Il 2019 si conferma un altro annus horribilis per le costruzioni genovesi (e non solo): tra gennaio e settembre il comparto si è ridotto di 60 imprese iscritte alla Cassa Edile Genovese, mentre il numero di operai iscritti è diminuito di ulteriori 82 unità con conseguente flessione della massa salari.

Presenti oggi in Ance Genova i presidenti delle associazioni delle imprese edili Filippo Delle Piane (Ance Genova), Vito Mangano (Confartigianato Costruzioni Genova) e Pasquale Meringolo (Cna Costruzioni Genova), insieme ai segretari generali provinciali e regionali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, Andrea Tafaria (Filca Cisl), Federico Pezzoli (Fillea Cgil) e Mirko Trapasso (Feneal Uil).

Come denunciano in una nota stampa i presidenti delle associazioni di categoria riunitesi oggi nella sede di Ance Genova, “c’era da aspettarselo: tra cantieri pronti a partire ma che non partono mai (come il nodo ferroviario e scolmatore del Bisagno); lavori già decisi ma che poi sembrano essere stati oggetto di ripensamenti (come la Gronda autostradale); riduzione degli stanziamenti, a livello nazionale, sul delicato e importantissimo tema del dissesto idrogeologico (particolarmente sentito in Liguria), della edilizia scolastica e sanitaria, le conseguenze non potevano che essere negative”.

Conseguenze ulteriormente aggravate, secondo gli addetti ai lavori, dall’aumento incontrollato del “dumping contrattuale” da parte di imprese che pur operando in edilizia non applicano la contrattazione collettiva del settore, facendo concorrenza sleale alle imprese rispettose degli obblighi della normativa di settore.

Quelli provenienti dalle Casse Edili della Liguria relativi agli ultimi dieci anni sono dati che confermano un quadro tragico, con una perdita di quasi 9 mila operai rispetto ai 26 mila circa iscritti nel 2009 (-34%) e di oltre 2 mila imprese iscritte rispetto alle 5.600 del 2009 (-35%). E con una riduzione della massa salari di oltre 60 ml./euro annui rispetto ai 250 ml/euro del 2009 (-25%).

Solo a Genova, poi, nello stesso periodo, si è registrato un calo di quasi 3 mila operai su 11.500 circa (-26%), di 730 imprese su 2.300 circa (-30%) e di oltre 16 milioni di euro annui su 112 milioni (-15%).

A Savona le imprese si sono ridotte di quasi 500 unità (1.157 contro 662), gli operai di quasi 2.300 (erano oltre 5 mila nel 2009, oggi sono 2.800 circa). Situazione fortemente negativa anche a Imperia: quasi 500 imprese in meno in dieci anni (1.130 contro le attuali 640), oltre 2.400 operai in meno (5.100 contro 2.700). Alla Spezia gli operai sono poco più di 2.700, ma erano oltre 4 mila nel 2009 (una riduzione di quasi 1.300 unità lavorative). Le imprese sono calate di 336 unità (da 969 a 633).

Numeri in linea con i dati macroeconomici nazionali divulgati dall’Ance, da Confartigianato e Cna Costruzioni, che confermano anche per l’anno in corso la persistenza della avversa congiuntura oltre modo negativa del comparto, che ha perso, a livello nazionale, negli ultimi dieci anni, circa 600 mila posti di lavoro (per rendere l’idea, come se avessero chiuso 40 grandi imprese come la ex Ilva). Anzi, secondo i dati elaborati dalle organizzazioni sindacali il dato sarebbe sottostimato: i posti di lavoro persi sarebbero addirittura 800 mila.

Eppure, nonostante ciò, in termini di investimenti, il settore edile continua ad offrire, un contributo rilevante, rappresentando l’8% del pil italiano. Per tali motivi e considerata la sua lunga e complessa filiera (che collega le costruzioni a oltre il 90% dei settori economici), anche una moderata ripresa del settore edile permetterebbe al Paese di recuperare almeno mezzo punto percentuale di pil all’anno e di tornare in breve tempo a una crescita coerente con quella degli altri Paesi Ue.

Secondo le associazioni di categoria, “non c’è più tempo da perdere: se si vuole fermare la gravissima recessione del settore anche nella nostra provincia e consentire allo stesso tempo di ripartire e di assumere nuovamente il suo ruolo di traino dell’economia: immediato sblocco dei cantieri già finanziati (nodo ferroviario, scolmatore del Bisagno); rapide decisioni sulla realizzazione di infrastrutture imprescindibili quali la Gronda; adozione delle necessarie iniziative per cantierare a breve anche le ulteriori tratte della metropolitana; aumento delle risorse destinate alla edilizia sanitaria e scolastica, alla lotta al dissesto idrogeologico e alla rigenerazione urbana; rapido avvio delle importanti opere portuali”.

“Ma nel contempo – prosegue la nota – oltre alla creazione di nuove occasioni di lavoro, occorre anche una rigorosa applicazione, da parte delle stazioni appaltanti, della normativa che impone l’adozione del contratto collettivo nazionale e provinciale di lavoro del settore edile da parte delle imprese che realizzano opere edili; intensificare la lotta al “dumping contrattuale” delle imprese che si sottraggono a tale obbligo per ragioni di convenienza economica, a danno dei diritti, della sicurezza e della formazione professionale delle maestranze occupate; l’adozione di rigorosi criteri di valutazione qualitativa delle imprese diversi dal prezzo più basso”.

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