Più di 15 mila soci parteciperanno, personalmente o per delega, all’assemblea di Banca Carige, che si terrà oggi, 20 settembre, a partire dalle 10.30, al Tower Genova Airport -Hotel & Conference Center, a Sestri Ponente, per deliberare sul piano di salvataggio della banca proposto dai tre commissari straordinari, Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener.

L’assemblea è chiamata ad approvare un progetto di rafforzamento patrimoniale della banca da 900 milioni, di cui 700 milioni di aumento di capitale che sarà sottoscritto dal Fitd, da Cassa centrale banca e, se lo vorranno (per una quota di 85 milioni) anche dai soci attuali, tra cui Malacalza. L’inoptato verrà comunque sottoscritto dal Fitd. A questi 700 milioni si aggiunge l’emissione di un bond subordinato Tier 2 da 200 milioni, che sarà sottoscritto da Ccb da istituti come Credito sportivo e Mcc. (Fitd e Cassa Centrale potranno tirarsi indietro nel caso che Carige non raggiunga accordi sulle questioni in corso con con Amissima, Fonspa e Sga).

Probabilmente il quorum del 20% di presenza del capitale necessario perché l’assemblea sia valida verrà raggiunto a prescindere dalla partecipazione del primo azionista, Malcalza Investimenti, perché assieme ai 15-16 mila piccoli azionisti si presenterà (per delega) sicuramente Raffaele Mincione, che attraverso la sua finanziaria Pop 12 e fondi vicini mette in campo il 7%, e vengono dati per presenti Raffaele Volpi (9,1%), Aldo Spinelli (circa l’1%) e Sga (1,2%). Malacalza però, con il suo 27,5% e rotti, resta decisivo per il via libera all’operazione. Se partecipasse all’assemblea e votasse contro o si astenesse, l’operazione probabilmente salterebbe. Per il via libera bisogna che votino sì i due terzi del capitale rappresentato.

Gli scenari possibili sono quindi i seguenti:

Malcalza Investimenti non partecipa e l’assemblea non raggiunge il quorum del 20%. Poco probabile, considerati i numeri riportati sopra.

Malcalza non partecipa, l’assemblea raggiunge il quorum del 20% e vota sì al progetto. Possibile.

Malacalza non partecipa, l’assemblea raggiunge il quorum ma boccia il progetto. Molto improbabile, i piccoli azionisti e i soci minori partecipano proprio per approvare il progetto e salvare la banca.

Malcalza partecipa e vota no o si astiene. L’operazione salta. Possibile, a oggi nessuno è in grado ufficialmente di prevedere che cosa deciderà il primo azionista e il suo 27,5% potrebbe essere determinante, visto che per il sì occorrono due terzi del capitale rappresentato.

Malcalza partecipa e vota no o si astiene ma l’operazione non salta perché due terzi del capitale rappresentato vota sì. Poco probabile.

Se il piano di salvataggio non viene approvato per il voto contrario o l’astensione di Malcalza che cosa succede?

Gli scenari possibili sono tre.

La Bce convoca d’imperio, a breve, una nuova assemblea dei soci, congelando i diritti del primo azionista. L’assemblea approva il progetto, Malacalza ricorre alle vie legali ma intanto l’operazione parte. Probabilità incerta, non esistono precedenti in materia.

La banca viene messa in liquidazione. Probabilità alta.

Ricapitalizzazione precauzionale effettuata dallo Stato italiano. Possibile ma l’esito è imprevedibile. La norma per l’ingresso dello Stato in Carige ci sarebbe già, nel Decreto Carige del gennaio scorso, ed è una riproduzione delle norme concordate a fine 2016 dal governo Gentiloni per Mps. I soldi non mancherebbero, è disponibile un miliardo di euro preso dal fondo Gentiloni. Però la procedura per l’aumento di capitale precauzionale da parte dello Stato è complicata e l’esito a oggi non prevedibile. Si partirebbe con una richiesta di aiuto dei commissari indirizzata al ministero dell’Economia e della Finanza, alla Banca d’Italia e all’Unione europea. Condizioni indispensabili perché la richiesta possa essere esaminata è che la banca sia solvibile e che abbia un rilievo sistemico, vale a dire che la sua risoluzione possa mettere in crisi il sistema bancario nazionale. E questa rilevanza sistemica deve essere riconosciuta dal Single Resolution Board della Ue. Nel caso delle banche venete il Board disse di no, anche perché le due banche operavano solo in una parte del Paese. Teniamo presente che Carige, in termini di raccolta, è più piccola di PopVicenza.

 

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