«Il governo continua a dirci di non preoccuparci, che troverà una soluzione, ma finora non c’è niente, quindi il 6 settembre senza una soluzione che garantisca la protezione legale, l’impianto chiuderà: abbiamo ancora due mesi, spero che il governo trovi una soluzione, siamo aperti a discutere con il governo». Lo ha detto ai giornalisti l’ad di ArcelorMittal Geert Van  Poelvoorde a margine di una conferenza a Bruxelles  a proposito dello stabilimento di Taranto.

«In queste condizioni – ha aggiunto Van Poelvoorde – non si può andare avanti perché non posso mandare i miei manager lì a essere responsabili penalmente, in una situazione già fuori norma perché l’ impianto è sotto sequestro».

Il gruppo siderurgico aveva espresso più volte preoccupazione per le conseguenze del Dl Crescita, prima ancora del voto definitivo delle Camere. Il 19 giugno scorso aveva avvertito che se il decreto fosse stato approvato nella formulazione prevista avrebbe pregiudicato, per chiunque, ArcelorMittal compresa, la capacita’ di gestire l’ impianto.

«Lo stabilimento di Taranto – aveva dichiarato l’ azienda – è sotto sequestro dal 2012 e non puo’ essere gestito senza che ci siano le necessarie tutele legali fino alla completa attuazione del piano ambientale”. Posizione che l’ad di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl, aveva ribadito giorni fa nell’ assemblea congiunta Federmeccanica-Confindustria Taranto.

Intanto a Taranto l’1 luglio inizierà la cassa integrazione ordinaria per 1400 lavoratori per 13 settimane, quesione su cui azienda e sindacati, che  hanno chiesto l’ intervento del Mise, sono allo scontro.

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