Fare politica anche senza più avere incarichi istituzionali, in un settore che ormai sta suscitando sempre più interesse: la cucina. È questa la strada che ha intrapreso Renata Briano, prima assessore all’Ambiente sia di Provincia di Genova (2000-2010), sia di Regione Liguria (2010-2014) poi europarlamentare del Pd (2014-2019). Briano ha preso un diploma da cuoca professionista e ha aperto un blog (qui il link) in cui rivela ricette e dà consigli utili, facendo anche attenzione al cosiddetto consumo consapevole (prodotti stagionali, locali, provenienti da allevamenti non intensivi o stock ittici meno conosciuti).

Renata Briano

Genovese, una laurea in scienze naturali, si è da sempre occupata di ambiente, anche fuori dalla politica (ricercatrice all’Istituto Tecnologie Didattiche del Cnr e responsabile del servizio di informazione, formazione, comunicazione ed educazione ambientale di Arpal). Da luglio Briano è amministratore unico di Aral In House srl, che ad Arenzano svolge i servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti prodotti nel territorio comunale, ma la sua vera passione è un’altra: la cucina appunto.

«L’ho sempre avuta – racconta a Bj Liguria – ma con gli incarichi politici si conciliava male, al sabato e alla domenica ho sempre cucinato. Il mio impegno da europarlamentare mi portava lontano dalla famiglia per 4 o 5 giorni alla settimana e la preparazione dei piatti era diventata una sorta di atto d’amore, per comunicare che c’ero anche quando non c’ero».

A Bruxelles: da dove arriva il 70% di ciò su cui si legifera anche in Italia

Nei cinque anni a Bruxelles, Briano si è occupata di cambiamenti climatici, riduzione dei rifiuti, in particolare dell’incidenza della plastica, della tutela degli habitat marini, di pesca, essendo vicepresidente della commissione specifica. «Spesso, nel voto, mi sono scostata da ciò che indicava il mio partito, soprattutto in relazione agli accordi commerciali con Usa e Canada, che a mio parere non tutelavano a sufficienza il made in Italy».

Sulla pesca per esempio Briano si è resa conto che alcune regole aiutavano più la pesca industriale  a scapito di quella artigianale. «Da questa esperienza ho capito quanto sia importante l’educazione dei consumatori». Inoltre, pur essendo la sostenibilità del mare un obiettivo comune, quello che vale per il mare del Nord non può valere per il Mediterraneo: «è il caso delle vongole, il cui diametro medio varia a seconda del mare di appartenenza; il rischio è che limitare la commercializzazione a un tot di millimetri, basandosi sulle dimensioni dei bivalvi del mare del Nord, rischia di distruggere un’importante fonte economica dell’Adriatico; per questo dico che in Europa bisogna esserci, altrimenti le decisioni le compiono altri».

A Bruxelles crocevia di culture, ha potuto sperimentare anche cucine etniche che ogni tanto vorrebbe inserire anche nel blog. «Mi sono però resa conto che servirebbe una tracciabilità dei pesci anche nei ristoranti: una larghissima percentuale di locali metteva nel menù pesci che poi non serviva nel piatto. Bisognerebbe anche far sapere quando il pesce è stato pescato. Sono battaglie importanti come quella sui calamari sbiancati con l’acqua ossigenata. Il consumatore deve sapere che il calamaro, in natura non è bianco, poi sarà lui a scegliere se acquistarli o meno».

Briano ha capito quanto sia importante essere presente in Europa: «Il 70% delle norme nazionali deriva da direttive europee, solo che la gente non lo sa. Lassù si è fuori dalle polemiche locali continue e sui temi “grossi” c’è comunque una collaborazione generale tra colleghi, quasi nessuno parla superficialmente, ma dall’Italia non si percepisce quanto sia importante l’azione dei parlamentari, anche perché dopo la legiferazione europea  spesso passano anni per vedere gli effetti sulle singole nazioni».

La svolta

Tra il 2018 e il 2019 Briano capisce di non voler più fare politica nel senso più tradizionale del termine: «Per me è solo una fase della vita, così ho preso un diploma da cuoca professionista al Centro europeo di formazione: un corso online in cui ci si mette alla prova sia sui libri sia su prove pratiche». A novembre frequenterà un corso pratico a Roma.

Nel frattempo, sulla sua pagina Facebook, si facevano più frequenti le foto di piatti e ricette. Da meno di un mese il “salto di qualità”, un blog intitolato La mia politica in cucina. «Ho fatto tutto da sola – racconta – non sono esperta di informatica, ma ho cominciato a raccogliere materiale e a pubblicarlo, cercando di raccontare le buone pratiche che ogni cittadino può fare: ridurre gli sprechi, cucinare avanzi, cercare prodotti stagionali, se possibile biologici, promuovere le ricette tradizionali del territorio. Oggi i problemi delle grandi città spesso fanno dimenticare alla politica i piccoli Comuni, territori che magari vivono di agricoltura e allevamento».

Con l’aiuto dei social (Facebook e Instagram), chi l’ha apprezzata come politica, può seguirne le gesta come food blogger, in attesa, magari, di farne anche una professione: «Non penso a un ristorante, ma mi piacerebbe fare formazione per esempio, o la cuoca a domicilio».

Nelle sue ricette, Briano applica al “classico” varianti sperimentate personalmente.

Basta politica attiva?

Resta interessata a quanto accade intorno a lei, ma non ha neanche più la tessera del Pd Renata Briano: «Sono contenta che ci sia stato questo cambio al governo, ma spero che il Pd abbia imparato la lezione e ascolti di più le persone. Tante categorie sono state trascurate. La politica ti segna, continuerò a occuparmene, ma a modo mio, facendo anche riflessioni più profonde sugli stili di vita, per esempio».

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