Stime al ribasso, secondo Confagricoltura, per la vendemmia italiana e anche per quella ligure. Secondo il centro studi dell’associazione delle imprese agricole, nella nostra regione si prevedono quantitativi di raccolto ridotti dell’8% rispetto al 2018. In Liguria la vendemmia partirà nella prima decade di settembre, con il levante leggermente in ritardo, dove si avrà il picco della raccolta dalla metà del mese in poi.

Secondo Confagricoltura, i cali più significativi si registrano in Friuli Venezia Giulia (-20%), Umbria (-13%), Veneto e Campania (-12%). In controtendenza il Lazio (+16%), il Molise (+10%) e la Calabria (+9%). Segno positivo anche per la Puglia (+2,9%).

Ma non si tratta di numeri necessariamente negativi: secondo Confagricoltura, che parla di un complessivo calo del -6% rispetto all’anno scorso, “dopo che il raccolto 2018 è stato particolarmente abbondante, l’attuale diminuzione della produzione non è da leggere in termini negativi”. Inoltre, grazie a una primavera fredda e piovosa e un inizio estate caldo e secco, “la qualità dell’uva è ottima e foriera di una produzione di vini potenzialmente eccellenti”.

Secondo i dati di Confagricoltura, le aziende con vigneti sono 300 mila con una superficie coltivata a uva da vino di 652 mila ettari, di cui 50 mila con cantine di vinificazione, un fatturato di circa 10 miliardi di euro e un valore dell’export di 6,2 miliardi nel 2018.

In base alle stime di Coldiretti Liguria su dati Istat, il 2018 ligure si è chiuso con la produzione di quasi 80 mila ettolitri di vino, dei quali il 65% risulta essere vino Dop (44 mila ettolitri) e Igp (8 mila). Alta qualità e capacità produttiva delle imprese locali spingono l’export delle bottiglie liguri che hanno fatto registrare un vero e proprio boom sul panorama internazionale, con le esportazioni cresciute del 13% tra il 2017 e il 2018 mentre, sul lungo periodo, dal 2012 a oggi, si stima che le esportazioni hanno visto crescere il valore economico di quasi l’80%, e, anche se in quantità la produzione rimane ancora limitata per ovvie ragioni geografiche, in qualità non teme confronti. A preoccupare per il futuro sono però gli effetti della Brexit con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ma anche la guerra commerciale che Trump ha minacciato di scatenare nei confronti dell’Europa con un aumento dei dazi fino al 100% del valore, che colpirebbero anche il vino italiano.

Positivi sono anche i consumi degli italiani, sempre più consapevoli e attenti alla qualità e all’origine, che sono pari a 37,5 litri pro capite all’anno con una spesa delle famiglie cresciuta del +6,5% in valore nel primo trimestre del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea Nielsen.

Le Doc della Liguria

Golfo Tigullio/Portofino Doc, Colline di Levanto Doc, Cinque Terre/Sciacchetrà Doc e Colli di Luni Doc, Doc val Polcevera Riviera Ligure di Ponente Doc, Ormeasco di Pornassio Doc e Rossese di Dolceacqua Doc

«Per l’annata 2019 – afferma il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri – a giudicare dai grappoli per pianta attualmente presenti, si stima un quantitativo minore di vino prodotto rispetto all’anno scorso, mentre la qualità si conferma ottima, attestando l’eccellenza dei vini della Liguria, apprezzati sul mercato nazionale e estero sia dalla ristorazione sia dai singoli consumatori. Il successo del vino ligure è da imputarsi, oltre alla qualità intrinseca del prodotto, anche al grande lavoro fatto da tutti i viticoltori che hanno scommesso sulla sua identità e avuto il coraggio di spingerlo sul mercato estero. La coltivazione della vite nella nostra regione viene condotta grazie ai tipici terrazzamenti su circa 2.000 ettari di terreno nei quali si producono vini che vantano il fregio di ben 8 Doc e 4 Igt».

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