Sono 6 le case rifugio per donne vittime di violenza presenti in Liguria grazie al finanziamento del dpcm del 25 novembre 2016 e dall’articolo 5 del piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere.

Di queste solo 4 hanno risposto all’indagine Istat condotta tra novembre 2018 e marzo 2019, nell’ambito della collaborazione con il dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio, un tasso di risposta tra i più bassi d’Italia.

Tre sono ispirate da un ente promotore privato e hanno un ente gestore privato, una ha un ente promotore pubblico e un ente gestore privato. Due hanno aperto prima del 2010, una tra il 2010 e il 2013 e una tra il 2014 e il 2017.

Perché sono importanti le statistiche

L’accordo prevede la realizzazione di un sistema informativo integrato sulla violenza contro le donne, un sistema multifonte, che conterrà dati relativi al fenomeno della violenza contro le donne nelle sue varie forme, e che permetterà di monitorare il fenomeno sia nei suoi aspetti qualitativi sia in quelli quantitativi.

L’indagine rileva tutte le case rifugio nelle quali sono accolte e ospitate le donne vittime di violenza e i loro figli minorenni.

La rilevazione è finalizzata a fornire una rappresentazione dei servizi offerti e delle caratteristiche degli utenti dei servizi a livello nazionale da parte delle case rifugio per orientare interventi di policy.

Una casa rifugio è una struttura dedicata, a indirizzo segreto, che fornisce alloggio sicuro alle donne che hanno subito violenza e ai loro bambini, a titolo gratuito e indipendentemente dal luogo di residenza.

Maltrattamenti e violenza, i numeri

In Liguria, dopo un paio di anni in cui le denunce e gli arresti per maltrattamenti contro familiari o conviventi si attestavano intorno a quota 340, nel 2017 sono aumentati a 390, secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno: di questi 26 sono gli autori di sesso femminile e maggiorenni, 7 gli autori di sesso maschile minorenni e il resto di sesso maschile maggiorenne. 249 le denunce/arresti per percosse, di cui uno di sesso maschile minorenne e 181 di sesso maschile e maggiorenni. Le denunce o gli arresti per atti persecutori restano più o meno stabili: erano 337 nel 2014, 328 nel 2017. Anche in questo caso netta prevalenza degli autori uomini maggiorenni: 267.

In discesa invece le denunce/arresti per violenza sessuale: 150 nel 2017 (erano 246 nel 2014). In questo caso solo 3 le maggiorenni di sesso femminile, 4 i minorenni di sesso maschile, il resto maggiorenni di sesso maschile. 16 gli omicidi volontari.

Nel 2017, sempre secondo il ministero dell’Interno, sono state 3 le donne vittime di omicidio volontario, 190 le donne vittime di percosse, 246 quelle che hanno dovuto subire stalking e 134 le vittime di violenze sessuali.

Le case rifugio in Liguria

Delle quattro case rifugio che hanno partecipato al questionario, tre hanno diversi criteri di esclusione: due per chi soffre di disagio psichiatrico, due per chi abusa di sostanze e ha dipendenze, una per chi è senza fissa dimora, una per chi è agli ultimi mesi di gravidanza, due per chi ha limiti di status giuridico e una per generici altri criteri di esclusione.

Nessuna (ed è una rarità in Italia) impone limite di età e di genere nell’accoglienza dei figli delle ospiti.

Andando a verificare la proprietà dei locali, si scopre che un solo gestore ha i locali propri, due sono in affitto e uno li utilizza a titolo gratuito.

Dei 7,3 posti letto autorizzati (valore medio per casa rifugio), la Liguria nel 2017 li ha attivati tutti.

Tutte e 4 garantiscono la reperibilità telefonica 24 ore su 24 e locali dove svolgere colloqui e consulenze nel rispetto della privacy. Carta dei servizi e regolamento interno presenti in tutte e 4, mentre una non ha una linea telefonica per gli operatori dlella rete.

Ci lavora principalmente personale retribuito (19 persone), ossia il 79,2% del totale, ben sopra la media nazionale del 65%, 5 i volontari.

Le coordinatrici sono 4, una per “casa”, inoltre sono presenti solo 2 operatrici di accoglienza, 3 psicologhe, 1 assistente sociale, 3 educatrici, una mediatrice culturale, 2 avvocate. Altre 2 persone fanno parte del personale amministrativo e 3 appartengono alla categoria “altro personale”.

Per quanto riguarda la formazione e l’aggiornamento, sono due le case che hanno organizzato dei corsi. Le tematiche hanno riguardato: l’approccio di genere (2), i diritti umani delle donne (1), la convenzione di Istanbul (2), l’accoglienza di donne migranti (2), l’accoglienza di donne con disabilità (1), l’accoglienza basata sulla relazione tra donne (4).

Nel 2017 3 case hanno realizzato la formazione obbligatoria per il personale, una non lo ha fatto.

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