Un master per formare gli infermieri di famiglia e di comunità. Cinquanta posti finanziati grazie a un progetto europeo (nell’ambito del programma Erasmus+ – Sector skills alliances) di cui fanno parte Italia, Portogallo, Germania, Belgio, Grecia, Finlandia, più altri partner tra cui il dipartimento di Scienze della salute dell’Università di Genova, l’Istituto Tecnologie Didattiche (Itd) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Partenza in autunno, a ottobre, la durata sarà di durata 12 mesi per un totale di circa 1500 ore formative.

La presentazione del master

«La sanità a km zero è bella frase che deve avere concreta attuazione – spiega l’assessore regionale alla Sanità Sonia Viale – l’infermiere di famiglia deve avere una preparazione specifica, per questo lanciamo questa iniziativa con l’Università di Genova. Un ramo della professione che avrà uno sviluppo importante nei prossimi anni, perché bisogna andare verso l’integrazione ospedale-territorio e fare prevenzione».

L’infermiere opererà nelle cosiddette “aree interne” e avrà il compito di fare da raccordo con il medico di medicina generale e altri soggetti legati alle cure primarie.

Le aree interne della Liguria

Valli dell’Antola e del Tigullio
Comuni di Bargagli, Borzonasca, Davagna, Fascia, Fontanigorda, Gorreto, Lumarzo, Mezzanego, Montebruno, Ne, Propata, Rezzoaglio, Rondanina, Rovegno, Santo Stefano d’Aveto, Torriglia.

Beigua – Sol
Comuni di Campo Ligure, Masone, Mele, Rossiglione, Sassello, Stella, Tiglieto, Urbe

Valle Arroscia
Unione dei Comuni dell’Alta Valle Arroscia, Armo, Aquila d’Arroscia, Borghetto d’Arroscia, Cosio d’Arroscia, Mendatica, Montegrosso Pian Latte, Pieve di Teco, Pornassio, Ranzo, Rezzo, Vessalico.

Val di Vara
Comuni di Beverino, Borghetto di Vara, Brugnato, Calice al Cornoviglio, Carro, Carrodano, Maissana, Pignone, Riccò del Golfo, Rocchetta di Vara, Sesta Godano, Varese Ligure, Zignago.

«L’obiettivo è evitare che i pazienti ricorrano al pronto soccorso perché nessuno ha intercettato prima il bisogno di salute. In questo modo rafforziamo anche la vivibilità dei luoghi», sottolinea Viale, che aggiunge: «Spero che questi percorsi diventino parte del sistema e siano ineliminabili».

Walter Locatelli, commissario straordinario di Alisa, dice: «Le funzioni di questo tipo di infermiere riguardano la presa in carico della bassa soglia sociosanitaria per la rilevazione precoce dei fattori di rischio e per la prevenzione.
Risponderemo positivamente alle deroghe chieste dalle aziende per far fronte alle richieste degli infermieri che vogliono partecipare». C’è di più: «Con i pediatri stiamo parlando della possibilità di non far muovere i bambini per le vaccinazioni, creando proprio una sinergia con gli infermieri, in modo da aumentare le percentuali di copertura vaccinale».

Le principali attività di questi infermieri consistono nel raccogliere dati e informazioni di natura sociale-assistenziale-clinica, relativi alla persona, alla famiglia, alla comunità con l’aiuto di strumenti informatici, colloqui, sopralluoghi; attivare le risorse necessarie a soddisfare i bisogni dell’assistito; applicare strategie personalizzate di assistenza infermieristica e attività educative rivolte all’assistito, alla famiglia, al caregiver; interagire e mantenere i rapporti con i diversi attori che intervengono sull’assistito, la famiglia, la comunità.

Il progetto europeo Enhance, che ha ottenuto un budget di 1 milione, è esattamente a metà del percorso di 36 mesi. Non riguarda solo questo master. Francesca Pozzi, coordinatore dell’Istituto tecnologie didattiche del Cnr, spiega: «In Europa la situazione è frammentata: in alcuni Paesi la professione esiste, in altri no, in altri ancora esiste ma non è riconosciuta, eppure offre uno spazio importante a livello occupazionale».

Il lavoro all’interno del progetto è ancora più ampio: creare una standardizzazione di questo particolare tipo di professione, un profilo professionale unico in un curriculum europeo, a cui ha lavorato Serena Alvino di Si4Life: «I corsi devono essere ben riconoscibili, lo standard europeo deve essere trasferibile da un sistema sanitario all’altro. Proprio grazie alla strutturazione del curriculum per obiettivi di apprendimento, ben 54, ne abbiamo determinato la flessibilità». Il profilo professionale è centrato su 28 competenze.

Gli obiettivi attesi sono la definizione di un profilo professionale europeo appunto, per l’infermiere di famiglia e di comunità, sviluppare un curriculum europeo per la formazione, sviluppare 3 curricula nazionali derivante dal curriculum europeo, realizzare tre corsi pilota (in Grecia, Italia e Finlandia) per validare i curricula, di cui il master ligure è il mezzo scelto in Italia.

L’assessore Viale lascia anche aperta la possibilità che in futuro il progetto di infermiere di famiglia possa estendersi anche alle aree metropolitane.

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