La prima sezione del Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi straordinari, presentati da cittadini e associazioni nel gennaio del 2018, contro il Dpcm del 29 settembre 2017 che contiene il piano ambientale per lo stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto.

Il Consiglio di Stato, in particolare, ha respinto integralmente la richiesta di ricorso straordinario al presidente della Repubblica per l’annullamento, previa sospensione, del decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017; le deduzioni integrative notificate il 24 gennaio 2018; il ricorso per motivi aggiunti (notificato il 15 marzo 2018); le deduzioni legate all’ atto del 26 marzo 2018 e le deduzioni integrative notificate il 24 maggio 2018; e ha giudicato irricevibili le ulteriori deduzioni integrative notificate il primo agosto 2018 e improcedibile il ricorso per motivi aggiunti notificato il 4 dicembre 2018.

ArcelorMittal Italia accoglie con soddisfazione la decisione.

«Il Consiglio di Stato – si legge in una nota dell’azienda – ha chiarito che il decreto, che rappresenta l’Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto, non viola in alcun modo la disciplina nazionale e comunitaria visto che il Piano contiene “molteplici e diffusi interventi di tutela ambientale e sanitaria secondo un preciso cronoprogramma” ed è stato adottato all’esito di “un doveroso bilanciamento tra le esigenze di tutela ambientale e di tutela della salute della popolazione di Taranto. In particolare, le decisioni del Consiglio di Stato confermano che le scadenze del Piano sono coerenti con i limiti temporali di fattibilità tecnica ed economica per la realizzazione di interventi ambientali di notevole complessità come quelli necessari per il rilancio dello stabilimento di Taranto».

È, inoltre, rilevante che «il Consiglio di Stato abbia ritenuto palesemente infondati i dubbi di costituzionalità sollevati in merito alla proroga dei termini per l’adempimento del Piano Ambientale e abbia stabilito che questi termini riflettono, invece, “un equo bilanciamento e contemperamento dei plurimi interessi coinvolti”, tenuto anche conto del fatto che agli interventi deve provvedere un nuovo operatore, certamente non responsabile dei passati ritardi e che il Piano prevede numerosi interventi da completare a breve scadenza, ben prima del 2023».

Infine, «anche rispetto alla sentenza del 24 gennaio 2019 con cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia sul caso Ilva per i danni causati dallo stabilimento alla salute dei ricorrenti, il Consiglio di Stato, massimo organo di giustizia amministrativa, ha riconosciuto che quella pronuncia aveva preso a riferimento un periodo temporale assai indietro nel tempo e di sicuro precedente al subentro di ArcelorMittal Italia, con la conseguenza che quella sentenza non può e non deve avere impatti sull’attuazione di un Piano Ambientale che, invece, è volto proprio alla maggior tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini di Taranto. Le decisioni del Consiglio di Stato – conclude la nota – confermano, ancora una volta, che il progetto di ArcelorMittal Italia per Taranto è la miglior soluzione dal punto di vista della tutela ambientale e della salute».

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