La Blue Economy coinvolge quasi 200 mila imprese in Italia, pari al 3,2% del totale, producendo un valore aggiunto di 45 miliardi di euro circa. Un valore che rappresenta il 2,9% dell’economia italiana. I dati emergono dal settimo rapporto sull’Economia del Mare della Camera di Commercio di Latina, presentato dal commissario straordinario Mauro Zappia, oggi in occasione della prima giornata del Blue Economy Summit, promosso dal Comune di Genova e dall’Associazione Genova Smart City.

Attraverso la produzione diretta e indiretta, la filiera blu attiva sul resto dell’economia un valore aggiunto di 130 miliardi portando l’incidenza sul totale del sistema produttivo al 10%. Ogni euro prodotto in sintesi, ne attiva altri 1,9 sul resto dell’economia, grazie all’indotto. In questo quadro generale la Liguria è il territorio a più alto tasso di blue economy in cui l’incidenza sul totale dell’economia regionale è pari al 9,2% ed è seguita a distanza da Sardegna (5,8%) e Lazio (5,4%).

«Un genovese su due lavora nella blue economy. Le attività legate al settore marittimo in città impiegano 110 mila persone su un totale di 240 mila occupati complessivi. Su questo dobbiamo puntare, se vogliamo diventare i numeri uno», ha esordito in apertura il sindaco di Genova Marco Bucci. Dello stesso avviso Ugo Salerno, presidente del Rina, moderatore della mattinata dedicata al Waterfront, che ha sottolineato l’importanza di realizzare nuove infrastrutture per poter competere con il Nord Europa anche a fronte delle nuove normative semplificate, che permetteranno a Genova di muoversi in maniera molto più snella nella realizzazione delle stesse.

Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva anche per il Gruppo Onorato che da oltre un secolo collega il Porto di Genova con Corsica e Sardegna. «L’efficienza energetica per uno sviluppo sostenibile del porto – ha sottolineato Mauro Mura, ad di Tirrenia – deve andare di pari passo alla semplificazione della attività portuali, da quelle di imbarco-sbarco dei mezzi, alla prenotazione e gestione delle merci e, soprattutto, sfruttando al massimo l’intermodalità dei trasporti». Centralità del porto, possibilmente ecocompatibile, logistica semplificata e un’attenzione alla ricaduta sociale sono i valori necessari secondo Roberto Pane, cfo Gruppo Spinelli per rendere Genova capitale dell’economia blu.

La centralità di Genova nell’economia del mare è stata ribadita anche dal presidente della Liguria Giovanni Toti che ha ricordato l’importanza del nodo portuale genovese da cui passa il 51% delle merci e delle attività in corso per consolidare e allargare questa posizione.

Domani, martedì 14 maggio, sempre a Tursi, alla mattina, riflettori puntati su turismo crocieristico e sulle opportunità per Genova e per la Liguria con una sessione dedicata “ai numeri” di questo importante settore, in cui la Liguria si posizione prima per numero di crocieristi movimentati all’anno (oltre 3 milioni nel 2018), e al relativo effetto sull’occupazione nel territorio. Seguirà una tavola rotonda dedicata al tema della promozione e della valorizzazione del turismo che viene dal mare. Si parlerà di strategie e di piani per trasformare i crocieristi in visitatori e per rendere Genova porto di accesso dei flussi turistici verso le località del nord-Italia.

Al pomeriggio, focus su innovazione, evoluzione tecnologica e start up del settore. Oltre a sottolineare l’importanza della città di Genova quale polo d’eccellenza e di disseminazione della ricerca marittima, la sessione si concentrerà sul ruolo dell’impresa 4.0 nell’organizzazione dei processi logistici e portuali e, soprattutto, affronterà nuovi campi dell’economia del mare. Spazio quindi alle tecnologie di prevenzione e bonifica dell’inquinamento e a quelle per un’adeguata e sicura gestione dell’interfaccia mare-terra. Mercoledì 15, ospiti dell’Auditorium dell’Istituto Nautico San Giorgio, i protagonisti della Blue Economy racconteranno le proprie esperienze promuovendo ai più giovani le professioni nell’economia del mare.

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