Ha lasciato la delega alla Mobilità nel rimpasto della giunta Bucci in favore di Matteo Campora. Stefano Balleari, che ha mantenuto la delega di vicesindaco, fa un bilancio della propria esperienza, un modo anche per passare il testimone su uno dei temi più “caldi” e sotto i riflettori dell’opinione pubblica.

«Ho ricevuto molte segnalazioni e poche lamentele». Balleari non ha perso tempo quando è diventato assessore. Ad agosto 2017 la prima grande operazione: riduzione della tariffa oraria dei parcheggi del 48%. «Andava nell’ottica di sanare quella che era ritenuta una tariffa esagerata, non di agevolare il traffico privato. Oggi Genova è la grande città che ha la tariffa più a buon mercato».

Una riduzione che Genova Parcheggi ha dovuto gestire, dal punto di vista economico, visto l’impatto  sui conti, calcolato in un milione all’anno di mancato introito. «Inoltre – precisa Balleari – per ripristinare il frazionamento a partire dalla seconda ora che avevamo abolito con la riduzione della tariffa oraria, siamo andati a lavorare sulle economie di scala  per cercare altri tipi di ricavi.  Nel complesso siamo riusciti ad aumentare i ricavi di Genova Parcheggi  senza mettere mani in tasca ai cittadini, inserendo nuovi servizi». La società è diventata gestore dei recapiti delle contravvenzioni, prima affidati a un’azienda esterna e  «ora risparmiamo un milione all’anno». Genova Parcheggi  ha ricevuto anche all’affidamento della gestione dei parcheggi del Gaslini ed entro fine anno  del San Martino. «Aumenterà i ricavi del 50%», annuncia Balleari.

La gestione di un grande evento come Euroflora a Nervi viene ricordata con soddisfazione: «Fu una scommessa, ci dicevano che eravamo pazzi, invece è andato tutto molto bene grazie al trasporto pubblico».

Nulla a che vedere, però con quello che è successo dopo il crollo del ponte Morandi, con la viabilità di Sestri Ponente da ridisegnare per evitare ingorghi colossali.

«Di fatto la città è stata molto rallentata, ma mai bloccata. Già dal 15 e 16 di agosto abbiamo iniziato a rilevare numeri di auto notevoli, del resto i 70 mila veicoli che prima transitavano in autostrada, ce li siamo trovati sulle strade cittadine. L’intervento più importante è stato eliminare la rotonda all’uscita di Genova Aeroporto, creando una viabilità a senso unico su due strade parallele in precedenza a doppio senso, eliminando i semafori. Poi, grazie all’apertura  della Superba, abbiamo potuto ridurre l’impatto dei mezzi pesanti. Anche il Salone Nautico non ha risentito degli effetti del ponte, anzi ha aumentato i visitatori. Certamente ad aprile 2020, quando riavremo il Morandi funzionante, ci sarà una mobilità migliore».

Dal punto di vista della mobilità non si può non parlare della Gronda, definita da Balleari  «Un’infrastruttura di utilità indiscutibile. Pensare che in passato potessero essere fatte scelte di tipo diverso, ci può stare, ma non si può tornare indietro. Meglio una cattiva scelta che una non scelta. Questa città ha sofferto per troppo tempo della mancanza di scelte».

Con il completamento di tutte le insfrastrutture in progetto, anche di quelle ferroviarie, secondo Balleari, Genova potrebbe davvero aspirare a invertire il trend di spopolamento: «Le aziende potrebbero aprire qui i loro centri direzionali, visto che alcuni studi hanno dimostrato che qui il personale costa meno rispetto all’Europa e a Milano, inoltre i dipendenti hanno un alto grado di affezione a Genova, dove completano spesso la carriera nella stessa azienda».

Una scelta politica fatta dalla giunta Bucci e messa a punto da Balleari è stata di mantenere Amt in house: «Abbiamo nominato un amministratore unico per ottenere ciò che volevamo – spiega – fatto un confronto con i sindacati». Oggi Amt è in proroga di servizio sino a dicembre 2019 a causa dell’emergenza Morandi, ma il processo va avanti: «Abbiamo fatto la fusione con Atp spa come da programmi, Amt non ha ancora l’operatività per il trasporto pubblico in Città Metropolitana, ma ci stiamo lavorando. Quello che è certo è che in due anni e mezzo non abbiamo avuto scioperi specifici di Amt e anche la customer satisfaction è aumentata». Entro fine anno, saranno 110 i mezzi nuovi in servizio, su un totale di circa 600 mezzi. Tutto ciò dovrebbe garantire minori costi sul lungo periodo, perché le manutenzioni sono meno frequenti e costose. Inoltre è stato assunto nuovo personale.

Tra gennaio e marzo 2018 il contributo governativo di 152 milioni per il prolungamento della metropolitana da Brignole a piazza Martinez e da Brin a Canepari per poi portarla in piazza Pallavicini. «Stiamo già facendo la progettazione e nel 2020 inizieranno i lavori – annuncia Balleari – abbiamo anche presentato una domanda finanziamento sui 4 assi di forza del trasporto pubblico genovese con linee filoviarie».

Sulla questione filobus-tram non sono mancate le polemiche: «Il tram costa molto di più e ha tempi infinitamente più lunghi perché è invasivo – sottolinea Balleari – sul suo percorso si devono eliminare tutti i sottoservizi e poi  in val Bisagno avrebbe significato 1000 posti auto in meno».

Per la val Bisagno Balleari dice che si stanno facendo studi avanzati per una metropolitana su piloni sopraelevati, visto che è l’unica valle che ha un unico collegamento via gomma.

Dal 2021, nel frattempo, Amt comprerà solo mezzi elettrici. Per ora, dei 10 già ordinati  ne sono stati consegnati quattro. Entro l’anno arriveranno gli altri sei. I primi due sono in servizio dentro l’ospedale San Martino e gli altri gireranno a Nervi. Intanto proseguono i lavori alla rimessa Mangini alla Foce, per l’infrastruttura necessaria per ricaricare i bus: «Entro fine anno si potrà caricare un megawatt, ma si arriverà a 2», specifica Balleari.

Dal punto di vista della strategia, lo scorso settembre il Comune ha affidato al Cieli, il Centro italiano di eccellenza sulla logistica, i trasporti e le infrastrutture dell’Università di Genova, il compito di predisporre piani urbano di mobilità sostenibile (Pums). «Un lavoro complesso – ricorda Balleari – che però è servito per anticipare le richieste di tipo governativo a novembre: per ottenere i finanziamenti pubblici le città devono avere un Pums approvato o in fase di approvazione».

Il percorso si è concluso con la redazione del Pums definitivo lo scorso luglio, dopo aver ascoltato stakeholder e soggetti interessati, a partire dalla prima presentazione cittadina.

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