Un fondo regionale di solidarietà da 30 mila euro che aiuti le donne liguri vittime di violenza a sostenere le spese di assistenza legale nei procedimenti civili e penali in cui risultano parte lesa e che ampli quanto già previsto dalla norma statale sul gratuito patrocinio. È la proposta di legge del gruppo del Pd in Regione Liguria, primo firmatario il consigliere regionale Pippo Rossetti (e a cui ha apposto questa mattina la sua firma anche Rete a Sinistra). Nel corso della presentazione odierna dell’iniziativa hanno partecipato anche rappresentati di alcuni centri anti-violenza (Centro Mascherona, Centro per non subire violenza di via Cairoli e Music for Peace).

«Il fenomeno della violenza di genere, inclusa la violenza domestica – spiega Rossetti – continua a essere allarmante. Faccio quindi un appello agli assessori Cavo e Viale per raccogliere questa proposta e le facciano diventare di tutto il consiglio e della giunta. L’ultima indagine Istat condotta nel 2014 ci mostra un quadro indegno di un Paese civile: circa il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 16% è stata vittima di stalking. Solo il 12,3% delle donne decide di denunciare il compagno da cui ha subito violenze. Insomma, per il nostro Paese si tratta di un fenomeno sociale strutturale, con radici culturali profonde, che continuano a permeare la vita quotidiana di milioni di uomini e donne».

Per contrastare la violenza di genere esistono strumenti nazionali e regionali ed è proprio nel solco di questi ultimi che si inserisce la proposta di legge del Partito Democratico. «Il fondo che intendiamo istituire con questa legge – continua Rossetti – è un aiuto concreto nei confronti delle donne vittime di violenza che, in molti casi, non hanno i mezzi economici per difendersi in tribunale. E qualora la persona sia deceduta, abbiamo pensato che anche gli eredi possano ricorrere al fondo. Il contributo viene concesso per coprire le spese di assistenza legale sostenute in sede giudiziaria e per attività di consulenza civile o penale o consulenza tecnica. Per accedervi è necessario compilare una richiesta che l’avvocato patrocinante di fiducia presenterà alla Regione Liguria. Entro 20 giorni, dopo aver acquisito il parere di una commissione costituita da personale regionale e avvocati designati dagli ordini degli avvocati liguri, la Regione si esprimerà sull’ammissibilità. Al termine di ogni fase processuale l’avvocato che assiste la vittima potrà presentare la richiesta di liquidazione. Per accedere al contributo del Fondo in procedimenti civili occorre dimostrare la presenza di una parallela causa penale o l’avvenuto procedimento penale».

Per l’accesso ai contributi si calcola solo il reddito della vittima di violenza, pari a 5 volte il limite previsto per l’accesso al patrocinio a spese dello Stato che, ai sensi del dpr 115/02, non può superare 11.493,82 euro (quindi al nostro Fondo possono accedere redditi fino circa 60 mila euro). «Chi riceve il patrocinio legale dallo Stato – descrive il consigliere – può comunque attivare il Fondo regionale per le spese stragiudiziali, mentre è prevista la restituzione del contributo qualora la beneficiaria venga successivamente condannata per calunnia in merito ai fatti per cui ha chiesto tutela. L’articolo 2 della legge, inoltre, introduce la clausola valutativa per verificare, trascorsi almeno due anni dalla entrata in vigore del provvedimento, l’efficacia del Fondo in termini di aumento della capacità delle donne vittime di abusi o violenze di far valere i propri diritti in sede penale e civile. In virtù di questo la giunta presenta al consiglio regionale una relazione in cui vengono riassunte le domande ammesse a contributo (comprese quelle respinte) e in cui vengono evidenziati i reati contestati, la distribuzione territoriale e i redditi delle donne richiedenti. La relazione deve contenere anche i dati sul fenomeno della violenza contro le donne liguri e i numeri dei procedimenti per reati di genere (in corso o conclusi) nel periodo di riferimento».

Come hanno confermato questa mattina responsabili e volontari dei centri presenti, è difficile dire se il fenomeno della violenza di genere sia in aumento o in diminuzione: «sicuramente registriamo un incremento delle denunce e degli accessi ai Centri rispetto al passato, anche in virtù di una maggiore consapevolezza – hanno spiegato i presenti – La denuncia è indubbiamente il momento più rischioso per la donna e servirebbero dei provvedimenti di protezione che partano già da quella fase». Altra questione importante è l’autosufficienza economica della donna vittima di violenza: «dopo la denuncia e il successivo percorso con i Centri anti-violenza occorre avviare progetti di inclusione ad personam, per consentire alle donne di poter recuperare una propria individualità».

Secondo i dati della Regione sono 733 le donne prese in carico dai centri anti-violenza liguri nel 2018. Oltre un terzo di loro (e cioè 279, pari al 38%) hanno subito varie forme di violenza economica (cioè gli abusi che sfruttano il denaro come strumento di potere ai danni della donna). 228 non percepiscono alcun reddito (45 studiano ancora e 183 sono disoccupate).

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