Una serie di misure concrete per rivitalizzare i piccoli Comuni liguri (cioè le amministrazioni sotto i 5000 abitanti) e le aree interne.

È questo, in sintesi, il pacchetto di proposte ideato dal Gruppo del Partito Democratico in Regione, primo firmatario il consigliere Mauro Righello. Sono state presentate questa mattina nella sala consiliare del Comune di Cosseria (in provincia di Savona), insieme ad alcuni amministratori locali della zona.

Per il Gruppo del Partito Democratico erano presenti, oltre al già citato Righello, anche il capogruppo Giovanni Lunardon e il consigliere Pippo Rossetti. Il tour di ascolto presto toccherà tutte le province liguri: l’obiettivo è confrontarsi con i territori, per dare il via a proposte operative, che sostengano l’economia e la socialità di queste aree. Pezzi di territorio con alte potenzialità sul fronte della qualità della vita e del possibile sviluppo economico, ma spesso con pochi mezzi e poche risorse a disposizione.

In Liguria le amministrazioni sotto i 5 mila abitanti sono 183 su 235, rappresentano il 78% del totale dei Comuni della regione e gestiscono quasi quattro mila chilometri quadrati di territorio (circa il 72%). Nei piccoli Comuni liguri vivono circa 250 mila abitanti, pari al 16% della popolazione regionale, con picchi molto alti nel savonese (il 25% degli abitanti della provincia) e nello spezzino (il 33%). In particolare in provincia di Savona le amministrazioni sotto i 5000 abitanti sono 53 su 69 Comuni.

Le proposte sviluppate dal Gruppo del Pd, che verranno implementate dal confronto diretto con le amministrazioni nel corso di questo tour, sono essenzialmente tre, frutto di un confronto con una serie di soggetti come l’Anci e le organizzazioni di categoria (tra cui le proposte contenute nel Paese che vogliamo della Cia). Prendono le mosse da esperienze come quelle delle cooperative di comunità di Legacoop e Confcooperative.

Prima di tutto, proseguire con le misure contenute nella “Strategia nazionale per le Aree interne” a favore del territorio ligure.

Istituire un fondo strutturale regionale per i “piccoli” Comuni, per cogliere gli obiettivi condivisi con i soggetti associativi e mettere in atto le buone pratiche già sperimentate.

Sbloccare gli investimenti europei, a regia regionale, sulla rete banda ultra larga, per i cittadini, le imprese, le istituzioni, i presidi scolastici e sanitari del territorio. “I finanziamenti ci sono – si legge nella nota Pd – 1,9 milioni di euro di POR FESR, 13 milioni di euro su FEASR e 41,8 milioni di euro su fondo FSC come da delibera CIPE 65/2015: è arrivato il momento che la giunta regionale sblocchi questi soldi. La cittadinanza digitale è un diritto di tutti”.

«Nel 2012 l’allora ministro per la Coesione Barca – sottolineano gli esponenti del Pd – ha avviato una strategia nazionale per lo sviluppo delle Aree interne con il supporto di un Comitato Tecnico per adeguare la quantità e qualità dei servizi di istruzione, salute, mobilità (cittadinanza) e promuovere progetti di sviluppo che valorizzino il patrimonio naturale e culturale di queste aree, puntando anche su filiere produttive locali. La Regione Liguria, con la precedente amministrazione di centrosinistra, si era mossa e nel 2014, con una delibera, aveva individuato 4 aree interne liguri. Ma l’anno dopo, con l’arrivo della nuova giunta di centrodestra, si è fermato tutto e oggi siamo ancora al punto di cinque anni fa: in tutto questo tempo, al netto dei proclami, l’amministrazione ligure non ha fatto assolutamente nulla per l’entroterra e i piccoli Comuni. Bisogna che la giunta Toti si svegli dal torpore, sblocchi e implementi la mappatura delle aree interne liguri fatta da chi l’ha preceduta e cerchi nuovi fondi, per ridare slancio a quell’importante intervento nazionale».

Tra le proposte, anche quella di destinare, strutturalmente, ogni anno, il 20% del Fondo Strategico regionale (pari a 21 milioni l’anno) ai piccoli Comuni, per finanziare bandi e progetti.

«Il calo demografico e l’abbandono delle aree interne saranno inevitabili se mancano i servizi elementari – si legge nella nota – Un fenomeno di cui l’intero territorio rischia di pagarne le conseguenze, a cominciare dall’aumento del rischio di dissesto idrogeologico. Lo sviluppo delle aree interne è tornato al centro del dibattito politico nazionale. È arrivato il momento che anche la Liguria faccia qualche passo avanti in questo senso».

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