«Stiamo progettando per l’anno prossimo un Centro per la sicurezza che metta a fattore comune eccellenze che abbiamo all’Università sulla cybersecurity dal punto di vista informatico, il Progetto Industria 4.0 a cui partecipano tutti gli enti di ricerca sul territorio ligure, ma anche studi giurisprudenza che mettono a contato la sicurezza con il diritto, psicologia, psicologia sociale, linguistica, economia, quasi tutte le discipline sono coinvolte». Lo ha annunciato Paolo Comanducci, rettore dell’Università di Genova, al convegno “La sicurezza nazionale e il nuovo ruolo dell’Intelligence” che si è tenuto questa mattina nell’ Aula Meridiana di via Balbi 5. Il Centro non avrà una sede fisica, utilizzerà strutture già esistenti.

Paolo Comanducci

«Del resto – ha aggiunto Comanducci – c’è già una forte collaborazione con l’intelligence per quanto riguarda la sicurezza informatica, si collabora insieme ad altre Università per il Poligono Cyber di Chiavari, e ci sono squadre di ragazzi che fanno gli hacker, squadre che fanno la difesa. L’Università di Genova è uno dei primi atenei italiani ad aver attivato una collaborazione con la Scuola di formazione del comparto intelligence, istituita nell’ambito del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). Scopo primario della collaborazione è fornire supporto, mediante i nostri accademici, allo sviluppo e alla propagazione della cultura della sicurezza».

Il tema della collaborazione tra servizi di informazione e sicurezza e società civile è stato messo a fuoco dall’ex direttore della Scuola di formazione del Dis Paolo Scotto di Castelbianco nella sua relazione. Scotto ha illustrato l’evoluzione dell’attività di intelligence dalla fine del confronto bipolare tra Occidente e blocco sovietico, alla frammentazione e alla fluidità delle contrapposizioni e delle minacce di oggi. Di fronte alla complessità dello scenario e alle competenze necessarie per interpretarlo, «è indispensabile – ha detto Scotto – un gioco corale, i servizi di sicurezza devono ammettere i propri limiti, ridefinire il loro perimetro e utilizzare gli esperti esterni. Si stanno accorciando le distanze tra servizi di intelligence e società, è in corso una necessaria contaminazione».

Paolo Scotto

Già la legge 124/2007 ha potenziato significativamente i rapporti di collaborazione istituzionale prevedendo in particolare che: «Le Forze armate e di polizia, le amministrazioni dello Stato e gli enti di ricerca anche privati forniscano informazioni, analisi e rapporti al Dis, che per tale scopo promuove e garantisce lo scambio informativo anche con riunioni periodiche; le Forze armate e di polizia, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza assicurino la più ampia cooperazione al personale dell’Aise e dell’Aisi; le Forze di polizia, a richiesta del Dis, trasmettano, previo nulla osta dell’Autorità giudiziaria in caso di sussistenza del segreto di indagine, informazioni relative a investigazioni di polizia giudiziaria. L’Autorità giudiziaria può inviare di propria iniziativa atti e informazioni di interesse per l’attività del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica».

Sono inoltre previsti «stabili rapporti tra il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), istituito presso il ministero dell’interno, e il Sistema di informazione per la sicurezza, come pure tra l’Aise e il Reparto informazioni e sicurezza dello Stato Maggiore della difesa (Ris) secondo modalità definite da un apposito regolamento». Più in generale «tutte le pubbliche amministrazioni e i soggetti che erogano servizi di pubblica utilità collaborano con Dis, Aise e Aisi per permettere, laddove ne venga ravvisata l’esigenza istituzionale, l’accesso ai propri archivi informatici».

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