Serve ancora tempo per la “business combination” prescritta a Banca Carige dalla Bce, la scadenza del 5 aprile per le offerte vincolanti non sembra realistica e probabilmente verrà fatta slittare ma non oltre Pasqua o al massimo fine aprile-inizio maggio, altrimenti l’operazione non potrà concludersi entro il 30 settembre, quando terminerà il mandato dei commissari Fabio Innocenzi, Raffaele Lener e Pietro Modiano. Questo è quanto emerge dal polverone che da mesi copre le trattative per trovare un partner o un acquirente della banca ligure.

Secondo voci che provengono da ambienti finanziari (i tre commissari, come è ovvio, mantengono sulla vicenda un riserbo assoluto, altre parti effettivamente o potenzialmente coinvolte non rilasciano dichiarazioni ufficiali) al momento tra i soggetti interessati a Carige non c’è nessuna banca. Gruppi bancari interessati non mancherebbero, disposti però a pagare un prezzo soltanto simbolico. E Carige non è nelle condizioni delle banche venete, non può essere venduta a un euro.

Sono rimasti i fondi statunitensi Värde Partners e Blackrock. Il primo, effettuata la due diligence, si è tirato indietro giudicando che sussistano i presupposti per presentare un’offerta vincolante nei tempi previsti. Questo vuol dire che con più tempo a disposizione Värde potrebbe restare in pista? Non sappiamo ma sembra improbabile, perché la scadenza potrebbe slittare di alcuni giorni o settimane, non di mesi. Al 30 settembre si arriva in un lampo: occorrono 45 giorni per convocare l’assemblea dei soci, poi altri tempi tecnici per l’aumento di capitale, poi un’altra assemblea per il rinnovo del cda.

Al momento, quindi, i commissari avrebbero un solo interlocutore, Blackrock, il colosso di Wall Street. Blackrock è la più grande società di investimento al mondo, con un patrimonio in gestione superiore ai 6 mila miliardi di dollari, in Italia detiene quote rilevanti in diverse società quotate a Piazza Affari. Non avrebbe certo difficoltà a inghiottire un boccone come Carige, eventualmente tramite uno dei suoi fondi. Bisogna vedere se è realmente interessato a rilevare tutto il gruppo o solo alcuni asset, e a quali condizioni. Condizioni sulle quali avrà qualcosa da dire anche la famiglia Malacalza, che detiene il 27,5% delle azioni di Carige.

Per rendere la banca appetibile in linea di massima bisogna ripulirla degli npl, causa principale delle sue traversie (erano arrivati al 30% del totale dei prestiti, cifra insostenibile che ha provocato l’intervento della Bce). Questo, però, è un nodo che si può sciogliere. Oggi i crediti deteriorati sono al 22% ma, grazie a un’offerta vincolante di Sga, si ridurranno di 1,9 miliardi. L’operazione con Sga è stata volutamente tenuta aperta per avere la possibilità di attirare anche chi è specializzato nell’acquisto di npl. I crediti deteriorati sono un peso ma anche un asset appetibile, dipende dal punto di vista. I commissari ritengono in ogni caso di poterli ridurre fino al 6-7% del totale crediti, cifra ritenuta ottimale.

C’è poi la questione dello Schema volontario del fondo interbancario che ha sottoscritto in dicembre il bond da 320 milioni per rafforzare il Cetl, sul presupposto di una ricapitalizzazione da 400 milioni bloccata dai Malacalza che i commissari hanno poi alzato a 630 milioni. Il rimborso del bond doveva avvenire mediante l’aumento di capitale e ora il fondo consortile potrebbe ritrovarsi, contro le sue aspettative, azionista della banca ligure con una quota del 49%. E naturalmente c’è da concordare un eventuale co-investimento con i Malacalza.

In conclusione: questioni complesse e tempi stretti, anche perché dalla parte di Blackrock l’iter autorizzativo richiederà i suoi tempi e le sue procedure.

E se la business combination non dovesse riuscire? La Bce la ritiene indispensabile e d’altra parte il ritorno alle contrattazioni in Borsa del titolo Carige, dopo il fallimento delle trattative, non sarebbe agevole. Tornerebbe d’attualità l’ingresso dello Stato nel capitale azionario della banca ligure. Il Dl Carige prevede la possibilità di una ricapitalizzazione precauzionale della banca da parte dello Stato come misura temporanea. Modiano ha sempre escluso questa eventualità. La ricapitalizzazione precauzionale, aveva detto il 9 gennaio scorso, «È stata messa avanti allo scopo di dire che comunque vada, anche nella più assurda delle ipotesi negative, non solo c’ è l’ ombrello temporaneo del governo coi Bot, ma c’è anche quella. Il messaggio è: comunque la banca non cade, comunque non va in liquidazione».

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria in gennaio aveva dichiarato che il governo auspica «una soluzione privata della crisi» con «l’individuazione di possibili partner in un’ottica di aggregazione e secondo logiche di mercato». E in ogni caso, ha tenuto a precisare il ministro, non si tratterebbe di una nazionalizzazione ma di un intervento a termine. Al governo, però, non c’è soltanto Tria.

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