Un miglioramento o posizionamento stabile nel 78,8% degli indicatori presi in considerazione per la gestione strategica della regione Liguria. È quanto emerge dal terzo rapporto “Liguria 2022” a cura di The European House Ambrosetti, in particolare dal “Tableau de bord” che riportiamo qui sotto. Il report prosegue nel tracciare la linea di sviluppo regionale su tre filoni portanti: economia del mare, turismo e innovazione.

Economia del mare

I dati raccolti da Ambrosetti testimoniano i primati della Liguria per quanto riguarda l’economia del mare (incide sul 9,2% del totale dell’economia, contro i 3,2% italiani) soprattutto sulla cantieristica (la concentrazione di imprese più alta in Italia: 15,4 ogni mille manifatturiere), sul valore aggiunto (4,5 miliardi di euro quello del sistema portuale ligure superiore a quello di Londra), sulla formazione (unica laurea magistrale in Economia e management marittimo portuale e master in Assicurazioni marittime e dei trasporti).

Il rapporto ha individuato tre proposte a supporto del sistema portuale e marittimo: la definizione di strategie e piani di sostegno e promozione territoriale per sostenere il posizionamento di Genova e della Liguria come capitale della “maritime economy”; il lancio di progetti di ricerca e sviluppo che rendano Genova il porto più smart e sostenibile d’Europa; la definizione di maggiore autonomia regionale e/o municipale nella gestione dei porti e delle attività connesse.

Turismo: la creazione del Centro di ricerca avanzato sul turismo

La Liguria è la terza regione italiana per spesa dei viaggiatori stranieri per abitante (in aumento del 14,6% tra 2016 e 2017), la seconda per numero di crocieristi movimentati nel 2018, prima per bandiere blu (erano 27 nel 2018, ora 30), quinta per arrivi e presenze di turisti per abitante. Per questo, già nella scorsa edizione, si era consigliato di pensare a fondare un Centro di ricerca avanzato sul turismo, un’esclusiva mondiale. In questa fase è stato specificato quali caratteristiche di base debba avere, i benefici della sua presenza in Liguria per il territorio, le aziende e gli investitori, ma anche le modalità di progettazione.

In particolare il Crat svilupperà: ricerca scientifica dei trend globali, ricerca applicata su commissione, servizi e consulenza al territorio. Sarà organizzato su un modello di funzionamento a rete, con un cda, un comitato scientifico e un direttore scientifico che lo guiderà operativamente.

Il finanziamento iniziale dovrà pervenire da un general contractor (nazionale o internazionale), una scuola o un’università, solo successivamente un coinvolgimento pubblico o privato. Ambrosetti sottolinea che in questo caso occorre evitare di privilegiare soluzioni locali rifuggendo la ricerca del meglio mondiale.

Innovazione

La Liguria investe in ricerca e sviluppo una quota di pil superiore alla media nazionale (1,53% vs 1,37%) e si posizione al secondo posto tra le regioni italiane per valore aggiunto high-tech sul totale della manifattura. Un occupato ogni cinque possiede una formazione universitaria in professioni scientifico-tecnologiche.

Eppure è evidente una bassa dinamicità per esempio nel settore delle startup innovative: 1,2 ogni mille imprese. Tra le proposte effettuate e contenute nel report: rendere permanente la call for ideas “Liguria crea impresa” e altre iniziative legate all’imprenditorialità; favorire la nascita di protocolli d’intesa e partnership tra l’Università di Genova, gli attori dell’innovazione e importanti centri di ricerca internazionali negli ambiti collegati allo sviluppo della visione e alle competenze strategiche della Liguria; specializzare l’offerta universitaria della Regione e attrarre grandi professionalità dall’estero; lanciare una piattaforma di open innovation sul modello di altre regioni del Paese; creare un fondo pubblico-privato in grado di finanziare la crescita; raforzare le competenze di data analytics regionali.

Per approfondire, ecco il report completo.

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