Copertura del Bisagno, ultimo lotto completato al 60%

Fine lavori al dicembre 2020

Il terzo e ultimo lotto del cantiere che consentirà di incrementare di più del doppio l’attuale portata consentita dalla copertura del Bisagno da Brignole alla Foce, è al 60% di avanzamento. Fine lavori al dicembre 2020.

L’ingegnere Stefano Pinasco, responsabile del procedimento e capo della direzione Infrastrutture del Comune di Genova, spiega: «Verrà demolita completamente la copertura costruita negli anni Trenta, abbassata di 2 metri la quota d’alveo, rifatti spalle, setti centrali e copertura, utilizzando travi prefabbricate con spessore minore. In questo modo verrà aumentata la “luce” libera per il passaggio dell’acqua».

Pinasco spiega anche che buona parte del materiale scavato, sarà riutilizzato per opere di ripascimento e difese spondali, mentre dal punto di vista della viabilità saranno garantite tutte direzioni di marcia e le linee dei bus.

«Gli edifici circostanti – aggiunge – sono monitorati in tempo reale per ripercussioni di vibrazioni ed eventuali cedimenti, ma sinora non si è verificato nessun problema».

In totale l’opera ha coinvolto 1300 metri di tratto in lunghezza e 50 metri in larghezza.

«Lasciamo sempre due canne libere per il deflusso della portata d’acqua in caso di pioggia e, a monte, non bisogna preoccuparsi delle savanelle, ossia dei drenaggi in terra che non rappresentano ostacolo in caso di piena», specifica Pinasco.

Una volta terminati i lavori, anche in questo tratto verranno ripristinate le aiuole centrali e, nell’attuale area di cantiere, tornerà il verde. Verranno risistemati anche illuminazione pubblica e impianti semaforici.

«Non perdiamo un euro di questo appalto – rassicura l’assessore regionale alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone – questa parte vale circa 50 milioni, il resto lo abbiamo spostato sul progetto dello scolmatore del Bisagno. Una volta che saranno terminate tutte e tre le opere e quindi lo scolmatore del Fereggiano, la nuova copertura del Bisagno e lo scolmatore del Bisagno, avremmo ridotto del 90% il rischio idrogeologico».

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