In 10 anni in Liguria si sono persi quasi 7 mila addetti nel settore edile: da 20 mila a 13.500, mentre le aziende sono calate da 7.500 a 3.500. Dopo 25 anni il comparto delle costruzioni scende in piazza per uno sciopero generale a Roma il 15 marzo.

Anche la Liguria sarà presente in forze, con tutti i settori: cemento, edilizia, lapidei, laterizi, legno.

«Un calo del 40% in 10 anni – sottolinea Mirko Trapasso, responsabile territoriale della Feneal Uil Liguria. Il settore praticamente è stato dimezzato». Le ore lavorate sono diminuite del 43%.

Tra le motivazioni dello sciopero non solo la richiesta dello sblocco delle grandi opere, ma anche una politica per limitare il dissesto idrogeologico e chiedere lo sblocco dei fondi per l’edilizia pubblica, a partire da quelli per le scuole.

Per i liguri la prima richiesta è far partire il cantiere della Gronda di Genova, come ribadisce Andrea Tafarìa segretario generale regionale Filca Cisl Liguria: «Un’opera già finanziata e appaltata. Il primo dei cinque era previsto a metà ottobre, ma il governo ha frenato per la questione del contratto con Autostrade. La costruzione durerebbe 10 anni, occupando 1500 lavoratori più l’indotto, arrivando a 6 mila persone».

Altre opere che tornando in moto garantirebbero maggiore occupazione sono il nodo ferroviario «un ritardo per colpa del massimo ribasso – puntualizza Tafarìa – dopo il fallimento dei primi assegnatari, ora la palla è passata ad Astaldi, nuovamente messa in discussione perché in concordato preventivo. Dopo il 14 febbraio e il “matrimonio” con Salini Impregilo, temiamo una rescissione del contratto con Rfi, visto che hanno annunciato a livello nazionale che non intendono proseguire con le opere in rimessa». Tutto ciò si interseca con il Terzo valico e il sesto lotto ancora da finanziare.

Il settore valeva l’11,5% del pil a livello nazionale, ora 4 punti in meno. Se venissero sbloccate le 600 opere a livello nazionale si potrebbe recuperare lavoratori e indotto. In Liguria l’elenco è lungo: terzo lotto dell’Aurelia bis alla Spezia e l’ospedale Felettino sono fermi. Inoltre si parla da anni dell’Aurelia bis a Savona, del completamento di svariate piste ciclabili. Chiesto anche lo sblocco dei fondi per edilizia sanitaria e scolastica, eliminati con il decreto milleproroghe.

«Viviamo in un Paese in recessione – commenta Federico Pezzoli, segretario della Fillea Cgil – la produzione industriale è ferma. C’è bisogno di nuovi posti di lavoro». Pezzoli ribadisce che non si tratta di uno sciopero contro il governo, ma di un modo per farsi sentire da chi comnda: la richiesta è di attivare investimenti pubblici massicci. «Strade e autostrade sono l’unico volano per creare immediata e sana occupazione».

I sindacati stimano che a contribuire al crollo degli occupati ci sia anche il fenomeno del dumping contrattuale: Trapasso stima che il 20% di coloro che stanno comunque lavorando nel settore, lo stia facendo con un contratto diverso da quello edile. Oltre alle finte partite iva (in mezz’ora si può diventare un artigiano edile), nei cantieri i sindacati hanno trovato persone assunte con contratti da giardiniere, multiservizi, colf e badanti.

«Il contratto edile è il più oneroso – spiega Tafarìa – dopo la crisi il dumping contrattuale è stato usato per abbattere i costi, ma per esempio non prevede nessun tipo di corso prima di entrare in cantiere, né la formazione continua, né la cassa edile, che riguarda i servizi sanitari anche per i famigliari, la tredicesima, la quota ferie, ma anche la logistica del cantiere, come la mensa e gli spogliatoi. Per emarginare questo fenomeno basta che le stazioni appaltanti mettano nero su bianco che deve essere applicato il contratto prevalente. Chiederemo anche questo al governo. A livello genovese stiamo già lavorando su questo».

 

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