l’abbazia di San Fruttuoso di Camogli, (4,5 milioni tra fabbricato e arredi), casa Carbone di Lavagna (circa un milione tra fabbricato e arredi e 1.294 tra impianti e macchinari), la torre di San Michele di punta Pagana a Rapallo (155 mila euro tra fabbricato e arredi), la barberia di Genova (57 mila euro), i terreni a Camogli (poco meno di 20 mila euro), e gli 800 mila euro degli appartamenti a Lavagna, Chiavari e Sanremo. La sede regionale del Fai coincide con quella della delegazione di Genova ed è all’interno di palazzo Lomellino in via Garibaldi a Genova, dove si possono ammirare tra le altre cose gli affreschi di Bernardo Strozzi ritrovati per caso dopo aver eliminato un tramezzo: «Siamo qui per gentile concessione di Elena Bruzzo, amica e mecenate – sorride Cevasco Asaro – è stato un felice incontro. Questa sede è sin troppo bella. La prima era stata in via Lomellini, uno scagnetto, dove operava il principale promotore del Fai a Genova, Alberto Anzi, mentre la seconda sede storica era in via San Sebastiano 4, un appartamento modesto condiviso con gli Amici dei musei».

Il Fai ligure ha l’appoggio delle istituzioni e della soprintendenza, ma non ha aiuti finanziari, però ha instaurato un serie di collaborazioni con storici dell’arte, direttori di musei (il progetto Dietro le quinte vede proprio una lezione fatta dai curatori apposta per i soci Fai) e altre operazioni di promozione: trekking metropolitano, o la Fai golf cup. «Le delegazioni hanno l’obiettivo di aumentare i propri aderenti per proseguire la missione: salvare dal degrado questi beni straordinari che ci sono stati donati e che noi gestiamo alla perfezione», sottolinea Cento Croce.

Le giornate di primavera

L’evento che occupa maggiormente le energie dei volontari (è bene ricordarlo) del Fondo ambiente, sono le giornate Fai di primavera, quest’anno giunte alla diciannovesima edizione. Il 26 e 27 marzo 660 beni vengono aperti al pubblico. Il tema non poteva non essere l’anniversario dell’unità d’Italia.

Il Fai ligure ha dato vita a giornate memorabili. L’ultima proprio la riapertura di palazzo della Meridiana a Genova, restaurato dal gruppo Viziano, che ha ricevuto “l’assalto” di quasi 10 mila persone., con una fila che copriva tutta via Garibaldi e buona parte dei vicoli circostanti. Cevasco Asaro ricorda anche altre giornate di primavera particolarmente riuscite: «L’esclusiva riapertura dopo 30 anni di palazzo Pitto in piazza Fossatello, che all’interno ha affreschi belli e particolari; oppure la possibilità di visitare villa Paradiso nel momento di passaggio da un proprietario all’altro. Il quartiere di Albaro era intasato». Il capo delegazione imperiese sottolinea: «Le giornate Fai di primavera sono impegnative per noi, ma da privati e istituzioni abbiamo sempre trovato portoni aperti, grande entusiasmo e grande gratitudine». E anticipa: «Abbiamo un bene Fai importante non ancora aperto al pubblico che è villa San Luca, conosciuta anche come casa Laura, donata da un antiquario con la sua collezione. Lui è mancato un paio di anni fa, ma la villa è abitata dalla vedova, che apre solo su appuntamento ». Il centro delle giornate di primavera nell’imperiese è Porto Maurizio, che divenne la città capoluogo della provincia dell’estremo Ponente ligure al posto di Nizza, quando questa venne ceduta alla Francia. Porto Maurizio fu scelto dai Savoia e da quel momento partirono trasformazioni nel tessuto urbano e vennero costruiti monumenti come il teatro Cavour. «Come boccascena – racconta Cento Croce – ha il secondo sipario dipinto più grande d’Italia dopo quello del San Carlo di Napoli. Ed è stato realizzato da Leonardo Massabò, un pittore di origine onegliese. Su questo sipario sono dipinti in un paesaggio d’arcadia, l’Italia sul trono circondata dai geni nazionali come Dante, Machiavelli, Petrarca. Tutti ruotano attorno a una parte centrale dove c’è Cavour che spiega a Dante il nuovo assetto dell’Italia. È altamente didattico e simbolico. Partiremo di lì per fare un discorso sul risorgimento nel Ponente su come Porto Maurizio diventato capoluogo di Provincia, promosse le idee risorgimentali».

Savona invece aprirà la cella di Mazzini alla fortezza del Priamar e il museo di Sandro Pertini a Stella San Giovanni. «L’impegno dei volontari è diviso in quattro turni – ricorda la vicecapo delegazione Risso – ormai i giovani sono molti, a Genova per esempio si equivalgono con gli adulti: in tutto coinvolgiamo 180 persone in quel fine settimana».

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