Le assunzioni in Liguria nel primo trimestre del 2019 sono calate del 12,1% rispetto allo stesso periodo del 2019. È quanto emerge dalla lettura dei dati dell’Osservatorio sul precariato Inps elaborati dall’ufficio economico Cgil Liguria.

Prima di analizzare i dati nel dettaglio occorre ricordare come si stia parlando di dati amministrativi, che si riferiscono a contratti di lavoro dipendente e non a posti di lavoro e che nel calcolo non è compreso il settore pubblico.

Marco De Silva, responsabile dell’Ufficio Economico Cgil Liguria, illustra il dettaglio dell’anno in corso «Le assunzioni effettuate con contratti di lavoro dipendente in Liguria nel corso dei primi tre mesi dell’anno sono state 43.500 contro le 49.514 dello stesso periodo dell’anno precedente». Nonostante un consistente aumento delle assunzioni a tempo indeterminato (+29,3%) e dell’apprendistato (+7,6%), il crollo dei contratti a termine (-17,8%), dei contratti stagionali (-20%) e soprattutto degli avviamenti tramite la somministrazione (-37,7%), secondo De Silva «hanno prodotto un risultato preoccupante per il mercato del lavoro ligure; risultato negativo che potrebbe trovare conferma nella prima metà di giugno nei dati complessivi dell’occupazione che verranno resi noti dall’Istat – e aggiunge – è stato soprattutto il mese di marzo 2019 con un calo delle assunzioni del 27,4%». In cifre -5390 contratti a far precipitare la situazione dopo un gennaio addirittura lievemente positivo e un febbraio già in lieve calo.

Secondo i dati, nel primo trimestre del 2019 in Liguria il saldo occupazionale (assunzioni meno cessazioni) cala del 17,5% sullo stesso periodo del 2018: significa che ci sono stati 2.123 contratti in meno rispetto all’anno scorso. Le assunzioni come detto calano del 12,1% e anche le cessazioni sono in diminuzione del 10,4% mentre le trasformazioni di contratto in rapporti a tempo indeterminato sono in forte aumento: +75%.

Per Federico Vesigna segretario generale Cgil Liguria «i dati Inps sui contratti di lavoro sono un pericoloso campanello di allarme. Circa 6 mila contratti in meno sono il sintomo di un rallentamento economico che non può che preoccuparci. Il crollo del ponte Morandi sta producendo pesanti ripercussioni su tutto il tessuto produttivo e le risorse del Decreto Genova non saranno sufficienti ad invertire i processi. Ci vuole un diverso modello di sviluppo. Per attrarre imprese ci vogliono le infrastrutture perchè in Liguria bisogna prima di tutto arrivarci e ci vogliono servizi pubblici di qualità. Bisogna ripensare la mobilità, far pagare di meno la Tari realizzando gli impianti e smetterla di portare i rifiuti fuori regione, programmare per tempo i fabbisogni formativi. Per creare nuovi posti di lavoro non basta dare incentivi a pioggia. Bisogna che la Regione torni a fare il suo mestiere. La competitività non si rilancia con misure a spot».

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