Nei rifiuti indifferenziati genovesi troppo organico e plastica: i risultati dell’analisi merceologica

Arpal e Amiu hanno aperto al pubblico l'analisi merceologica dei rifiuti indifferenziati genovesi

Bucce di arance, scorze di fave, addirittura un’intera confezione di fagiolini non consumata, ma anche una coperta e due paia di ciabatte. Sono solo alcuni dei rifiuti differenziabili che sono finiti nei bidoni del residuo secco nel campione raccolto da Arpal nel Comune di Genova per l’analisi merceologica dell’indifferenziato.

I numeri non sono così efficaci quanto assistere dal vivo alle operazioni: 30% organico (54 kg), in stragrande maggioranza scarti da cucina che dovrebbero finire nella raccolta dell’umido, 13% plastica, 12% frazione fine, 6% pannolini, 6% tessile, 3% vetro, 3% carta.

All’interno del Padiglione B della Fiera è stato scaricato un enorme sacco con 180 chili di spazzatura, risultato di un campione più grande raccolto fra Teglia, Rivarolo, Castelletto, Centro, Quarto e Quinto.

La procedura è richiesta a livello regionale dal 2016, in modo da calcolare quanto rifiuto differenziabile è presente nel sacchetto che viene gettato nel bidone del residuo. «Tutto ciò non è banale – spiega Silvia Storace, tecnico esperto di rifiuti in Arpal – una volta aperto un sacco occorre saper distinguere le diverse frazioni. Per questo abbiamo affidato il servizio a una ditta esterna». Si tratta della Affidavit di Firenze.

Sono soprattutto la frazione umida e la plastica a finire ancora nei sacchetti dell’indifferenziato gettati dai genovesi nei bidoni, ce ne siamo resi conto in diretta.

La “dimostrazione” di oggi riproduce il caso reale: sono stati raccolti campioni del rifiuto del Comune di Genova, quartati nell’impianto di raccolta di via Sardorella, rimestati, divisi in 4 parti, sino ad arrivare a un campione di 180 kg.

La separazione avviene su un tavolo forato che consente il vaglio della frazione sotto i 2 cm, mentre gli esperti della Affidavit velocemente dividono dal contenuto dei sacchetti plastica, vetro, carta, organico, raee, rifiuti pericolosi, tessuti e così via. Le plastiche vengono ulteriormente divise tra recuperabili e non.

L’analisi merceologica viene fatta per ogni Comune. Per i capoluoghi di provincia è una prassi stagionale. «A fine anno – spiega Storace – siamo in grado di comunicare il valore medio dell’andamento regionale, diviso tra i Comuni che raccolgono i rifiuti porta a porta e chi fa raccolta stradale. In questo modo si calcola poi il tasso di riciclaggio».

Genova deve lavorare ancora molto.

L’iniziativa è stata arricchita dalla presenza di tanti bambini delle scuole genovesi, le elementari Salgari e Jessie Mario: sono loro preziosi alleati per far crescere la cultura ambientale dei cittadini.

Ogni anno in Liguria si svolgono 64 analisi merceologiche in altrettanti comuni: 4 avvengono nei capoluoghi, le altre a rotazione. Le analisi servono per ottenere i dati ufficiali della composizione del rifiuto indifferenziato per il calcolo del tasso di riciclaggio.

«L’analisi merceologica – ha sottolineato Tiziana Merlino, direttore generale di Amiu – è un’operazione standard per un’azienda come la nostra, ma portarla in piazza è utile per dimostrare quanto finisce nell’indifferenziato e, invece, potrebbe essere recuperato. E i giovani, che sono il nostro futuro e anche la nostra coscienza, possono essere fondamentali in questo senso. Tutto comincia da piccoli gesti quotidiani come quello di scegliere il cassonetto giusto dove portare il materiale creando così un flusso virtuoso».

Per il direttore generale di Arpal Carlo Emanuele Pepe questa iniziativa è servita soprattutto ad aumentare la consapevolezza dei cittadini sul conferimento dei rifiuti. “Con questa analisi merceologica pubblica mostriamo dal vivo la percentuale di materiale che può essere recuperata – ha spiegato Pepe – in questo senso tante regioni del Nord Italia ottengono da tempo risultati importanti; la Liguria ha cambiato marcia, ma può migliorare ancora nell’ottica di un’opportunità che tutti noi abbiamo per tutelare nel nostro piccolo l’ambiente. Il tema della comunicazione è fondamentale, ogni cittadino può incidere maggiormente nel quotidiano differenziando i propri rifiuti raggiungendo così benefici traguardi ambiziosi. Attendiamo fiduciosi nuove iniziative sulle raccolte per migliorare la qualità e la quantità dell’invio a riciclo e o al compostaggio».

 

1 COMMENTO

  1. Noi, mangiando molta verdura, siamo grandi produttori di organico, per cui appena iniziata la raccolta dell’organico nel Comune di Genova ci siamo dotati di apposito cestino e sacchetti biodegradabili. Purtroppo però nella nostra strada (via Acquarone) non sono ancora stati collocati i cassonetti per il deposito dell’organico, per cui siamo costretti a mettere tutti i nostri residui organici nell’indifferenziato, con forte disappunto da parte nostra. Quando AMIU prevederà di mettere cassonetti per l’organico anche da noi?

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