Tra tutti i fondali rocciosi dei mari italiani, dai 20 ai 500 m di profondità, è il mar Ligure a registrare le concentrazioni più alte di rifiuti sul fondo, con ben 1.500 oggetti per ogni ettaro. Seguono il golfo di Napoli (1.200 oggetti per ettaro) e le coste siciliane (900 oggetti per ogni ettaro).

Sono questi i principali risultati delle attività condotte dall’Ispra e dal Sistema per la protezione dell’Ambiente per monitorare la qualità dei nostri mari. Lo studio rappresenta la prima base conoscitiva di riferimento sulla quantità dei rifiuti marini nei diversi comparti (fondali marini, colonna d’acqua e spiagge).

Complessivamente ogni anno, circa 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare, di cui il 7% nelle acque del Mediterraneo. Ci arrivano soprattutto attraverso i fiumi, che costituiscono proprio la principale via di trasporto dei rifiuti marini.

I risultati emersi dal monitoraggio, condotto nell’ambito del progetto europeo Medsealitter negli anni 2017 e 2018, mostrano i trend e i range di densità dei macrorifuti galleggianti in alto mare, vicino la fascia costiera, e vicino la foce dei fiumi. I dati parlano chiaro: la foce dei fiumi presenta il maggior quantitativo di rifiuti galleggianti (più di mille oggetti per km quadrati) e vicino la costa tra i 10 e i 600 oggetti per km quadrati. Più ci si allontana in mare aperto e più il numero di oggetti scende a 1-10 per km quadrati.

Allarmante proprio la situazione dei fondali italiani: nella regione Adriatico‐Ionica la media degli scarti rinvenuti supera i 300 rifiuti ogni km quadrato, dei quali un buon 86% di plastica, in particolare quella usa e getta (è il 77%). Imballaggi industriali e alimentari, borse/shopper e bottiglie di plastica, comprese le retine per la mitilicoltura (queste ultime particolarmente abbondanti lungo le coste italiane), sono i rifiuti più comuni. L’area costiera a sud del delta del Po (983 rifiuti al km quadrati), quella settentrionale (910 rifiuti) e meridionale (829 rifiuti) di Corfù e le acque di fronte a Dubrovnik (559 rifiuti) sono le località adriatiche-ioniche con la maggiore densità di rifiuti in fondo al mare.

Fondamentale la collaborazione dei pescatori nel monitoraggio dei fondali marini condotta in Adriatico dal 2013 al 2019: in questi anni sono state rinvenute nelle reti di 224 pescherecci coinvolti in due progetti di ricerca europei (Defishgear e Mlrepair), 194 tonnellate i rifiuti “incastrati”. Solo nella marineria di Chioggia sono state raccolte 45 tonnellate.

La situazione non migliora salendo in superficie: le quantità di macroplastiche rinvenute raggiungono una densità media che oscilla all’incirca tra i 2 e i 5 oggetti flottanti per km quadrato, mentre la densità media delle microplastiche, ossia particelle più piccole di 5 mm, è compresa tra 93 mila e le 204 mila microparticelle per km quadrato.

Non va meglio neanche lungo le spiagge: i litorali nazionali “ospitano” dai 500 ai mille rifiuti ogni 100 metri di spiaggia.

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