È entrato in funzione nello specchio acqueo antistante la banchina d’ormeggio di Saar Depositi Portuali di Ponte Paleocapa a Genova il dispositivo per la raccolta dei rifiuti galleggianti Seabin.

Si tratta a oggi del primo dispositivo installato all’interno del Porto commerciale di Genova, autofinanziato interamente da Saar Depositi Portuali spa, oltre che di uno dei primi presenti in Liguria (sono attivi dispositivi Seabin nella Marina del Porto di Varazze, presso il Galata Museo del Mare di Genova e nella Marina di Sestri Ponente).

La capacità di raccolta di un Seabin è notevole: per avere qualche idea delle potenzialità, i dati stimano quantitativi pari a oltre 90 mila sacchetti di plastica o 16 mila bottiglie di plastica in un anno.

Inoltre, il dispositivo riesce a catturare le microplastiche e le microfibre, ossia tutti quei rifiuti in galleggiamento di piccole dimensioni (fino a 2 millimetri) temibili per gli effetti su gran parte delle specie ittiche.

«Il problema dell’inquinamento marino da plastiche e microplastiche rappresenta una delle emergenze ambientali più gravi a livello mondiale, considerando l’impatto nel tempo sulla flora, la fauna, gli ecosistemi e non ultimo sulla salute umana – spiega Mario Ferrero, manager di Saar Depositi Portuali – Il nostro impegno nei confronti delle tematiche ambientali e della sostenibilità si è tradotta quest’anno in un’iniziativa che crediamo importante, non solo dal punto di vista del contributo concreto alla gestione del tema, ma soprattutto in termini di esempio e di sensibilizzazione».

Seabin è un’apparecchiatura brevettata da due surfisti australiani, prodotta e commercializzata da Poralu Marine, utilizzata per il recupero in continuo dei rifiuti galleggianti, in particolare delle plastiche e delle microplastiche presenti negli specchi acquei delle aree portuali.

«Secondo il report del 2018, ogni Seabin ha raccolto 3.9 Kg di detriti al giorno, pari a 1.4 tonnellate l’anno − conferma Mirko Bonaldi, responsabile del progetto per l’Alto Tirreno − In Liguria il numero di Seabin operativi è ancora limitato, ma stiamo ricevendo molte richieste di informazioni per future installazioni. La collaborazione con Saar Depositi Portuali è stata particolarmente positiva, abbiamo trovato un’organizzazione attenta e motivata, nonostante la complessità della realizzazione che abbiamo affrontato. Seabin è un dispositivo interessante perché, oltre a raccogliere rifiuti ci consente di registrare i dati sulla quantità e tipologia di detriti in modo da spingere la ricerca a trovare una soluzione al problema dell’inquinamento dei mari».

«L’installazione è stata particolarmente complessa perché avendo una banchina molto alta si è dovuta realizzare una piattaforma galleggiante in supporto al dispositivo, necessaria anche per permettere al personale di lavorare in sicurezza − conclude Ferrero − L’auspicio è che anche altri operatori seguano il nostro esempio».

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