In Liguria la quota pro capite di compartecipazione alla spesa sanitaria nel 2018 è stata poco meno di 60 euro, sesto posto nazionale dietro Valle d’Aosta, Veneto, Umbria e le due province trentine. È quanto emerge dal report dell’osservatorio Gimbe sui ticket sanitari.

La Fondazione Gimbe è una organizzazione no-profit che svolge attività di formazione e ricerca sugli argomenti trattati nel report.

Guardando la divisione tra spesa per i farmaci e spesa per le prestazioni, si nota, nel grafico qui sotto, che nel caso ligure la spesa è pressoché identica.

Andando a vedere la quota differenziale per la scelta del farmaco di marca, in Liguria, secondo l’osservatorio Gimbe, che si basa sui dati dell’Agenzia italiana del farmaco, è poco più di 15 euro, una cifra che vale il dodicesimo posto. La quota fissa per ricetta invece è di quasi 12 euro, quarto posto nazionale.

Quello che è certo è che oggi, la compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini, originariamente introdotta con l’obiettivo di moderare i consumi, si è progressivamente trasformata in un consistente capitolo di entrate per le Regioni in un periodo storico segnato dall’imponente definanziamento pubblico del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Facendo un rapido calcolo, la Liguria riceve oltre 80 milioni. Tuttavia, il livello di autonomia con cui le Regioni hanno introdotto sistemi di compartecipazione alla spesa sanitaria ha generato una vera e propria “giungla dei ticket”.

In Italia la ripartizione percentuale della compartecipazione alla spesa sanitaria nel 2018 era per il 54% sui farmaci, per il 46% sulle prestazioni. La progressiva riduzione dei ticket per le prestazioni specialistiche, in realtà indica uno spostamento della domanda verso il privato, sicuramente più concorrenziale per le fasce di reddito più elevate, in particolare dopo dell’introduzione del superticket.

La fondazione Gimbe per esempio mette in guardia sulla questione superticket istituito a livello nazionale dalla legge Finanziaria nel 2011 e nel 2018 “scoraggiato” grazie a una ripartizione stabilita dopo l’ok in Conferenza delle Regioni. Il superticket è stato introdotto dalle Regioni con varie modalità: applicazione integrale (10 euro), applicazione ridotta (3 euro), applicazione in base al valore della ricetta, al reddito, alle fasce di età, nessuna applicazione. In Liguria si paga in modo integrale, rendendo alcuni esami molto più convenienti rivolgendosi al privato (a partire dall’esame delle urine o l’emocromo).

“A fronte del notevole impatto mediatico – scrive l’osservatorio Gimbe – la rilevanza economica del superticket è nettamente inferiore a quella stimata, lo ha certificato anche la Corte dei conti. Dopo oltre un anno di confronto sulle modalità di riparto del fondo per il superticket, il 13 dicembre 2018 è arrivato il via libera dalla Conferenza Stato Regioni. Rispetto al testo iniziale è stata concordata una ripartizione dell’80% delle risorse (48 milioni) tra tutte le Regioni, mentre il restante 20% (12 milioni) tra quelle che avevano già adottato misure alternative, ovvero Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Basilicata”.

Senza entrare nel merito delle modalità di riparto, il report rileva che non è prevista alcuna modalità di monitoraggio da parte dello Stato per verificare che le risorse distribuite alle Regioni vengano realmente destinate alla riduzione del superticket, in particolare a favore dei soggetti più vulnerabili. La Liguria ha ricevuto 1,4 milioni per la ripartizione all’80%.

La questione è stata anche oggetto di una recentissima interpellanza di Luca Garibaldi (Pd), sottoscritta da tutto il gruppo, in cui ha chiesto alla giunta i motivi per i quali non sono state ancora presentate e approvate le misure regionali in previste dalla legge regionale 17 dicembre 2016, n. 34; “Piano di efficientamento del Servizio Sanitario Regionale“, che prevede la rimodulazione proprio della quota aggiuntiva per prestazioni di diagnostica e specialistica. Il consigliere ha chiesto, inoltre, le linee di indirizzo per questa rimodulazione, quali sarebbero stati i soggetti esentati.

L’assessore alla Sanità Sonia Viale ha assicurato che la Regione sta rispettando i tempi previsti e ha garantito l’impegno a intervenire su questo aspetto in quanto – ha detto –  si tratta di un tema molto importante, ma che il riparto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale soltanto nel maggio 2019. Tuttavia Garibaldi ha fatto notare che occorrerebbe avere già un piano definito oltre le buone intenzioni. Staremo a vedere.

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