Ha appena 11 mesi di vita, è operativa al Digital Tree di Sturla, ha già collezionato diversi premi a riconoscimento della sua innovazione nel campo dell’industria 4.0 e punta a lanciare sul mercato un nuovo sistema di visione per i robot. Parliamo di Hiro Robotics srl, startup genovese fondata il 28 agosto scorso da quattro giovani ingegneri robotici, Davide Labolani, Jacopo Lottero, Tomaso Manca e Michele Oliveri.

Dopo una serie di esperienze di lavoro maturate all’estero, tra Germania e Francia, il ritorno in Italia per mettere a frutto le competenze acquisite: «È stato durante la nostra esperienza a Nantes, durata circa un anno e mezzo, che abbiamo capito quanto nella tecnologia robotica esistesse ancora un forte gap da colmare: quello che riguarda i sistemi di visione», racconta Manca a Liguria Business Journal.

Prima di entrare nel dettaglio, occorre fare un passo indietro. Se decenni fa i primi robot utilizzati nell’industria manifatturiera si presentavano come ingombranti e inavvicinabili macchinari, oggi l’industria 4.0 ha a che fare prevalentemente con i cosiddetti “cobot”, i robot collaborativi: in sostanza, si tratta di robot, prevalentemente bracci meccanici, che lavorano a stretto contatto con l’uomo, collaborando appunto con lui nella realizzazione di un qualsiasi manufatto industriale. Dotati di intelligenza artificiale, sono anche in grado di avvertire un pericolo o una probabile collisione, fermandosi per tempo. Hanno però un limite.

«Elemento fondamentale del robot moderno – spiega Manca – è il sistema di visione, in pratica i suoi occhi. È un sistema statico, mentre quello di una vera e propria telecamera è dinamico. Il sistema di visione del robot fotografa l’immagine di un oggetto su cui il robot deve intervenire e usa la foto per guidare il robot nel suo intervento operativo, che viene compiuto “alla cieca”». In pratica, il braccio meccanico non vede ciò che sta facendo, ma grazie all’immagine acquisita e ai dati memorizzati, agisce sull’oggetto secondo l’input ricevuto. Resta il fatto che una procedura di questo tipo deve mettere in conto un margine di errore, seppur minimo, nel caso l’oggetto su cui operare sia in movimento.

Hiro Robotics ha vinto l’edizione 2018 di Smartcup Liguria come migliore startup industriale. Ha ricevuto il Sigillo di Eccellenza di Horizon 2020 (nell’ambito del concorso Sme) e ha vinto lo Startup Contest dei Giovani Imprenditori di Confindustria organizzato nel corso dell’ultimo convegno di Rapallo. Insieme a Universal Robots, azienda danese leader nei cobot, la startup ha esposto al Mecspe di Parma, ad aprile 2019.

È qui che entra in gioco Hiro Robotics: «La nostra idea – precisa Manca – si chiama Hiro VS4. È una telecamera che viene fissata al robot. Al suo interno, un software sviluppato da noi, dotato di riconoscimento oggetti, è studiato per guidare il robot in visione: il braccio meccanico sarà quindi in grado di portare a termine l’intervento anche nel caso in cui le condizioni dovessero cambiare, per esempio se l’oggetto dovesse spostarsi, perché grazie alla telecamera dinamica può accorgersi del cambiamento e agire di conseguenza».

La startup ha già sviluppato un proprio prototipo, l’obiettivo ora è quello di lanciarlo sul mercato entro l’anno.  Il cliente-tipo di Hiro Robotics non sarà direttamente l’azienda manifatturiera che di fatto utilizzerà il robot, quanto l’integratore robotico, quella nuova figura professionale nata proprio dallo sviluppo delle nuove tecnologie industriali, che si occupa principalmente di installazione e di consulenza nel settore della robotica. «Ma per lanciare il nostro prototipo – aggiunge Manca – abbiamo bisogno di un investitore. Finora siamo andati avanti da soli, con le nostre energie e le nostre risorse economiche, il prossimo passo è davvero impegnativo: abbiamo bisogno di circa 350 mila euro di investimenti per lanciare Hiro VS4 sul mercato e pensare anche a nuove assunzioni». I riconoscimenti ricevuti finora nelle varie competizioni tra startup (come lo Smartcup Liguria e lo Startup Contest dei Giovani di Confindustria) e la partecipazione a fiere specialistiche (è il caso del Mecspe di Parma a fianco di Universal Robots) hanno contribuito a far circolare il nome nel settore,  resta comunque difficile trovare l’investitore giusto e in grado di mettersi in gioco con quella cifra: «Abbiamo ricevuto diverse offerte, ma non erano congrue e le abbiamo dovute rifiutare», ricorda Manca.

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