Si va verso lo sciopero dei sindacati dei trasporti nel caso non arrivino risposte adeguate sul caso della crisi degli appalti ferroviari. Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fast Mobilità, Ugl Trasporti, Salpas Orsa annunciano che sarà attivata la seconda fase delle procedure previste, atto necessario prima di procedere allo sciopero.

Il sindacato ritiene che l’estrema frammentazione dei lotti, produca anche aumento dei costi per la committenza legati al contenzioso diffuso e alla gestione complessiva del servizio, quindi, vista l’esperienza fallimentare del recente passato, ritiene che l’unica soluzione possibile sia l’accorpamento dei lotti almeno a livello regionale, attraverso la nascita di una stazione appaltante unica che permetterebbe economie di scala e sinergie di sistema, attraverso le quali garantire anche una migliore gestione del servizio per gli utenti.
Per questo è stata chiesta la convocazione di un incontro attraverso l’apertura della prima fase delle procedure di raffreddamento del settore degli appalti ferroviari per la regione Liguria.

Il 19 giugno le segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fast Mobilità, Ugl trasporti e Salpas Orsa, vista la perdurante crisi del settore degli appalti ferroviari dei servizi (pulizie e piccola manutenzione) sono state costrette ad aprire le procedure di raffreddamento scrivendo direttamente alla committenza Ferrovie dello Stato Italiane per chiedere un incontro.

Le tematiche denunciate dal sindacato, per la quali si chiede di attivare un confronto, sono: l’eccessiva frammentazione dei lotti (in Liguria operano circa 400 lavoratori impiegati da 11 appaltatori per 4 stazioni appaltanti facenti capo ad un unico gruppo);

i 5 licenziamenti a Ventimiglia dovuti alla chiusura dei Ferrotel;

l’assenza di risposte del gruppo Fs che non attiva le opportune sinergie che permetterebbero di evitare i licenziamenti (sullo stesso territorio alcune aziende applicano gli ammortizzatori, mentre altre ricorrono a lavoro in somministrazione e straordinari, per le medesime attività come la pulizia di treni, stazioni, uffici e ferrotel);

la riduzione dei volumi e dei valori degli appalti decisa da parte delle stazioni appaltanti, che obbliga le aziende appaltatrici alla dichiarazione di esuberi economici e al ricorso agli ammortizzatori, presto in scadenza;

i bandi di gara che non prevedono l’applicazione del contratto di settore, causando l’abbattimento del reddito dei lavoratori;

i ribassi d’asta eccessivi con i quali le committenze decidono di affidare i lotti, probabilmente senza un’adeguata valutazione di congruità durante le procedure successive alla gara;

gli affidamenti al sistema dei grandi consorzi nazionali, che successivamente sub affidano le attività, determinando un’ulteriore riduzione del valore lungo la catena dell’appalto e l’impoverimento del lavoro e della qualità del servizio;

l’ assenza di responsabilità sociale della committenza, per la mancanza delle tutele contrattuali nel cambio appalto relativo alla manutenzione degli accumulatori di Savona e in quello dei magazzini di supporto alle attività di manutenzione;

il sistema di penali messo in campo dalle società, mirato più a un risparmio dei costi che a un miglioramento della qualità effettiva delle pulizie di treni e stazioni, attuato attraverso il controllo esasperato da parte delle committenze sugli operatori nei cantieri, che determina tensioni continue.

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