Ancora pochi giorni e il destino di Banca Carige sarà più chiaro. Forse mai nella sua lunghissima storia la banca ligure si è trovata a una svolta così decisiva: il 17 maggio scadrà il termine stabilito dalla Bce entro il quale dovranno essere presentate le offerte vincolanti per la “business combination” che l’autorità di Francoforte considera indispensabile per Carige.

Interessata a Carige al punto da poter presentare una “binding offer” è rimasta soltanto Blackrock, peraltro la più grande società di investimento al mondo, con un patrimonio in gestione sui 6.500 miliardi di dollari). Se l’offerta alla fine non ci sarà o se la Bce non la riterrà convincente, non resterà altra possibilità che l’ingresso dello Stato nel capitale azionario della banca ligure. Il Dl che ha messo in sicurezza Carige prevede l’eventualità di una ricapitalizzazione precauzionale dell’istituto finanziario ligure da parte dello Stato come misura temporanea. Temporanea ma non priva di incognite, anche per la creatività e la disinvoltura dimostrate da questo governo in materia economico-finanziaria. Se invece il dialogo informale in atto tra Carige, assistita da Boston Consulting Group, e BlackRock, che si avvale della consulenza di Mediobanca e dello studio legale Grimaldi, porterà a una soluzione condivisa tra le due parti e giudicata idonea da Francoforte, seguiranno una fase di trattative ufficiali, un aumento di capitale e un assetto nuovo per l’istituto ligure.

Intanto a breve (forse oggi) si riunirà il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per esaminare la proposta di conversione del prestito subordinato da 320 milioni di euro in capitale.

Il confronto tra Carige, assistita da Boston Consulting Group, e BlackRock, che si avvale della consulenza di Mediobanca e dello studio legale Grimaldi, procede bene. Questo non significa che l’accordo sia scontato ma secondo quanto risulta a Liguria Business Journal il colosso di Wall Street ha da subito giudicato favorevolmente le linee strategiche del piano 2019-2023 elaborato dai tre commissari straordinari di Carige Piero Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener, che prevede la focalizzazione sul wealth management, un intenso e radicale processo di derisking e l’utilizzo della tecnologia per ridurre i costi.

Il piano parte dalla constatazione che il territorio su cui il gruppo è radicato presenta una ricchezza finanziaria pro capite superiore del 24% a quella media italiana. L’offerta dovrà quindi concentrarsi esclusivamente su servizi dedicati a specifici segmenti di clientela: gestione del risparmio delle famiglie e servizi alle piccole e medie imprese. Il modello di business si baserà su un nuovo private banking e sul segmento affluent, creando una wealth management company che, facendo leva su Banca Cesare Ponti, ottimizzerà la redditività sulle masse gestite (circa 13 miliardi di euro con 64 mila clienti). La società dedicata alla gestione della clientela private e affluent si avvarrà di una nuova rete di consulenti finanziari. L’auspicato sviluppo della redditività passerà inoltre attraverso una rivisitazione del modello commerciale destinato a far diventare Carige una banca snella e agile, un punto di riferimento per le famiglie e per un numero selezionato di imprenditori medio-piccoli.

Massicci investimenti in tecnologia dovranno trasformare la banca in un player all’avanguardia nei servizi finanziari, caratterizzato da un nuovo modo di operare più agile, in grado di sfruttare le dimensioni medio-piccole per garantire velocità ed efficienza nel servizio al cliente. Questa “rivoluzione lean” nelle previsioni dei commissari dovrebbe consentire l’abbattimento del cost/income ratio di un terzo: dall’attuale 94% al 60% circa nel 2023.

Sono previste tre fasi: nell’immediato (2019): il definitivo derisking degli attivi e il rafforzamento patrimoniale, nel breve termine (fine 2019-inizio 2020) il raggiungimento del pareggio di bilancio, nel medio-lungo termine (2020-2023) una profittabilità sostenibile.

Focalizzazione sul wealth management, investimenti in tecnologia e piano di derisking secondo fonti vicine al dossier andrebbero incontro alle aspettative di BlackRock (che affiderebbe l’ingresso in Carige a fondi specializzati in situazioni complesse). Anche perché la banca ligure in effetti sta dimostrando di procedere lungo le linee strategiche indicate nel piano.

Nei mesi scorsi Maurizio Zancanaro è stato nominato responsabile del Wealth Management del gruppo e amministratore delegato di Banca Cesare Ponti. Zancanaro ha guidato, sin dalla sua fondazione e per circa 20 anni, prima come direttore generale e poi come amministratore delegato, Banca Aletti, portandola a essere una realtà tra le più importanti in Italia nel settore del wealth management. Prima aveva ricoperto incarichi in Deutsche Bank, sia nel corporate sia nel private banking ed è stato presidente dell’Aipb (Associazione italiana private banking). «Credo nell’altissimo livello manageriale dei nuovi vertici e nella possibilità di potenziare il wealth management − ha detto di recente − sia con la boutique Cesare Ponti, sia sfruttando le sinergie con il corporate banking. Credo, inoltre, che il gruppo potrà essere il partner ideale per i clienti e i banker che ritengono prioritari la qualità e la flessibilità del livello di servizio». E poco dopo l’arrivo di Zancanaro Carige ha inaugurato la nuova sede di Cesare Ponti ad Albaro e annunciato l’apertura a breve di altre dieci filiali della Ponti in Italia.

I due gruppi di lavoro devono ancora trovare un’intesa, tra l’altro,  su alcuni dati della struttura di bilancio  ma l’accordo sembra possibile. BlackRock dovrebbe acquisire una quota maggioritaria in Carige partecipando al prossimo aumento di capitale. Che sarà di 630 milioni e forse più, e non di 400 come in origine previsto da Modiano e Innocenzi. L’autunno scorso per mettere in sicurezza la banca e farla rientrare nei parametri della Bce gli allora presidente e ad di Carige avevano convinto il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi a sottoscrivere un bond con la prospettiva di recuperarlo rapidamente. Si era arrivati a una sottoscrizione di 318 milioni di euro che sarebbero stato rimborsati con l’aumento di capitale da 400 milioni. Ma la bocciatura dell’aumento, deliberata dall’assemblea dei soci il 22 dicembre scorso con l’intervento decisivo di Malacalza Investimenti (27,5 del capitale azionario) ha fatto saltare l’operazione e indotto l’autorità di Francoforte a commissariare Carige. Quindi, nuovo piano industriale, e nuova previsione di aumento di capitale. Bisognerà coprire gli originari 400 milioni, più 120 milioni per le nuove fasi di derisking, 65 milioni per investimenti nella rivoluzione lean/digitale e 45 milioni per compensare gli effetti negativi dell’assemblea dello scorso 22 dicembre (tra cui interessi da pagare al Fondo in conseguenza della mancata restituzione). Carige ora propone al Fondo di convertire in azioni il prestito subordinato. La soluzione, che rafforzerebbe la banca ligure, è ben vista da Banca d’Italia e Bce e in particolare da BlackRock, intenzionato a trovare alleati nell’operazione. Il Fondo parteciperebbe quindi all’aumento di capitale attraverso la conversione del prestito. Probabile anche la partecipazione di Malcalza Investimenti, che potrebbe puntare a rimanere nell’azionariato  con una quota ridotta rispetto all’attuale ma con  la speranza di recuperare almeno in parte quanto investito in Carige (circa 430 milioni). L’aumento di capitale, a questo punto, potrebbe superare i 700 milioni.

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