Gli assessori del Comune di Genova Pietro Piciocchi e Matteo Campora intervengono in merito alle dichiarazioni rilasciate da esponenti di Ascom Confcommercio sul peso della Tari nel Comune di Genova per bar, ristoranti, ortofrutta e pescherie.

«È doveroso precisare, anzitutto si legge in una nota congiunta dei due assessori – che il calcolo del tributo scaturisce da coefficienti di produzione dei rifiuti che il DPR n. 158/1999 fissa in misura senz’altro elevata per tali categorie merceologiche in ragione della consistente produzione di residuo organico che caratterizza queste attività. Negli anni, inoltre, la scelta del Comune di Genova nella distribuzione del carico è stata di privilegiare le famiglie, e quindi l’utenza domestica che, infatti, corrisponde una Tari che si colloca al di sotto della media nazionale (340 euro a nucleo in una range nazionale compreso tra un massimo di 540 euro ed un minimo di 200 euro). Per contro, molte delle città che presentano un prelievo più favorevole per bar, ristoranti, ortofrutta e pescherie scontano una Tari domestica decisamente più elevata di quella in vigore nella nostra città».

«Com’è noto – prosegue il comunicato – la nostra Amministrazione, pur avendo ereditato una situazione assai deficitaria per quanto concerne la gestione del ciclo dei rifiuti, è riuscita a mantenere inalterate le tariffe negli ultimi 3 anni, introducendo anche alcune agevolazioni, con l’apprezzamento più volte espresso dalle stesse Associazioni rappresentative delle categorie produttive. Nei prossimi mesi, in occasione della predisposizione del bilancio pluriennale per il periodo 2020/2022, sarà certamente nostra cura confrontarci con tutte le realtà produttive per addivenire alle scelte più condivise, nello stesso costruttivo spirito di collaborazione che ha contraddistinto i lavori di preparazione del bilancio delle annualità precedenti.È utile ricordare, a questo riguardo, che dal prossimo anno entreranno in vigore le recenti linee guida emesse da Arera sulla costruzione del piano finanziario, che renderanno meno discrezionali le scelte dei Comuni in materia e, soprattutto, imporranno una rivisitazione dei criteri di calcolo del tributo per le singole categorie. È in corso un confronto tecnico tra Comuni e Governo sull’argomento. Da parte nostra – concludono gli assessori – ci sarà la massima disponibilità al dialogo ed alla condivisione del percorso con cittadini e categorie produttive».

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